InTheMusic: Merifiore, interview

Cantautrice pugliese, Merifiore fa musica per sfogarsi e far sfogare anche gli altri. Da adolescente si chiudeva in camera e ascoltava fino allo sfinimento tutti i dischi della mia generazione, così si immaginava sui palchi dei festival a portare in giro la sua musica. Dal 2016 finalmente ha iniziato la sua carriera e ad oggi ha pubblicato il suo ultimo singolo “Valentina”.

Nome: Maria Antonietta
Cognome: Fiore
In arte: Merifiore
Età: 28
Città: Lecce
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Tell me, Non hai mai visto un porno, Senza più chiedere, Tickets, Valentina
Periodo di attività: dal 2016
Genere musicale: Elettro Pop, Indie Pop 
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Amazon Music, Deezer, Soundcloud

Chi c’è dietro Merifiore?

Una ragazza magica. Sono una cantautrice pugliese, di Lecce, e a quasi trent’anni guardo la vita con lo stupore di una bambina. Vivo a Milano da qualche anno e faccio musica per sfogarmi e per far sfogare anche gli altri. 

Qual è il significato del tuo nome d’arte?

Merifiore è la trascrizione fonetica italiana dell’inglese “Mary” (il nomignolo con cui mi chiamano tutti da quando sono piccola) più il mio cognome. Suona esterofilo, ma si scrive in italiano, un po’ come la mia musica.

Come è nata la tua passione per la musica e quando si è trasformata nel voler diventare un’artista?

I miei genitori sono grandi appassionati di musica e di arte e così sono stata “educata alla sensibilità”. In casa si ascoltavano dischi di grandi artisti come Neil Young, Bach, David Bowie, Abba, The Beatles, Mina, Battiato, Battisti, ecc, mentre i miei fratelli mi “sporcavano” le orecchie con il punk e la musica alternativa. Nessuno della famiglia però aveva mai imparato a suonare uno strumento, né aveva pensato di fare musica nella vita. Nessuno, eccetto me. Da adolescente mi chiudevo in camera e ascoltavo fino allo sfinimento tutti i dischi della mia generazione dagli Afterhours ai Verdena, band emergenti che mi sarebbe piaciuto emulare un giorno. Così mi immaginavo sui palchi dei festival a portare in giro la mia musica. Superati gli anni della timidezza, mi sono lanciata in questa esperienza e ci sto ancora sguazzando volentieri, non senza imprevisti. 

Quali sono i tuoi riferimenti musicali e come li inserisci nelle tue produzioni?

Come dicevo, grazie ai miei genitori sono cresciuta ascoltando i capisaldi della musica, i cult. Con l’adolescenza ho sviluppato in autonomia i miei ascolti: dagli Arctic Monkeys agli Mgmt, da Bjork a Amy Winehouse, da Grimes a St. Vincent. Ho fatto un grande calderone, ed è stato tutto utile per le mie composizioni. Ma non saprei spiegare come l’ho inserito nelle mie produzioni. È fluito e basta. Sicuramente ad oggi sono grande fonte di ispirazione per me personalità come Madonna, Lady Gaga, Billie Eilish e Loredana Berté. 

Fino ad oggi hai fatto moltissima strada nel settore: tra partecipazioni a festival nazionali ed internazionali e numerose aperture di concerti, hai collezionato moltissime esperienze diverse. Ti andrebbe di riassumerle con noi?

Ci sono due categorie di musicisti, quelli che amano il palco e quelli che amano lo studio. Io sicuramente appartengo alla prima categoria. E infatti nonostante le poche pubblicazioni, ho sempre avuto la fortuna di suonare molto, forse perché era soprattutto quello il mio obiettivo e cercavo di arrivarci a tutti i costi, o forse perché quando ho iniziato, 5 anni fa, il percorso prevedeva ancora la famosa “gavetta” sui palchi come una tra le strade possibili per arrivare ad affermarsi e costruire un proprio pubblico (ora è impensabile). Ciò premesso, a 22 anni ho avuto il piacere di fare la mia prima data all’estero a New York grazie alla vittoria nazionale dell’Arezzo Wave. Ho suonato al Primo Maggio Taranto davanti a 100.000 persone quando ancora non sapevo cosa fossero gli in-ear monitor. Ho suonato allo Sziget Festival a Budapest, ho aperto il concerto di uno dei miei idoli, Cat Power e ci ho bevuto un whisky insieme dopo il concerto. Insomma ho avuto le mie piccole-grandi soddisfazioni. Ora la prospettiva è di sfornare tanta nuova musica e di tornare a suonare, soprattutto in un momento come questo in cui si ha sete di concerti. 

Parliamo ora della tua musica. In cosa si caratterizza il tuo stile e in cosa si differenzia da quello di altri tuoi colleghi? 

Penso che più che la mia musica, che si rifà a tanti stili e influenze diversi, sia la mia poetica ad essere originale. Semplicemente perché non canto d’amore ma di occasioni quotidiane, dall’ansia da prestazione alla coinquilina pazza, dalla voglia di restare a casa a guardare un porno alla voglia di viaggiare fino in Cina. Racconto le mie sensazioni che poi vedo essere condivise da chi mi ascolta e questo mi rende felice perché è come se sdoganassi certe “scomode ammissioni” e le rendessi più facili per me e per gli altri da digerire. Voglio far ridere di ciò che è scomodo, voglio provocare una reazione, scatenare una danza liberatoria. Penso sia questa la mia missione. La mia musica è uptempo proprio perché vuole comunicare energia e voglia di vivere. 

“Valentina” è il titolo del tuo ultimo singolo, ispirato ad una storia vera. Ce ne parli? 

“Valentina” rappresenta la storia di una convivenza senza un lieto fine, una storia che ho vissuto in prima persona e che ho voluto rielaborare a modo mio, mettendola in musica con ironia. È il ritratto di una giovane donna troppo presa dai suoi impegni, fissata con i risultati, che quasi si dissocia dalla realtà e prende totalmente le distanze dai rapporti umani. Una persona con cui diventa impossibile condividere e quindi convivere. Nata come una simpatica vendetta, è diventata una riflessione più profonda. Ci sono stati momenti in cui anche io mi sono sentita come “Valentina”, perché avevo dimenticato di “respirare”. 

In che modo questo brano anticipa le tue produzioni future e come si relaziona con quelle passate? 

Questo brano nel testo ha la stessa voglia di provocare dei precedenti, quanto al suono è la perfetta transizione da un mondo più clubbing e dance a qualcosa di più indie pop e suonato. Non vedo l’ora di passare al livello successivo!

Quali progetti hai per il futuro? 

A stretto giro abbiamo un paio di nuove uscite e a giugno un tour promozionale di 5 tappe (Milano, Torino, Bergamo, Brescia e Verona).  Io e il mio team stiamo lavorando alla nuova fase del progetto Merifiore che finalmente confluirà nella pubblicazione di un disco. 

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Vorrei dire loro che questo periodaccio ci ha reso più forti e che dobbiamo sempre, sempre e sempre reagire e rialzarci! E poi vorrei abbracciarli, ad uno ad uno.

Merifiore for Siloud

Instagram: @merifioremusic
Facebook: @merifioremusica

Credits: Claudia Cefalo, Valentina Bazzani, Freecom Hub

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