InTheMusic: Queen of Saba, interview

I componenti di Queen of Saba sono Lorenzo Battistel e Sara Santi. I due si incontrati nel 2016 e già dalla prima volta in cui hanno buttato giù le idee per una canzone è stato chiaro ad entrambi che fra di loro ci fosse una chimica a livello artistico. Vengono da background diversi ma fondamentalmente vogliono fare la stessa cosa: comunicare il loro mondo interiore attraverso il linguaggio della musica. Oggi ve li presentiamo in occasione dell’uscita del loro ultimo singolo “Chiodo fisso”.

Band: Queen of Saba
Componenti: Lorenzo Battistel, Sara Santi
Età: 27, 24
Città: Venezia
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Chiodo Fisso, Origami, Fulmini, Spremiagrumi
Periodo di attività: dal 2019
Genere musicale: Fluido, dal Neo-Soul all’Hip Hop passando per l’Indie Alternative
Piattaforme: YouTube, Spotify, Soundcloud, Bandcamp, Apple Music, Deezer, Amazon Music, TIM Music, Tidal

Chi c’è dietro i Queen of Saba?

Siamo Sara, cantante, 24 anni, di Treviso, laureatx in Arabo ed Ebraico e studente di Cooperazione Internazionale a Torino, e Lorenzo, batterista e producer, 27 anni, di Venezia, diplomato in percussioni classiche al conservatorio Benedetto Marcello di Venezia e professore di musica. Codice fisc.. Ah no scusate.

Siete un duo nato ufficialmente nel 2019. Come vi siete incontrati e cosa vi ha fatto unire artisticamente parlando?

Ci siamo incontrati nel 2016! La storia del nostro incontro è molto basic e fuori dall’ordinario allo stesso tempo.
Questa è la versione di Lorenzo: ero appena diventato socio dello studio di registrazione Mud Sound di Marghera e avevo voglia di provare a produrre delle canzoni originali. Quando ho sentito Sara cantare ho pensato che avesse il registro giusto e una voce particolare, quindi sono andato a parlarci alla fine del concerto.
Questa è la versione di Sara: alla fine di una mia esibizione Lorenzo mi si è presentato davanti e ha letteralmente esordito con: “Ho uno studio di registrazione e produco musica, vuoi scrivere dei pezzi con me?”
Già dalla prima volta in cui abbiamo buttato giù le idee per una canzone è stato chiaro ad entrambi che fra di noi ci fosse una chimica a livello artistico da non farci scappare. Veniamo da background diversi ma fondamentalmente vogliamo fare la stessa cosa: comunicare il nostro mondo interiore attraverso il linguaggio della musica.

Cosa significa il vostro nome d’arte?

Queen of Saba, la Regina di Saba, è un po’ l’alter-ego che racchiude le varie sfaccettature delle nostre due personalità. Siamo due musicisti che si sono incontrati per caso, nel mezzo di percorsi di vita profondamente diversi, con caratteri quasi opposti: la nostra musica unisce il mistero e l’esotismo della Regina di Saba e la razionalità e la saggezza del Re Salomone, come raccontato nel Cantico dei Cantici (qui c’è chiaramente lo zampino di Sara e la sua carriera universitaria).
Ci consideriamo un’entità non-binaria che crea attraverso lo strumento binario del computer. Sì, ci piacciono le contraddizioni.

La vostra musica si ciba delle influenze più disparate: quali sono nello specifico e come si intrecciano tra loro?

Ecco, questo è un aspetto che già si coglie ampiamente ascoltando i singoli usciti finora: non ce ne frega niente delle norme di genere – musicale e non. Lorenzo ha suonato per anni in un gruppo reggae/ska, è appassionato di musica Latino-Americana e in macchina ascolta indifferentemente i Black Eyed Peas, i Pitura Freska e la musica tradizionale greca. Sara è figlix di una violinista classica, ha studiato canto Jazz al conservatorio ed è statx cresciutx a pane e gospel, ma ascolta volentieri la tecno araba, De André e Lady Gaga. Come si intrecciano queste influenze senza fare a pugni tra loro? Abbiamo una sola regola quando componiamo: niente è troppo fuori di testa.

