InTheMusic: [lessness], interview

[lessness] è il progetto solista del compositore/produttore italiano Luigi Segnana. Dopo aver fondato l’etichetta indipendente Mashhh! Records e collaborato alla produzione di diverse band si dedica ad un nuovo progetto solista. Le sonorità di questo nuovo percorso nascono dall’oscurità e dalla notte e sono incentrate inizialmente sul suono del basso, strumento dal quale nascono i riff su cui poggiano le canzoni ed il resto dell’arrangiamento con synth e loop di batteria in evidenza. Diverse le sue ultime uscite, oggi proviamo a farvele conoscer tutte!

Nome: Luigi
Cognome: Segnana      
In arte: [lessness]
Età: 44 
Città: Borgo Valsugana (TN)
Nazionalità: Italiana
Periodo di attività: dal 2017
Genere musicale: New wave, Indie
Piattaforme: Bandcamp, Spotify, You Tube, Deezer, Apple Music, Itunes, Amazon Music, Pandora, Tidal.

Chi c’è dietro il progetto [lessness]?

Alle spalle di [lessness] si nasconde Luigi Segnana, che si nasconde alle spalle di [lessness] proprio perché non ama molto parlare di sé. 44 anni fa (col resto di due???) sono nato e poi, di conseguenza cresciuto nelle fredde lande del Trentino sud-orientale, dove la routine morde forte e le ambizioni si nascondono sottoterra, dove il risentimento è alto e le emozioni non crescono e dove l’amore ci farà a pezzi di nuovo. Eppure, dove c’è ancora questa forte attrazione che ci mantiene in vita.

Perché un nome d’arte così, in un certo senso, specifico?

Il mio nome d’arte nasce in concomitanza alla pubblicazione del mio primo Ep solista “The Night Has Gone To War”, uscito nel 2017. Il disco era pronto per l’uscita e mi trovavo molto in difficoltà a trovare un nome che si confacesse al progetto che avevo in mente. Non potevo uscire sotto il mio vero nome, perché Luigi Segnana mi evocava, non so perché, reminiscenze di un trio di liscio romagnolo e proprio non si adattava alle sonorità del progetto che stavo mettendo in piedi. Passato un paio d’ore a scervellarmi ho poi pensato che la cosa migliore fosse mettere il nome del progetto in connessione con i contenuti profondi presenti nel disco. “The Night Has Gone To War” è molto influenzato dalla mia passione per la letteratura e le sue atmosfere, le sue liriche risentono delle opere di Dylan Thomas e di T. S. Eliott (La Terra Desolata, in particolare) e quindi mi è saltato subito all’orecchio il nome [lessness] titolo di un’opera di Samuel Beckett, che in effetti non c’entrava niente, non aveva senso e per questo ha conquistato il mio cuore. 

Come ti sei approcciato alla musica e cosa ti lega ad essa oggi?

La musica mi ha chiamato a sé come un fiore chiama a sé un’ape nel periodo d’impollinazione, ma con calma perché io non so resistere a niente tranne che alle tentazioni…questo per dire che mi sono approcciato alla musica, pur essendone stato tentato molte volte, relativamente tardi. Ho cominciato ad imparare a suonare il mio primo strumento poco dopo i vent’anni, era una vecchia chitarra acustica senza corde e devo dire che ero bravissimo. Poi ci ho messo le corde, ed allora ho deciso di imparare a suonare il basso. Col tempo ho fatto parte di varie band spaziando dal punk alla new wave per arrivare alla musica elettronica ampliando un po’ i miei orizzonti e imparando a suonare diversi strumenti ed approcciandomi un po’ alla produzione. Quello che adesso mi lega alla musica è un rapporto di bieca necessità…io ho fisicamente bisogno di scrivere musica è una catarsi, un modo per elaborare le emozioni negative, i brutti sogni, i ricordi delle vite passate e la negatività.

Quali sono i tuoi riferimenti musicali?

Ho sempre amato spaziare su molti fronti e mi piace ascoltare un po’ di tutto, anche se poi le cose che mi piacciono davvero sono poche. L’importante è che la musica mi trasmetta una forte carica emotiva. Detto questo la musica a cui ritorno sempre e sempre e ancora sempre, è la new wave, che sia l’originale e tradizionale anni ’80 o una delle sue variazioni sul tema uscite in anni più recenti. Artisti di riferimento: The Cure, Siouxie And The Banshees, The Church, Joy Division, Interpol, Editors, Depeche Mode, Echo and the Bunnymen, And Also The Trees e via dicendo, questi sono anche i gruppi che più influenzano la mia musica. 

