InTheMusic: Svevo Susa, interview

Simone, conosciuto come Svevo Susa, ha vissuto molti anni nella città di Londra, dove ha iniziato a scrivere i suoi testi in inglese. Nel 2017, però, ha capito che l’italiano rappresentava il suono della sua musica. È molto attratto dalla struttura degli inni, dei mantra e delle ninnenanne ed è quello che cerca di riprodurre nei suoi pezzi. “Ognissanti” è un EP che riesce a mettere nero su bianco le sue sensazioni di insoddisfazione e precarietà emotiva tramite le sonorità giuste.

Nome: Simone
Cognome: Pitorri
In arte: Svevo Susa
Età: 32
Città: Roma
Nazionalità: Italia
Brani pubblicati: Saint-Germain, Immagine o rumore
Album pubblicati: Ognissanti
Periodo di attività: dal 2019
Genere musicale: Alternative, Melanchopop
Piattaforme: Spotify, Apple Music, Deezer, Tidal

Chi è Svevo Susa nella vita di tutti i giorni?

Sono nato e cresciuto a Roma, tra Ponte Milvio e Prati. Una volta finita l’università mi sono trasferito a Londra e ci sono rimasto quasi quattro anni, fino al 2016. All’epoca scrivevo in inglese e Londra mi sembrava il posto più adatto dove sperimentare. Nel 2017 ho cominciato a scrivere in italiano e per capire che tipo di “suono” dovesse avere la mia musica ci ho messo parecchio: il risultato è “Ognissanti”.

Come è avvenuta la scelta del tuo nome d’arte?

Mi chiamo Svevo: è uno dei miei nomi separati dalla virgola. Mi sembrava il più adatto per il tipo di musica che faccio. Il cognome Susa è puramente inventato e non ha un significato: mi piacciono le allitterazioni e tutte quelle S insieme suonano bene. Sibilano, almeno dentro la mia testa. 

Come ti sei avvicinato alla musica? 

In realtà la musica è venuta dopo. La prima vera necessità è stata la scrittura. Poi verso i dodici anni ho imparato a suonare la chitarra ed è quasi venuto naturale mescolare le due cose. Ma devo essere onesto, come musicista sono scarsissimo. La chitarra e il pianoforte mi servono esclusivamente per costruire le fondamenta delle canzoni, per trascrivere i motivi che mi affollano il cervello. 

Quali sono i tuoi riferimenti musicali e come si riversano nelle tue produzioni?

Ascolto davvero di tutto, tranne la musica country americana: quella mi fa venir voglia di gettarmi da Castel Sant’Angelo, come Tosca. Non c’è in realtà una vera e propria fonte d’ispirazione musicale: sono le parole che scrivo (in base alla loro struttura, alla loro lunghezza, alla loro forma) che in qualche modo decidono per me quale sarà la natura della musica che le accompagnerà. Le parole sono importantissime ed hanno un loro peso specifico: non ti permettono molta libertà. Ci sono però artisti che mi ossessionano e che torno ad ascoltare regolarmente, come un farmaco: Mina, Leonard Cohen, Nina Simone, Lana del Rey, Ornella Vanoni, Nada, Blondie, Billie Eilish, Edith Piaf, Lucio Dalla, ABBA, Mariah Care, Gorillaz, Patty Pravo.

Quali sono stati i momenti più importanti del tuo percorso nel settore musicale?

Il passaggio dall’inglese all’italiano: non so cosa sarebbe successo se non avessi sentito la necessità di cambiare registro. 

Sei un cantautore eclettico e definisci il tuo genere “Carmina”: da dove esce fuori questa definizione e in cosa si caratterizza il tuo stile?

Sono molto attratto dalla struttura degli inni, dei mantra e delle ninnenanne ed è quello che cerco di riprodurre nei miei pezzi, una certa struttura peotica incalzante (ecco perché Carmina). Mi piace l’elettronica, mi piacciono i bassi e i suoni cupi in generale e credo possano essere questi i tratti distintivi della musica che faccio. 

“Ognissanti” è il titolo del tuo EP d’esordio, caratterizzato da un sound ‘melanchopop’. Come hai lavorato a questo progetto? 

L’intero progetto è prodotto da Alessandro Forte, con cui ho lavorato per alcuni singoli precedenti. A livello musicale mi comprende benissimo: riesce a mettere nero su bianco le mie sensazioni di insoddisfazione e precarietà emotiva tramite le sonorità giuste. Sono molto fiero dell’EP perché ha la coerenza e la dignità tematica che mi ero prefissato prima di scrivere le tracce che lo compongono.

In che modo questo EP anticipa quello che sarà del progetto Svevo Susa e come sei relaziona, invece, con le tue produzioni passate? 

Tutto ciò che nascerà da Ognissanti sarà progenie voluta di un sound che ad oggi sento vicinissimo. Non so come saranno i prossimi pezzi o come sarà il prossimo album. So però che rispetto ai singoli precedenti ho abbandonato alcuni suoni e modalità di scrittura che reputo decisamente superate (per la mia persona, chiaramente): i primi singoli erano tentativi di capire dove potessi collocarmi con la mia musica all’interno del panorama italiano. “Ognissanti” è la mia geo localizzazione più precisa.

Quali progetti hai per il futuro? 

Sono stati mesi particolari, come quelli di tutti, immagino. Non sono stato proprio nel mood adatto per scrivere. Quindi direi che il grande progetto futuro è rimettermi al piano e scrivere una ventina di brani: è sinceramente l’unica cosa che vorrei fare per i prossimi sei mesi.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Vorrei dire che chiunque abbia bisogno di consigli in campo sentimentale e/o poesie ad hoc per l’amore della propria vita, sono reperibile su Instagram. 

Svevo Susa for Siloud

Instagram@svevosusa

Credits: Claudia Cefalo, Freecom Media

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