InTheMusic: Francesco Luz, interview

Francesco Luz è un ragazzo romano di 39 anni. Ha moltissimi anni di esperienza con la musica, ma il primo grande passo lo ha compiuto a 19 anni quando ha iniziato ad esibirsi dal vivo. La caratteristica più marcata del suo fare musica è che non riesce ad ancorarsi ad un genere. “Respirare” è il suo ultimo brano che parla, in modo non diretto, di depressione.

Nome: Francesco
Cognome: Cavalluzzo
In arte: Francesco Luz
Età: 39
Città: Roma
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Respirare, Ago di bilancia, Surf, If you believe, Extraordinary men, Plastic guru 
Album pubblicati: Extraordinary men
Periodo di attività: dal 2019
Genere musicale: Rock, Pop, Cantautoriale, Blues, Funky, Dance
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music

Chi è Francesco Luz nella vita di tutti i giorni?

Francesco Luz nella vita è Francesco, un ragazzo romano di 39 anni che convive con la sua compagna da circa 13 anni dalla quale ha avuto due splendidi bambini. Suono la chitarra da 25 anni e suono dal vivo da 20. Ho deciso di iniziare a pubblicare canzoni originali forse un po’ tardi, ma il bisogno di esprimere le mie emozioni con la musica e la consapevolezza di poterlo fare non è una cosa programmabile. Ovviamente, vista la situazione familiare, musicale e il periodo in generale, mi occupo anche di altro; quindi, quando non canto o scrivo o suono, lavoro come impiegato per un ente di formazione, un lavoro che mi lascia tempo di continuare parallelamente la mia attività di musicista.

Come mai hai deciso di mantenere il tuo vero nome anche in arte?

Perché è un bel nome! Ho pensato che il cognome invece potesse darmi qualche problema soprattutto all’estero. Non perché io sia un artista di livello internazionale, ma il mio primo disco, in inglese, era indirizzato ad un pubblico oltre confine. Alcuni brani del mio primo disco, “Extraordinary men” sono finiti in alcune radio di Belgio ed Inghilterra e gli speaker pronunciavano in maniera agghiacciante il mio nome. Pensate se avessero dovuto dire anche Cavalluzzo! Prevedendo lo scoglio linguistico, da un consiglio del mio amico e film-maker Ari Takhashi, ho deciso di prendere una minuscola porzione del mio cognome reale e trasformarla nel mio cognome d’arte: e così è nato Francesco Luz.

Qual è il tuo primo ricordo legato alla musica e quando hai capito di voler intraprendere un tuo percorso? 

Il primo ricordo risale a milioni di anni fa. Ero in macchina con i miei genitori, alla radio passava un brano di Ramazzotti (Adesso tu) ed io iniziai a cantare a squarcia gola. La cosa bizzarra era che non avevo mai sentito prima quel pezzo, ma non so come la cantai! Mio padre e mia madre rimasero basiti e divertiti allo stesso tempo ed io forse da li intuii che la musica avrebbe fatto parte della mia vita.

Quali sono i tuoi riferimenti artistici?

Sono cresciuto ascoltando le grandi band degli anni 60/70: Queen, Pink Floyd, Beatles ed i cantautori italiani: Battisti, Battiato, De Gregori e tanti altri. Sono stato rapito per anni dalla musica blues e dalle sue varie declinazioni, poi dalla musica progressive. Sono passato poi dal pop al funky, dalla classica al jazz. Dopo tutti questi ascolti mescolati sono arrivato al punto di dire che non c’è un genere che preferisco, ma preferisco ascoltare tutto ciò che mi piace. Ogni band, artista, genere che ho ascoltato è presente nelle mie canzoni; mi piace fare citazioni sia linguistiche che musicali è il mio personale ringraziamento agli artisti che in questi anni (alcuni anche duri) mi hanno accompagnato con la loro musica. Ad esempio nel mio ultimo brano, c’è un omaggio ai Beatles (all’inizio c’è un piccolissimo frammento dell’arpeggio di “Blackbird”), ai Queen (il solo di chitarra è suonato “a la Brian May”) ed a Peter Gabriel (la parte di testo in inglese e la stessa di “Don’t give up”).

Hai moltissimi anni di esperienza alle spalle. Ti andrebbe di raccontarci gli step più importanti del tuo percorso fino ad oggi?

Il primo grande passo fu a 19 anni, quando iniziai ad esibirmi dal vivo. Il mio primo concerto fu in un club del centro di Roma chiamato “Il locale”, un luogo di culto per i musicisti di Roma una specie di Folkstudio degli anni 90/2000; da li sono partiti artisti come Niccolò Fabi e Daniele Silvestri. Un altro step importante furono le esibizioni all’estero: prima in Grecia a Patrasso che nel 2006 era la capitale europea della cultura e l’anno successivo in Australia. Suonare davanti a 20 mila persone a Brisbane è una cosa che auguro veramente a tutti! E poi c’è stata la scintilla che mi ha fatto scattare la voglia di cominciare la mia carriera da solista: una scintilla non musicale, ma direi più spirituale, profonda. La presa di coscienza di dover comunicare qualcosa a modo mio è esplosa circa 5 anni fa, dopo un lungo periodo di cambiamento personale.

