inTheMusic: Take Away, Nùma

È online dal 23 aprile il nuovo singolo di Nùma, “Take Away”, per l’etichetta Mzk Lab. È un brano che l’artista racconta così: “Era un brano a cui lavoro da tempo, pensavo al fatto che è tutto un ‘Take Away’. Da ogni situazione che viviamo, ogni sguardo che incontriamo, libri, film, portiamo via qualcosa. Questo in particolare è un momento di toccata e fuga, e io porto via il più possibile lasciando agli altri pezzi di me senza risparmiarmi”.

Anche la genesi del brano, raccontata dall’artista, fotografa il momento che stiamo vivendo: “Sono partito dal concetto di Take Away. (Portare via). Portiamo via sempre qualcosa dalle esperienze che viviamo. Io ci cucino canzoni. E servo emozioni  d’asporto”.

Come nasce “Take away”?

Sono capitato in un bar che frequentavo spesso e mi sono accorto che mancava il biliardino. Il barista disse: “Questo take away s’è portato via tutto!”.

C’è una forte relazione tra il momento storico che stiamo vivendo e il tuo brano, cosa che hai sottolineato anche con la scelta del titolo stesso. Perché hai voluto soffermarti su queste tematiche?

Sì, però non vorrei minimizzare il brano al gastronomico ovviamente. Credo che da qualche anno a questa parte sia un po’ tutto “take away”, dalle informazioni al modo in cui le riceviamo (estremamente veloce) ai nostri interessi. Portiamo via un po’ di tutto da tutto, siamo contaminati al massimo e forse troppo distratti per capire dove la nostra attenzione cerca pace. Sono mode, tendenze, ideali a portar via, non stabili. “Take away” non dà tempo per pensare, che forse sarebbe il caso di restare.

A livello di sound, come hai lavorato a questo singolo?

C’è stata una lunga ricerca dietro. Con la band e Marco Gargani inseguivamo qualcosa di non banale, che non si ascolta tutti i giorni. Abbiamo cambiato molti arrangiamenti, per inseguire questo flusso creativo che poi ha trovato in “Take away” il suo giusto equilibrio. C’è un po’ di tutto dalla trap all’Oriente. Proprio come dicevo sopra: è un piacevole smarrimento.

Quale pensi sia il ruolo di un artista e della musica in generale in un periodo così particolare?

Credo che all’artista non debba essere attribuito nessun ruolo. Semmai la capacità di vedere le cose da un altro punto di vista, bastasse questo per far sorridere il mondo. Penso che nessuno abbia bisogno di una guida spirituale, forse abbiamo bisogno di compagnia perché dentro siamo tutti un po’ soli. Ed è il motivo per cui si scrivono le canzoni e lo stesso per cui si ascoltano. È il nostro modo di abbracciarci.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Sto lavorando ad un EP che sarà molto fresco. Inoltre, da maggio inizieremo una mini tournée nelle piazze di Roma.

Nùma, all’anagrafe Lorenzo Pompili, nasce a Roma il 21 aprile 1996. Intraprende giovanissimo il suo percorso artistico scrivendo poesie in forma dialettale, attività alla quale unisce l’ascolto dei grandi cantautori italiani. Per soddisfare il suo bisogno di musicare le parole, Nùma, inizia lo studio della chitarra, al quale aggiunge lezioni di canto e tastiera. Sviluppa quindi sonorità che si muovono tra il rock e il folk. Nel 2014 Nùma raduna gli amici di sempre, con cui condivide il sogno della musica, e forma la band “The Hand”. Continua poi come solista con il nome Nùma, ma sempre supportato dalla band originaria, in un progetto discografico che punta a ritmi allegri, etnici, ipnotici, con temi adatti ad ogni età.

Instagram: @numa_numeriacaso

Introduzione: Riccardo Zianna, Giorgia Groccia
Intervista: Siloud

Credits: Riccardo Zianna, Giorgia Groccia

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