InTheMusic: Melus Kaye, interview

Melus Kaye è il progetto solista di Carmelo Costa, l’unico artefice delle sue opere musicali e cresciuto a sufficienza con il resto degli strumenti a tal punto da comporre la partitura di ogni singolo strumento. Innamorato della musica dalla tenera età, quando negli anni ‘90 si ascoltavano le audiocassette e anche i vinili, il rock è il genere a cui oggi fa più riferimento. Ciò che subito colpisce quando si ascolta un suo brano è la sua capacità di mettere insieme influenze molto diverse, definendo allo stesso tempo una musica mai scontata in cui è proprio il rock a farne da matrice.

Nome: Carmelo
Cognome: Costa
In arte: Melus Kaye
Età: 32
Città: Bolzano
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Verano Duro, Desperados, A Symphony From Heaven, A Sad Road
Periodo di attività: dal 2018
Genere musicale: Rock
Piattaforme: Spotify, YouTube, Apple Music, Deezer, Amazon Music, ecc.

Chi c’è dietro Melus Kaye?

Dietro me non c’è nessuno, si tratta di un progetto solista dove sono l’unico artefice delle mie opere musicali. Sono cresciuto a sufficienza con il resto degli strumenti a tal punto da comporre la partitura di ogni singolo strumento.

Qual è il significato del tuo nome d’arte?

Il mio nome d’arte nasce nel 2006 dall’unione di Melus (Carmelo) in latino e Kaye che è il cognome reale di uno degli attori della famosa serie di film “American Pie”.

Quando ti sei appassionato alla musica e come sei arrivato poi ad avviare un tuo progetto artistico?

Mi sono innamorato della musica da tenera età, quando negli anni ‘90 si ascoltavano le audiocassette e anche i vinili. Avevo in casa molta musica di Michael Jackson, Madonna, Queen e passavo ore ad ascoltare quella musica giocando coi miei soldatini. La cosa è innata, perché come tanti la musica può essere un momento di semplice piacere, a me cresceva la voglia di provarla in prima persona, avevo voglia di raccontare qualcosa, ma cosa poteva mai raccontare un bambino? Era come se avessi già troppo da dire, probabilmente era tutto programmato nel mio destino. Poi in adolescenza mi avvicinai con il mio primo strumento, la chitarra elettrica, e da lì non smisi più di suonare, crescere, e voler diventare qualcuno.

Il rock è il genere a cui fai più riferimento, ma siamo certi che le tue influenze vanno molto oltre. Quali sono nello specifico i tuoi riferimenti artistici?

Sono cresciuto con la musica dal re del pop e la regina del rock, come menzionavo prima, ma in adolescenza mi sono avvicinato a vari gruppi dalle sonorità un po’ più dure come Rammstein, Marylin Manson, Evanescence, Green Day, ma anche molto più soft come Enya, Era, o gli Enigma, adoro tutto quello che mi emoziona indipendentemente dal genere o dal “filone logico di coerenza” non so se mi spiego.

Come definiresti il tuo modo di fare musica e cosa pensi che ti rende unico?

Io credo che ciò che rende unico un artista è essere sé stesso, personale, un po’ come essere in un confessionale di una Chiesa. Devi trasmettere tutto ciò che sei, nel bene o nel male, sarà poi la massa a preferire l’autenticità o lo schematico“ che oggi è sinonimo di sicurezza”. Io preferisco destabilizzare, sorprendere, l’essere imprevedibile più che un (musicista che fa musica). La mia musica la definisco una Melus Kaye music, proprio perché è un mix di culture e non ha un’autenticità definita.

Ciò che subito colpisce quando si ascolta un tuo brano è la tua capacità di mettere insieme influenze molto diverse, definendo allo stesso tempo una musica mai scontata in cui il rock ne fa da matrice. Come sei riuscito ad arrivare a questo sound che oggi ti caratterizza?

Il rock è provocazione, quindi associo un suono duro e graffiato a ciò che più in quel momento voglio raccontare. Ho fatto tanti esperimenti prima di essere il solista di oggi, ho fatto parte di diversi progetti musicali dove cercavo di rimanere in un filone per essere coerente con me e con la musica, ma questo schema mi ha stancato nel tempo.

Quali sono i progetti che hai rilasciato fino ad oggi e, soprattutto, come sono nati e come sono stati prodotti?

Di progetti di ne ho rilasciati un’infinità, ma con il progetto Melus Kaye ho lasciato 7 inediti ognuno diverso dall’altro, se pur da un’unica matrice: il rock. Uno dei brani di cui ne vado più fiero è “Verano Duro”, un singolo maturato dopo un viaggio fatto in Spagna, vivendo la cultura in ogni suo colore. Solitamente nel mio piccolo studio scrivo, compongo e abbozzo il brano, dopodiché si va in studio a rendere tutto più professionale a livello uditivo.

Oltre alla musica, in realtà, hai altri interessi che spaziano dalla scrittura alla scena attoriale. Ci dici di più su questo tuo altro lato artistico?

Come dicevo, non tutti nasciamo con la voglia di raccontarci o di trasmettere ciò che è il nostro più profondo io. L’arte nasce da un disagio, attraverso di essa tutti gli artisti di ogni campo, “basta guardare in dietro nella storia”, lasciano qualcosa attraverso di essa che narrano di sé. Certo se tutti parlassero di sé a noi cosa fregherebbe? Beh, in questo senso esiste un perfetto equilibrio. Come dicevo tutto nasce da un disagio, da una voglia di esternare un dramma di qualunque forma, e poi c’è chi come voi ascolta e trasmette. Far tutto da soli per gli altri significherebbe essere narcisisti o egocentrici, invece avere qualcuno che ti ascolta e trasmette mantiene l’autenticità della cosa.

Quali progetti hai per il futuro?

Il mio progetto principale è arrivare in alto e non intendo tirare le cuoia, ma cantarvi la colonna sonora della vostra vita da San Siro.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Sì, un diamante è per sempre.

Melus Kaye for Siloud

Instagram: @meluskaye_artista
Facebook: @meluskayeofficialpage
YouTube: Melus Kaye

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