In cosa si caratterizza il tuo fare musica?

La caratteristica più marcata del mio fare musica è che non riesco ad ancorarmi ad un genere. Probabilmente ciò è dovuto al mio disordine negli ascolti. Passo dagli Abba ai Black Sabbath con una naturalezza estrema e questo si ripercuote nel mio modo di comporre. Nel mio primo album ci sono 8 canzoni di 6 generi diversi. Il mio primo singolo in italiano “Surf” è un pop/rock con qualche accento funky il secondo “Ago di bilancia” è un pop/dance. Il mio ultimo singolo “Respirare” è un brano decisamente più all’italiana, ma con influenze british molto marcate. Il fatto è che mi annoio a suonare (e scrivere) solo rock o solo pop o solo blues. Mi piace sperimentare e anche mettermi in gioco. Direi che chi volesse ascoltare le mie canzoni non deve aspettarsi un artista chiuso in un unico genere, ma eterogeneo.

“Respirare” è il titolo del tuo ultimo singolo: come è nato e cosa hai voluto raccontare tramite esso? 

Respirare è un brano che parla, in modo non diretto, di depressione. Tutto il materiale che andrà a comporre il prossimo album che farò uscire in estate ha come macro argomento la depressione. In particolare su “Respirare” immagino di parlare in maniera empatica ed affettuosa con un amico in preda ad uno stato depressivo, consigliando di fermarsi un attimo e respirare per ritrovare l’essenza della vita. La depressione è la malattia del secolo (scorso, ma anche di questo a quanto pare) che purtroppo molto spesso viene minimizzata. Tutti in qualche modo ne soffriamo e una delle medicine migliori per combatterla è l’amicizia, l’amore e l’affetto. Ovviamente il discorso è più vasto e io ho cercato solo di porre l’accento sulla questione con questa canzone. Il giro di accordi (che ricorda un brano di George Harrison) è nato in toscana più di 10 anni fa; è rimasto a lungo nel cassetto e poi spontaneamente e uscito fuori ed ha iniziato a frullarmi in testa. Il bridge del pezzo lo ho pescato da un vecchio brano della band con la quale suonavo ai tempi della tournée in Australia, composto dal cantante Claudio Desideri. Ci stava benissimo e da un’atmosfera speciale al brano. Il testo è in parte mio ed in parte di Luigi Abramo giornalista, scrittore ed amico che ha scritto gran parte dei testi delle mie canzoni.

In che modo questo progetto si relaziona con le tue produzioni passate e in che modo anticipa quelle future? 

La relazione che ha questa canzone e più in generale il concept dell’album che uscirà, con il precedente lavoro e con quello che farò in futuro è la tematica. Nel primo disco la tematica era la spiritualità (una cosa a cui tengo molto). La tematica di questo nuovo progetto sarà, come dicevo prima, la depressione. Individuo un tema a me caro e ci costruisco intorno una serie di canzoni che possano sviscerare a pieno o toccare di striscio quella che è la tematica. Tante altre sono le cose di cui vorrei parlare come la violenza e la paura e ci sto già lavorando… Dal punto di vista musicale ogni brano sembra essere diverso dagli altri; qui torniamo al discorso del mio modo di fare musica. Ovviamente più passa il tempo e migliori sono le produzioni, ma dal punto di vista squisitamente compositivo penso di essere sempre lo stesso. Magari più raffinato in alcune scelte, ma sempre me.

Quali progetti hai per il futuro? 

Gireremo un altro video per il prossimo singolo e poi uscirà l’album. Spero che in estate ci sia la possibilità di suonare un po’ dal vivo, anche se mi sembra di capire che per tornare ad un’attività live degna di questo nome si dovrà aspettare il 2022. Mi farò trovare pronto, con nuove canzoni e nuovi argomenti di cui parlare!

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Se siete arrivati fin qui, magari le cose che ho detto non vi sono sembrate così banali quindi se volete toglietevi la curiosità di ascoltare i miei brani! Li trovate su Spotify, Apple Music, YouTube ecc. Poi ci sono i social sui quali cerco di essere presente: Instagram, Twitter, ma soprattutto Facebook dove ogni sabato sera faccio una diretta di un’oretta dalle 21.00 nella quale chiacchiero un po’ con chi mi segue e suono qualche canzone.

Francesco Luz for Siloud

Instagram:@francescoluzofficial
Facebook@francescoluzofficial
YouTubeFrancesco Luz

Credits: Morgana Grancia, Red & Blue Music Relations

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