InTheMusic: Il Solito Dandy, interview

Dietro Il Solito Dandy c’è Fabrizio, un ragazzo di 27 anni che di giorno fa il commesso d’abbigliamento e la sera canta canzoni. È una persona che scherza parecchio con la realtà tanto da inciampare spesso in mille fantasie. “Thailandia” è il suo ultimo singolo che racconta quelli che sono gli stereotipi e i luoghi comuni di una generazione.

Nome: Fabrizio
Cognome: Longobardi
In arte: Il Solito Dandy
Età: 27
Città: Torino, Roma
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Boh, Thailandia
Album pubblicati: Buona Felicità
Periodo di attività: dal 2017
Genere musicale: Musica Italiana
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music, ecc.

Chi c’è dietro Il Solito Dandy?

Boh? Mi sono girato e vedo soltanto un quadro con le tigri che mi guardano, hanno gli occhi tristi e un po’ mi mettono malinconia. Comunque, dietro Il Solito Dandy ci sono io, Fabrizio, che poi alla fine è la stessa cosa, forse anche io faccio parte di quel mucchio di tigri e non me ne rendo nemmeno conto. Vengo da Torino ma vivo a Roma, di giorno faccio il commesso d’abbigliamento, la sera canto le canzoni, anche se in realtà le canto anche a lavoro, mentre i clienti spostano le giacche e urlano perché la taglia M non si trova quasi mai. Insomma, è tutto davvero uno spasso! Ma l’ho già detto che mi piacciono le tigri?

Perché questo nome d’arte?

Perché mi piace ridere e alla fine poche cose hanno senso, o almeno siamo noi a dare senso o no a quello che vogliamo. Il nome Il Solito Dandy è un controsenso, un gioco, uno scherzo. La figura del dandy è sempre stata qualcosa di fuori dal comune ma definirlo “solito” gli fa perdere ogni significato, e un po’ mi ci ritrovo. Sono una persona che scherza parecchio con la realtà tanto da inciampare spesso in mille fantasie, e sai che ti dico? Che mi diverto un sacco!

Qual è il tuo primo ricordo legato alla musica e quando hai capito di voler far diventare questa passione un lavoro? 

Di questo ne parlavo giusto poco tempo fa con mia mamma. Il mio rapporto con la musica è sempre stato più visivo che uditivo. I primi ricordi musicali credo che siano legati al cinema d’animazione, specialmente ai cartoni di Walt Disney. Ad un certo punto del film arrivava sempre il momento dove qualcuno dovesse raccontarsi o tirar fuori quello che aveva dentro, e così, incominciava una canzone piena di tazzine volanti, mobili danzerecci e scimmie che fanno i cori. Bene, credo che non sia cambiato molto nella mia vita, solo che ora so come scrivere delle canzoni mie e il Maestro Guzzino trasforma i miei sogni in realtà. Siamo aspiranti personaggi di fantasia. 

Parliamo ora di ascolti: cosa ti influenza di più?

In realtà mi lascio influenzare da ciò che capita, non saprei dirti esattamente da cosa nello specifico. Mi piace molto la musica italiana, quella sinfonica e quella sudamericana, le persone che fanno versi a Roma Termini, i cani che abbaiano di sorpresa, il suono delle ambulanze che s’accorda con la musica che ascolto sottofondo in camera, il mio coinquilino che a seconda di cosa canta mi fa capire il suo stato d’umore, gli annunci dei venditori al mercato e tantissime altre cose che succedono e rimangono in testa. Sicuramente ascolto tanta musica diversa, ma è come il raffreddore, t’influenza ma non sai bene come te lo sei preso. 

Parecchi ormai conoscono Il Solito Dandy, ma pochi sanno del suo percorso artistico. Quali sono stati i momenti più importanti sotto questo nome fino ad oggi?

Beh ce ne sono stati parecchi. Forse, però, il momento più importante è stata la prima volta che ho suonato per caso con il Maestro Guzzino, era il primo aprile del 2016 ed io stavo sbagliando gli accordi sul pianoforte, così il Maestro si è seduto ed ha iniziato a suonare non mi ricordo che canzone e da lì è nata la magia, o forse il più grande pesce d’aprile di tutta la mia vita. Tutto il resto è solo una lunga serie di mirabolanti avventure. 

Spostiamoci ora sulla tua musica. Come definiresti ciò che fai e in cosa si caratterizza il tuo stile?

Questa cosa di definirmi da solo non credo mi riesca troppo bene, però, sicuramente faccio musica italiana e il fatto di potermi esprimere con questo mezzo, come quando parlo tutti i giorni, mi rende molto felice. 

“Thailandia”, il tuo ultimo singolo, racconta quelli che sono gli stereotipi e i luoghi comuni di una generazione. Dicci di più! 

“Thailandia” parla proprio di questo. È una canzone, ma anche uno scherzo. L’ho scritta utilizzando un tipo di linguaggio ben specifico proprio per mettere a fuoco questo costante bisogno di appartenenza e di catalogazione che abbiamo oggi e che ci porta, a furia di mascherarci e metterci in contenitori, a perdere quello che siamo veramente. Come i due protagonisti della canzone che fanno finta di essere qualcosa che non sono pur di apparire brillanti e speciali, quando non si rendono conto che è proprio dietro il trucco che si nasconde la parte più vera ed interessante di noi. Dalla canzone al video è tutto vissuto con la massima ironia proprio come invito a non prenderci troppo sul serio, a scoprirci e a ridere un po’ di più nella vita.

In che modo questo brano anticipa le tue produzioni future e come si relaziona con quelle passate? 

Sicuramente “Thailandia”, dopo “Boh”, era un capitolo necessario. In “Boh” trattavo il tema dell’imprevedibilità della vita e dell’inspiegabile, con estrema leggerezza e profondità, cosa che poi ho attuato proprio in “Thailandia”, una canzone uscita volutamente presto, con modalità insolite ma soprattutto con parecchie persone che dopo l’uscita mi hanno chiesto spiazzati ogni perché o percome. La risposta non c’è, o perlomeno, Boh. Per quello che riguarda il futuro mi sento di dire lo stesso. Tu prova ad immaginare un calamaro che cucina la frittura per tutte le statue della chiesa, non lo trovi gentile?

Quali progetti hai per il futuro? 

C’è un disco all’orizzonte e poi un giorno o l’altro vorrei girare il più grande film d’animazione di sempre, ma questa è un’altra storia.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Un topo corre nel deserto a fianco di un cammello. Gli dice “Guarda che nuvole di polvere stiamo sollevando!”. Questa non è mia ma di Alejandro Jodorowsky, però mi fa sempre tanto pensare.

Il Solito Dandy for Siloud

Instagram:@ilsolitodandy
Facebook:@ilsolitodandy
YouTube: Il Solito Dandy

Credits: Ivonne Ucci, Valentina Aiuto

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...