InTheMusic: Tatum Rush, interview

Tatum Rush è nato a San Diego nell’89 e ha vissuto fra gli Stati Uniti, il Ticino e Ginevra. Nei suoi brani cerca di creare atmosfere sensuali, immagini comiche e intriganti. Cerca la bellezza nel banale, in un gesto o in un personaggio televisivo, rende omaggio a diverse femminilità. “Too Late” è il titolo del suo ultimo singolo.

Nome: Giordano Tatum
Cognome: Rush
In arte: Tatum Rush
Età: 31
Nazionalità: USA, Ticino
Brani pubblicati: Barbarella, Chimera, Citron Noir, Rosé, Too Late
Album pubblicati: Drinks Alchemici
Periodo di attività: dal 2003
Genere musicale: Pop, R&B
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music

Chi è Tatum Rush nella vita di tutti i giorni?

Quando vado a comprare le uova al supermercato sono Giordano, nato a San Diego nell’89, vissuto fra gli Stati Uniti, il Ticino e Ginevra, al momento nomade, artista poliedrico fra musica, cinema, performance e video arte.

Da cosa esce fuori il tuo nome d’arte?

È il mio secondo nome (Tatum) e cognome (Rush). Molti pensano sia inventato. Mi piace usare Tatum perché mi ricorda Sharon Tate, Tatum O’Neil e Art Tatum.

Immaginiamo che la musica ti accompagni da molto tempo. Qual è il tuo primo ricordo legato ad essa e in che modo il tuo rapporto con essa è cambiato nel tempo? 

La mia prima vera ossessione musicale è stata la Bossa Nova, Antonio Carlos Jobim, Caetano Veloso, Joao Gilberto, ecc. Poi ho scoperto il jazz che per un lungo periodo è stato il mio unico pensiero, mi esibivo tutti i venerdì con il mio quartetto nei bar di Lugano, poi ho scoperto un sacco di altri generi musicali e ho cominciato a cantare, scrivere e comporre ed eccoci qua.

Quali sono i generi che ascolti maggiormente e quanto le tue origini italo-svizzero-americane ti influenzano?

Ascolto musica principalmente per creare atmosfere particolari in situazioni particolari o per stimolare ulteriormente la mia vena creativa o per indurre uno stato d’animo. Spesso è musica che non richiede per forza troppa attenzione per essere apprezzata, per dare un esempio in questo periodo ascolto tre dischi che ti cambieranno i colori dei muri: 2 GEANTS DU JAZZ – Django Reinhardt e Sidney Bechet (classici del Jazz Manouche); THE BEST OF FRANK NAGAI (il Frank Sinatra Giapponese); Primitiva – Martin Denny (padre dell’Exotica). Provare per credere.

Siamo certi che nelle tue produzioni cerchi di mettere insieme vari lati del tuo carattere. Quali sono i tratti principali dei tuoi brani e cosa cerchi di comunicare con essi?

Cerco di creare atmosfere sensuali, immagini comiche e intriganti, cerco la bellezza nel banale, in un gesto o in un personaggio televisivo. Rendo omaggio a diverse femminilità, muse della musica e della notte. Immagino di fare musica che faccia abbronzare al solo ascolto, che faccia venir voglia di vedere la propria giornata diversamente o di fare quella chiamata a quella persona che avevi quasi dimenticato.

Evoluzione: questo è un concetto molto importante nella musica. Quali sono stati i momenti più importanti del tuo percorso artistico fino ad oggi e in quali aspetti si è evoluto ciò che fai negli anni?

Quello che faccio ora è la somma di tutte le esperienze musicali che ho vissuto da quando sono nato. Se ascolti attentamente troverai la Bossa Nova, il Jazz, il Nu-Soul, la world music, ma troverai anche referenze che non appartengono solo alla musica, ma alla pittura, al cinema, alla letteratura e anche alla cultura popolare più passeggera.

“Too late” è il titolo del tuo ultimo singolo, carico di energia positiva. Come è nato, come è stato prodotto e cosa hai voluto raccontare con esso? 

Il mood mediatico di questo ultimo anno non mi hanno dato voglia di fare musica introspettiva e triste, il contrario, mi ha spinto a cercare ancora più a fondo la chiave per il potere di trasformare la musica. Visto che non potevo viaggiare ho viaggiato con la musica. È stato prodotto con Ceri che sapeva perfettamente dove volevo atterrare.

In che relazione questo singolo si pone con le tue produzioni passate? 

Forse alcuni penseranno che questo è il pezzo più “pop” del mio repertorio, e forse hanno ragione, ma da come potreste intuire dalla varietà di stili di produzione e scrittura dei miei brani in italiano non è affatto detto che il prossimo brano abbia le stesse caratteristiche. Quando comincio a ripetermi non va bene, bisogna sempre cercare il riflesso oltre lo specchio.

Quali progetti hai per il futuro? 

Vorrei recitare in un film diretto da Vincent Gallo la parte di un cantante italiano che sfonda negli USA negli anni ’40, oppure suonare a un afterparty debosciato in compagnia di Jerry Calà e Gianluca Vacchi. Al momento sto scrivendo un romanzo. Ho un documentario sulle sette Svizzere da finire. Il futuro è già ieri.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Esiste in un mondo parallelo una versione più profonda, divertente, interessante e vestita meglio di noi stessi, prendiamone ispirazione.

Tatum Rush for Siloud

Instagram: @tatumrush
YouTube: Tatum Rush

Credits: Valentina Bracchi, Undamento

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