InTheMusic: Celestopoly, interview

Dietro Celestopoly c’è Stefano Valeriani, un ragazzo che nella vita sbaglia e racconta i suoi sbagli nelle canzoni, così da non rifarli in futuro. Ascolta tutti i generi: è sempre alla ricerca di qualcosa che sia sincero, che poi quasi sempre gli determina se una cosa gli piace oppure no. “Vuoi fai” è il titolo del suo secondo singolo, anticipato da “Autostrade”.

Nome: Stefano
Cognome: Valeriani
In arte: Celestopoly
Città: Montegiorgio (FM)
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Vuoi Fai, Autostrade
Periodo di attività: 2021
Genere musicale: Pop, Indie
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music, ecc.
Foto di Vittoria Elena Simone

Chi c’è dietro Celestopoly?

Sono Stefano da Montegiorgio e attualmente vivo a Pavia. Nella vita sbaglio e racconto i miei sbagli nelle canzoni, così da non rifarli in futuro.

Da cosa esce fuori il tuo nome d’arte?

Nasce da Celestopoli, la città di Kanto. Ero molto fissato coi Pokémon.

Come è nata la tua passione per la musica?

La passione è nata quando in macchina con mia madre ascoltavo i Beatles, Pino Daniele, Battisti e Vasco Rossi. Il primo ricordo che ho infatti è di noi che cantavamo “Dubbi non ho” in una Fiat Multipla mentre andavamo al mare.

Più tardi, dopo micro-esperienze tra cover band, ho iniziato a produrre cose inedite con un caro compare amico di sempre. Il giorno che abbiamo chiuso il primo pezzo, ascoltandolo mentre tornavo a casa dal suo studio, ho pensato: “Ok, questa cosa la voglio fare sempre”.

Tra i tuoi maggiori riferimenti ci sono gli artisti Jai Paul, Joji e Blood Orange. Più in generale, quali sono i generi musicali che ascolti più spesso e in che modo influenzano la tua musica?

Cerco sempre qualcosa che sia sincero, che poi quasi sempre mi determina se una cosa mi piace oppure no. Ascolto di tutto, ma i dischi che ho ascoltato di più proprio nell’ultimissimo periodo sono gli ultimi di Tangana e dei Brockhampton. Se un artista mi piace tanto ci nerdo abbastanza. Non solo sulla musica, mi guardo/leggo tutte (ma tutte) le interviste, tutto il materiale promo, come una groupie, in primis perché sono un fan e poi per capirne la visione e, quando possibile, il modus operandi. Poi mi influenza in modo indiretto, nel senso che non avendo io un vero e proprio metodo di lavoro, i miei ascolti si ripropongono in modo rielaborato nelle idee che mi vengono.

Dopo esserti diviso tra Montepellier e Bratislava, il trasferimento a Milano ha avuto come obiettivo quello di dedicarti a pieno al tuo progetto musicale. Quali sono gli obiettivi che ti sei posto e come sei arrivato a questa scelta?

Sono arrivato alla scelta quando ho visto che, dopo parecchio che lavoravo a quello che scrivevo, si stava finalmente formando un discorso coerente. L’obiettivo a breve termine è metterlo più a fuoco possibile e arrivare a fare una cosa che sia solo mia sotto ogni aspetto.

Parliamo ora della tua musica. Come definiresti ciò che fai e in che modo cerchi di creare qualcosa di unico ed originale?

Direi più che altro che cerco di chiudere i pezzi. Nel senso che, come ho detto sopra, non ho un vero metodo di lavoro, ma parto sempre da idee casuali, sperimento proprio sotto ogni punto di vista e vado liberamente seguendo l’istinto. Poi quando si forma una cosa concreta ci lavoro.

Col tempo ho imparato a dare ordine a questa cosa, a stimolarla. Ho anche imparato che nel mio caso troppo ordine è controproducente, quindi cerco sempre di tenermi il più libero possibile e seguire fino alla fine il principio del “vediamo dove mi porta”. Il risultato è che in alcuni casi viene qualcosa che non ha minimamente senso, in altri qualcosa che per forza è solo mio.

“Vuoi fai” è il titolo del tuo secondo singolo, anticipato da “Autostrade”. Come è nato, come è stato prodotto e in cosa mostra l’evoluzione del tuo primo brano?

È nato a Montegiorgio durante il lockdown, nel mio home studiolo di sempre. Ero tornato a gran malincuore a casa da Roma perché causa COVID avevo perso un lavoro che avevo iniziato da appena un mese. A livello concettuale è nato come auto-risposta, nel senso di non saper dove sbattere la testa di quel periodo.

In che modo “Vuoi fai” anticipa quello che sarà dei progetti firmati Celestopoly?

Come già faceva “Autostrade”, lo anticipa nella scelta dei temi. Nei limiti del possibile pubblicherò solo pezzi sinceri, che vengono da un qualcosa che prima ho vissuto davvero.

Quali progetti hai per il futuro?

Fare altri pezzi e mettere un po’ di massa.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

In questo periodo comunico solo tramite l’emoji delle due sagome che si abbracciano. Uso quella perché, secondo me, vale più di mille parole.

Celestopoly for Siloud

Instagram: @celestopoly_
Facebook: @celestopoly

Credits: Alice Cherubini, Valentina Aiuto

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