InTheMusic: Be a Bear, interview

Dietro Be a Bear c’è Filippo Zironi, da tutti chiamato Pippo. Il suo nome d’arte nasce più o meno a caso, in un giorno non definito, solamente per pura espressione e condivisione. La musica per lui è un modo per esprimersi, sia come persona che come artista: vuole trasmettere positività, ma anche voglia di cambiamento. Il suo progetto più recente è il Rave Mix di Waxlife del brano “My Lullaby”.

Nome: Filippo 
Cognome: Zironi
In arte: Be a Bear
Età: 41
Città: Bologna
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: il più recente My Lullaby (Waxlife Rave Mix), About Links (feat. Grigio), Say Goodbye (feat. Victor)
Album pubblicati: Push-e-Bah (2016), Time (EP - 2017) Climb Your Time (2018), Martin Doesn’t Agree (EP - 2019)
Periodo di attività: dal 2015
Genere musicale: Electro-bear-pop
Piattaforme: Spotify, YouTube, Apple Music, Amazon Music, Tim music, Tidal

Chi è Be a Bear nella vita di tutti i giorni?

Ciao, sono Filippo anche se tutti mi chiamano Pippo. Vivo a Loiano, un paesello sull’Appennino, poco fuori Bologna. Ho 41 anni e nella vita sono educatore, lavoro sia a scuola che in un centro nel pomeriggio, con ragazzini un po’ “molesti”. Suono la chitarra da quando ho 14 anni anche se ho sempre avuto un’attrazione per la musica elettronica. 

 Perché questo nome d’arte?

“Be a Bear” nasce più o meno a caso, in un giorno non definito, solamente per pura espressione e condivisione. Dopo 15 anni e tanti concerti in giro per l’Italia con la ska-rock band de Le Braghe Corte volevo tirare fuori un po’ di idee e divertirmi un po’! Come si fa a stare senza musica?!

Il nome “Be a Bear” è un nome totemico le cui radici s’infilano in un viaggio fatto in Canada a contatto con il popolo indiano, la tribù dei Mohawk, il clan dell’orso; un popolo che non ha mai smesso di ascoltare la propria terra e da cui ho imparato vera ente tanto! L’orso è l’animale che dovrebbe venire fuori da ognuno di noi, ognuno ha un “animale” dentro, dovremmo essere tutti più animali e meno uomini! 

Quando ti sei avvicinato alla musica e cosa pensi ti leghi ad essa?

A 14 anni ho preso in mano la chitarra e volevo suonare solo canzoni dei Nirvana. Esauriti tutti i loro pezzi, ho iniziato a buttare giù i primi riff di chitarra e a creare delle melodie. Ho continuato a fare più o meno così in tutti i 15 anni de “Le Braghe Corte”, l’avventura che mi ha fatto crescere a livello musicale, che mi ha formato e mi ha dato (oggi posso dirlo) il coraggio per lanciarmi in questo progetto. Un progetto solista, dove faccio tutto da solo, proprio tutto. 

Le canzoni nascono a caso, mi faccio trasportare da quel che mi passa in quel preciso momento. Ho sempre avuto questo tipo di approccio nella musica, mi piace improvvisare e lasciarmi guidare dall’istinto, emozionarmi con quello che suono. Credo molto nel “momento” particolare della composizione, credo che ci sia qualcosa di magico. Infatti spesso tengo le prime registrazioni di una traccia anche se sono leggermente imprecise. Sono comunque le migliori, le più vere. 

 Quali sono i tuoi riferimenti musicali?

Amo Cosmo, Moderat e tutta l’elettronica fine anni ‘90, come Moby, Chemical Brothers, Prodigy. Ma in realtà ascolto tantissima musica e soprattutto ho un passato punkettaro! Se dovessi però fare un solo nome: Damon Albarn. Tutto quello che ha toccato l’ha trasformato in oro. È un po’ il mio idolo. 

Abbiamo capito che la musica per te è un modo per esprimerti, sia come persona che come artista. Quale messaggio cerchi di trasmettere a chi ti ascolta e in che modo la musica ti aiuta nel farlo?

Cerco di trasmettere positività, credo ce ne sia molto bisogno, soprattutto in questo periodo. Ma anche voglia di cambiamento, di uscire dagli schemi, di seguire i propri interessi e i propri istinti, senza paure, tirando fuori semplicemente l’animale che abbiamo dentro. Poi c’è l’amore per la natura, il rispetto per tutti i popoli del mondo e tante altre cose. Ma non posso dimenticare anche l’importanza del far sorridere. Alcuni studi hanno evidenziato che oggi si ride in media 6 minuti al giorno, contro i 18 minuti degli anni cinquanta. Ecco oggi c’è molto bisogno di sorridere!

La musica è il mio mezzo preferito per trasmettere tutte queste cose e mi spinge a farlo. È un po’ come una medicina, senza la musica sarei sicuramente più chiuso come persona. 

Parliamo ora proprio della tua musica. Quali sono i caratteri principali delle tue produzioni, cosa pensi ti differenzia dagli altri artisti e come definiresti ciò che fai?

Spesso dopo i visual-live succede che qualcuno si avvicina e mi dice: sei un pazzo! Oppure: sei un genio! Ecco io preferisco più la prima risposta. Perché quello che faccio è sicuramente una cosa particolare, diversa. Mi piace spiazzare le persone, colpirle a 360 gradi. 

Il tuo progetto più recente è il Rave Mix di Waxlife del brano “My Lullaby”. Come hai lavorato a questo singolo?

Il lavoro l’ha fatto tutto Waxlife, è stato bravissimo perché ha capito esattamente quello che per me rappresentava quella canzone e tutte le emozioni che ci stavano dietro. 

In che relazione questo brano si pone con le tue produzioni passate?

Sicuramente la parte più ‘danzereccia’ presente in alcune canzoni dell’orso, come per esempio “Yes Electronic” (album Climb Your Time) o “Fun” (album Push-e-Bah). La voglia di far ballare e non solo emozionare.

Quali progetti hai per il futuro?

Uscirà a breve un album che raccoglie alcuni remix di mie canzoni, che si vanno ad unire a quello di Waxlife. Sono carico perché questo era uno dei miei sogni… che si è avverato! 

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Spero di vedervi presto… sono un orso buono. Follow the bear! 

Be a Bear for Siloud

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Twitter@beabearmusic
Tik Tok@beabearmusic 
YouTubeBe a Bear

Credits: Giuseppe Piccoli, Seitutto Press

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