InTheMusic: Praino, interview

Nasce batterista, ma amava il basso e la chitarra e sentiva l’esigenza di ampliare le sue conoscenze perciò ha imparato a suonarli da solo. Praino si è legato alla musica grazie alla mamma che cantava sempre le canzoni italiane del dopoguerra. “Vorrei essere una foresta” è il suo ultimo brano, un incentivo a non mollare la presa con la parte bella di noi stessi.

Nome: Francesco
Cognome: Praino
In arte: Praino
Età: 32
Città: Bologna
Nazionalità: Italiana 
Brani pubblicati: Vorrei essere una foresta, Morderti 
Album pubblicati: Mostri, Civette
Periodo di attività: dal 2018
Genere musicale: Post rock, Cantautorato
Piattaforme: YouTube, Spotify
ph: Marianna Fornaro

Parlaci di te Francesco!

Sono Praino e ho 32 anni, suono e vivo a Bologna da quasi metà della mia vita, la prima metà l’ho passata in Calabria, casa. Mi piace occuparmi delle mie produzioni il più possibile, mi piace suonarle e scrivere.

Ti sei avvicinato alla musica da bambino iniziando a suonare la batteria, ma c’è qualche avvenimento particolare che ricordi legato a questa passione?

Se penso ad un ricordo “primordiale” legato alla musica, beh, l’immagine che ho è quella di mia madre che ci cantava canzoni della tradizione italiana del dopoguerra, gran voce mia madre, non so da chi ho preso.

Attualmente sei un polistrumentista che non lascia mai nessun suono al caso. Qual è lo strumento con cui ti senti più a tuo agio? 

Suono un po’ di cose ma nasco batterista, suono per esigenza anche emotiva, ho voglia di ricercare e sperimentare sui testi, i suoni e le idee, spero non mi passi mai. Sicuramente la batteria è al centro di tutto, anche in fase di pre-produzione, e sicuramente è lo strumento che mi fa stare nella comfort zone, ma amo il basso e la chitarra e sentivo l’esigenza di ampliare le mie conoscenze perciò ho imparato a suonarli da solo.

Quali sono gli artisti che ti hanno influenzato?

Ho mangiato tante cassette e cd e vinili di grunge e post rock italiano, mi piacevano gli Alice in Chains e i Coundgarden, andavo a scuola con i Verdena e i C.S.I., ascoltavo il cantautorato italiano quando ero in casa, poi andavamo a suonare in sala prove con i fratelli di sempre che tuttora mi stanno accanto, suonavamo i Marlene Kuntz, i primi Litfiba. Ci chiamavamo gli effetti kollaterali, penso avremo fatto una data, ma quanto ci divertivamo chiusi in sala prove, volevamo suonare in giro certo, ma ci piaceva già chiuderci e alzare i volumi a palla, suonavamo per divertirci. Che bello era.

Riusciresti a definire il tuo stile?

Il definirsi, il definire qualcosa o qualcuno, mi dà brutte vibes, forse perché non ho mai definito me stesso in generi e neanche gli altri che ascoltavo, provengo dall’underground, e nell’underground in quanto tale si sta bene senza definizioni, facciamo un po’ quello che ci pare, dovessi però trovare un contenitore che mi accogliesse, direi post rock – cantautorato.

Sei tornato con “Vorrei essere una foresta”, un brano ricco di arrangiamenti e con una storia precisa da raccontare. Come nasce il pezzo?

Scegliere questo pezzo come traccia di presentazione dell’intero progetto è stata cosa veloce e sicura. Raccontare la sensazione di inadeguatezza che caratterizza determinate sfere dell’animo umano, accompagnata da una rabbia crescente che risuona nelle chitarre e nelle ritmiche, credo lo faccia bene. Nel periodo precedente l’inizio dei lavori nella mia mente c’era molta confusione. Avevo un’idea chiara di cosa volessi dire, avevo avuto molto tempo a disposizione per poter mettere a fuoco i testi, discuterli, revisionarli. Volevo però anche un’evoluzione del suono, volevo dire la mia anche da quel punto di vista. Non è facile uscire dalla propria comfort zone, ma non mi ponevo neanche il pensiero, quasi cercassi una svolta, e finalmente avevo capito che poteva arrivare solo mettendomi in discussione. Credo di poter definire “Vorrei essere una foresta” un mantra, una preghiera pagana, qualcosa di cui convincerci, essere coerenti con sé stessi almeno una volta nella vita e dialogare. Solo così si può ripartire dopo un momento di “stasi”, l’immobilismo e la staticità sono dietro l’angolo e non portano mai alla felicità, ma al nichilismo e all’abbandono della vita stessa, cose che non potevo permettermi. Questo brano è un incentivo a non mollare la presa con la parte bella di noi stessi, ci sono molte cose che non vanno, li fuori il mondo da sempre ci bombarda di esempi sbagliati e violenza, vorresti gridare e far fermare tutto, e anche solo per un momento aprire gli occhi e ritrovarti in mezzo ad una foresta sperduto chissà dove, lì dove sei solo, e puoi riuscire finalmente a scorgere il senso finale, che c’è del bello a salvarci, sempre e comunque, contro qualsiasi cosa, sotto chissà quale forma.

Accompagnato al brano c’è anche un videoclip: cosa puoi dirci su questo progetto?

Che è stato bello girarlo, un’atmosfera di casa e persone a cui voglio bene che hanno lavorato al progetto, avrei preferito non apparire poi così tanto, ma mi fido tanto della squadra che ho intorno, poi mi sono cresciuti di nuovo i capelli, valeva la pena avere un reperto per i posteri.

Possiamo aspettarci di ascoltare il brano in un EP?

Certo, sarà racchiuso nel primo Ep che uscirà il 4 giugno, si chiamerà “Mostri, civette” e sarà la prima parte del disco che andrà a comporsi con l’uscita del secondo Ep fuori dopo l’estate, si chiamerà “rocamboleschi finali”. Ho deciso di dividere il lavoro in due Ep per due motivi, per la natura diversa dei due Ep stessi, due anime distinte nei suoni e nei testi che compongono un lavoro unico, figlio della stessa mente e suonato dalle stesse mani, infine per rendere il più possibile assorbibile un lavoro a cui ho dedicato due anni e che ha bisogno di essere guidato in un mare di musica usa e getta.

Cosa avete in programma per il futuro?

Di suonare tanto, di sudare tanto, e di pogare.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Li ringrazio uno per uno per aver letto con pazienza quello che avevo da dire, li saluto e spero di conoscerli ai concerti.

Praino for Siloud

Instagram: @praino_
Facebook: @FraPraino

Credits: Big Time

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