InTheMusic: CLARA, interview

Il sogno di Clara Soccini è sempre stato quello di cantare. Non sa dire quando è diventata CLARA, perché crede di esser sempre stata la stessa con le stesse passioni e ambizioni. Crescendo ha solo assunto più consapevolezza. Dice sempre che il suo modo di far musica è un mix di più cose: stati d’animo, energie e sfogo personale.
“Bilico” è il titolo del suo ultimo singolo che svela il senso di instabilità dell’esistenza umana.

Nome: Clara
Cognome: Soccini
In arte: CLARA
Età: 21
Città: Milano
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Io e Te, Ammirerò, Freak, Bilico
Periodo di attività: dal 2020
Genere:  Urban
Piattaforme: Spotify, YouTube, Apple Music, Tim Music

Chi c’è dietro Clara?

Sono nata a Varese e ho vissuto a Travedona Monate (un paesino di 4000 abitanti in provincia) fino alla fine delle superiori. Proprio in questo paesino ho iniziato a prendere le prime lezioni di pianoforte e canto. A 16 anni per diversi motivi ho iniziato a lavorare, mi è stata data la possibilità di lavorare per un’agenzia di Milano come modella. Intanto andavo a scuola a Varese, frequentavo il liceo linguistico. Finita la scuola grazie al lavoro son riuscita a trasferirmi a Milano.

Il mio sogno da sempre era quello di cantare. Quando tornavo dal lavoro scrivevo e facevo sentire ai miei coinquilini le mie ‘canzoni’. Ho continuato a lavorare come modella fino al primo lockdown in cui ho scelto di rischiare e mettermi in gioco. Ho iniziato a pubblicare i miei primi ‘sfoghi’ su Instagram e appena finito il lockdown mi son chiusa in studio a fare musica.

Quando Clara è diventata CLARA?

Non so dire quando Clara è diventata CLARA, perché credo di esser sempre stata la stessa con le stesse passioni e ambizioni. Crescendo ho solo assunto più consapevolezza. Quando ho dovuto scegliere il mio nome d’arte ho deciso di tenere il mio nome proprio per questo.

L’amore per la musica ti accompagna da sempre, ma quando hai capito di voler diventare un’artista?

Fin da quando son piccola avevo questo sogno. All’asilo utilizzavo il biberon come microfono: toglievo il tappo così da creare l’eco e mi facevo riprendere da una mia cara amica mentre cantavo le mie canzoncine. A 6 anni mio nonno regalò una pianola a me e mio fratello e iniziammo a prendere lezioni. Lui ci teneva tanto. Appena finite le elementari decisi che non faceva per me. Ero una bambina agitata e volevo muovermi, cantare e ‘spaccare tutto’. Cantavo tutto il tempo. Cosi iniziai a prendere lezioni di canto. Il mio sogno da sempre era quello.

Quali sono i tuoi riferimenti musicali e che rapporto hanno con la tua musica?

Vario molto nei generi che ascolto. Mi piace molto l’R&B e ascolto molto Jorja Smith e Greentea peng. Mi tramanda molto il loro modo di cantare seppur son molto diverse. Nell’ultimo anno mi son innamorata di Jessie Reyez: passa dall’esser super arrabbiata a mostrare le sue fragilità. Un po’ come me.

Ma c’è anche un’altra parte di me: nel mio paesino, a 16 anni quando ancora molti storcevano il naso alla trap, io e i miei amici in piazzetta facevamo il pieno di Sfera, Tedua, ecc.. Ancora ora, quando ascolto “Notti” di Sfera, ho i brividi. Son molto legata a questi artisti perché credo mi abbiano dato indirettamente una spinta in più a credere in me. Come dice Tedua: “Il futuro è in mano ai deboli che si sono fatti coraggio”.

A 18 anni hai deciso di trasferirti a Milano per avere una visione più ampia del mondo e siamo certi che questo sia stato uno step fondamentale anche per la tua carriera artistica. Più in generale, quali sono i momenti più importanti del tuo percorso nella musica fino ad oggi?

Il primo momento importante che ho avuto è stato su un set in cui stavo lavorando. Mi misi a cantare “Clown” di Emilie Sande e il fotografo mi disse: “Ma tu che ci fai qui? Devi cantare”. È stato importante per me quel giorno perché è stato il giorno in cui ho davvero iniziato a riflettere e pensare: “È il momento”. Porterò sempre nel cuore quella scena.

Un altro momento molto importante e magico è stato sicuramente il giorno in cui son entrata nello studio di Sony e la collaborazione con Nicola Siciliano. Era la prima volta in uno studio così ‘serio’ e la prima volta che collaboravo con qualcuno. “Io e Te” è stata ed è una canzone molto importante per me oltre che essere la prima.

Il momento in cui mi son emozionata di più invece è stato all’uscita del mio primo singolo, “Freak”. Ho visto un sogno realizzarsi.

Parliamo ora delle tue produzioni. Abbiamo percepito la voglia di andare oltre la musica e di coinvolgere l’ascoltatore con tutti i sensi: è per questo che, nel tuo caso, parleremmo di arte più che di musica. Tu, invece, come descriveresti quello che fai?

Dico sempre che il mio modo di far musica è un mix di più cose: stati d’animo, energie e sfogo personale ovviamente. Per questo, ogni volta che mi vien chiesto in che genere mi identifico o verso cosa tende la mia musica, non so mai che rispondere perché appunto secondo me l’arte è espressione e non può essere sempre uguale. Evolve e cambia a seconda del mio stato d’animo e di ciò che voglio raccontare.

“Bilico” è il titolo del tuo ultimo singolo che svela il senso di instabilità dell’esistenza umana. Come è nato e come è stato prodotto?

“Bilico” è nato in un periodo di grande cambiamento per me. I cambiamenti o il prendere le decisioni portano sempre a una situazione di bilico: non sappiamo mai se la decisione che prendiamo sia del tutto giusta o se potevamo perderne una migliore, soprattutto quando la mente è poco lucida.

Seife mi ha inviato diversi beat e tra tutti ho scelto proprio questo perché mi dava proprio una sensazione di bilico. Da lì mi son chiusa in studio con Wako e ho creato la canzone. Wako mi fa quasi da ‘psicologo’ quando scriviamo e mi aiuta a mettere assieme i miei pensieri e ciò che voglio dire.

In che modo questo brano si relaziona con le tue produzioni passate?

Diciamo che con queste tre canzoni mi son voluta presentare e dunque ho dovuto mostrare più parti di me. Quella pazza e fuori dagli schemi in “Freak” (che infatti tende più a un modo pazzo e trap), quella sensibile ma piena di speranza con “Ammirerò” e quella incerta con “Bilico”. Credo siano le tre parti di me che emergono di più quando mi si conosce.

Quali progetti hai per il futuro?

Continuare a fare musica e continuare a raccontarmi. Magari mostrando una parte più FREAK di me.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Quando alcune persone cercano di buttarvi giù e pensano che non possiate farcela, è il momento in cui dovete mostrare il vostro valore. E solo voi lo conoscete.

Clara for Siloud

Instagram: @soccins
YouTube: OfficialClaraVEVO

Credits: Ivonne Ucci, Valentina Aiuto

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