Come è nato il progetto Queen of Saba e quali sono stati i momenti più importanti del vostro percorso artistico fino ad oggi?

Quello dei Queen of Saba doveva essere un progetto secondario e pian piano è diventato l’unico. Ora, grazie anche all’incontro con il nostro manager Daniele “Bullo” Russo (Rumatera), stiamo cominciando a crederci davvero.
Se torniamo con la memoria ai primi passi, ci viene in mente la nostra prima esibizione all’Argo16 (ex Spazio Aereo) di Marghera, un palco stratosferico per artisti emergenti su cui hanno suonato anche Nu Guinea, Georginess, XiuXiu. Forse di tutti i concerti che abbiamo tenuto da allora quelli che ci rimangono nel cuore sono quelli nella nostra Venezia: sul terrazzo di una casa di amici, sulle rive delle fondamenta al tramonto, sull’isola della Giudecca. Ed è a Venezia che abbiamo fondato con altri amici un’etichetta indipendente, La Colletta Dischi, un sogno folle in cui stiamo mettendo anima e corpo. Ovunque questa storia ci porti rimarremo per sempre legati a questa città, che nella sua infinita bellezza è sempre sull’orlo della catastrofe.

Vi definite “un duo elettronico, supercompatto ed eclettico”: in che modo questi aspetti si riversano nella vostra musica? 

Siamo elettronici nel senso che le nostre produzioni si avvalgono di strumenti analogici solo in rare occasioni, mentre la maggior parte dei suoni vengono creati digitalmente: le potenzialità di questo mezzo sono infinite ed è uno dei nostri più grandi divertimenti cercare “i suoni giusti”, sperimentando e plasmando le onde sonore a nostro piacimento. Siamo supercompatti perché occupiamo poco spazio e racchiudiamo tutto quello che serve in due soli cervelli, due mani e una voce: siamo la gioia di tutti i fonici! Siamo eclettici perché ci rifiutiamo di etichettare la nostra musica e perché siamo allo stesso tempo musicisti, produttori, promoter, stylist di noi stessi. Quello che si dice un pacchetto completo.

“Chiodo fisso” è la vostra ultima produzione, una canzone senza filtri, leggera e disperatamente ironica. Come nasce questo brano e come è stato prodotto?

“Chiodo Fisso” nasce da una canzone soul del ’67, un esperimento scherzoso e una storia d’amore complicata. L’idea iniziale era creare un pezzo da dedicare a qualcuno a San Valentino, ma parodico: la canzone si prende in giro da sola per le “mille frasi ovvie” e cerca di scardinare i tabù legati al sesso, il desiderio e il piacere femminile. La produzione è avvenuta negli studi del Mud Sound, il nostro punto di riferimento a Venezia, mentre nella fase di mixing ci siamo avvalsi della collaborazione del producer statunitense Reid Stefan, che ha scelto “Chiodo Fisso” nell’ambito di un concorso internazionale.

In che relazione si pone questo progetto con le vostre produzioni passate e in che modo anticipa quelle future? 

“Chiodo Fisso” segna uno stacco con gli ultimi due singoli pubblicati, più riflessivi, e crea un ponte con il singolo uscito ormai un anno fa, “Origami”: siamo nel regno del sex positive, dei giochi di parole, dell’allitterazione, dello strafottente senza filtri. Musicalmente parlando, stiamo aprendo la strada a quello che verrà dopo, perché abbiamo molta voglia di osare e uscire dagli schemi.

Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Abbiamo un album in uscita a breve, il nostro primo, e non vediamo davvero l’ora. In più abbiamo collaborazioni bellissime in vista, concerti già programmati e nuove idee già in moto. Ma niente spoiler!

C’è qualcosa che vorreste dire ai nostri lettori?

Appena sarà possibile, sostenete come potete l’industria musicale indipendente, i locali che fanno suonare i vostri gruppi preferiti, i lavoratori artistici che non si vedono riconosciuti per il loro ruolo fondamentale nella società. Contiamo su di voi per rimetterci in piedi e salvare le realtà culturali che rischiano di scomparire.

Queen of Saba for Siloud

Instagram: @queenofsaba.band
Facebook: @queenofsabamusic
YouTube: Queen of Saba

Credits: Morgana Grancia, Nina Selvini, Astarte Agency

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