Hai collezionato esperienze a 360 gradi nel mondo della musica, sia come artista che come fondatore di un’etichetta indipendente. Ci racconteresti gli step più importanti del tuo percorso nel settore fino ad oggi?

Ho avuto parecchie esperienze nell’ambiente sia come produttore che come musicista, collaborato con produttori e tecnici importanti e suonato con gruppi di alto livello. I ricordi migliori sono comunque legati alle persone conosciute nel corso di queste esperienze.

[lessness] è il tuo progetto da solista, fatto di sonorità che si ispirando all’oscurità e alla notte. Come definiresti ciò che fai?

Con una parola definirei la mia musica INTROSPETTIVA. Per restare in tema con la hit del momento, non è musica leggerissima. Tutto quello che faccio è frutto di profonda carica emotiva ed umorale, quindi le deve essere dato il tempo di entrare sottopelle di essere capita; pur rimanendo musica sostanzialmente pop ed orecchiabile è permeata da sonorità scure e malinconiche fatta di accordi soprattutto in minore.

“V. [to the hearts that ache]” è il titolo del tuo ultimo EP. Come è nato questo progetto e cosa accomuna le varie tracce? 

V. [to the hearts that ache” nasce dalla necessità di metter un punto sul percorso musicale che sto attualmente seguendo. Nel corso di quest’anno pandemico il mio approccio alla produzione ha subìto un cambiamento, mi sono avvicinato maggiormente alla strumentazione acustica lasciando solo sullo sfondo l’utilizzo dell’elettronica. In quest’ottica il nuovo Ep serve come punto di contatto tra i lavori precedenti, più tirati, elettronici, pieni ed il prossimo disco in uscita più riflessivo, acustico e, forse, rarefatto. Le tracce di questo Ep sono accomunate dal fatto di appartenere tutte al disco precedente “Never Was But Grey” e di essere riviste in versione acustica ed intima. Le canzoni di “V. [to the hearts that ache” sono tornate all’origine alla versione in cui sono state composte.

In che modo questo EP si relaziona con le tue produzioni passate e in che modo anticipa quelle future? 

Il percorso di [lessness] è iniziato nel 2017 con la pubblicazione di “The Night Has Gone To War” e alla nascita era un percorso oscuro che voleva ricordare il periodo della notte più buio, senza sogni, quel momento in cui sembra che la luce non dovesse sorgere mai. Da allora ci sono stati notevoli cambiamenti nello stile delle canzoni, cambiamento culminato con il mio primo full-leght pubblicato nel 2019 “Never Was But Grey”. Con “Never Was But Grey” le atmosfere notturne si diradano si viaggia verso l’alba il disco ha sonorità più dirette e ritmate, più acide e a tratti ballabili. L’ultimo Ep “V. [to the hearts that ache]” rappresenta invece un passaggio a sonorità acustiche e più calde, morbide. È un ponte tra il disco passato e quello futuro, dove le sonorità rispecchieranno il vuoto che stiamo attraversando in questo momento, grazie ad un arrangiamento minimale e rarefatto dovuto all’utilizzo di strumenti acustici come chitarra acustica, violoncello e pianoforte.

E invece, come nasce il tuo ultimo brano “Saturday Night”?

“Saturday Night” nasce dalla descrizione di un singolo momento perfetto, la sublimazione di un istante emotivamente divino.

Quali progetti hai per il futuro? 

Il futuro è prossimo, cominceranno a breve ad uscire i primi singoli tratti dal mio nuovo disco che uscirà nel corso dell’autunno di quest’anno. In questo periodo di lockdown è stato possibile concentrarsi sulla produzione, quindi oltre al disco nuovo ci saranno altri lavori in uscita a breve.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Non c’è niente di più bello che la bellezza dei boschi prima dell’alba.

Lessness for Siloud

Instagram: @lessnessgrey
Facebook: @lessnessgrey
Bandcamp: [lessness]

Credits: Morgana Grancia, Conza Press

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