InTheMusic: Elias, interview

Elias come idea nasce un paio di anni fa, in questo tempo Andrea Bevilacqua e il suo team ha costruito il progetto per quello che è oggi. Il suo stile è indie-pop, vicino alle influenze italiane classiche ma con uno sguardo a tutto ciò che di nuovo circonda Elias. Oggi è fuori il suo primo singolo, “Lo Scrigno”, disponibile dal 7 maggio, un brano che parla del quotidiano.

Nome: Andrea
Cognome: Bevilacqua
In arte: Elias
Età: 27
Città: Milano
Nazionalità: Italiana
Periodo di attività: dal 2009
Genere musicale: Indie, pop
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music, ecc.

Chi è la mente di Elias?

Il mio nome all’anagrafe è Andrea e sono di Milano, ho 27 anni, e fondamentalmente vivo di musica in tutte le sue possibili sfaccettature ormai, suono, scrivo e ho un’intensa attività che insegnante di pianoforte. Elias è il nome con cui mi penso in questo percorso solistico, che ha visto da breve tempo la luce ma a cui sto e stiamo lavorando da molto.

Pianista classico di formazione con approccio eclettico alla musica. Quanto della tua vita hai dedicato a questa passione?

Si può dire che faccio molta fatica a ricordare che persona fossi prima della musica, che è entrata nella mia vita quando avevo 10 anni mi sembra. Quasi per caso in realtà, ricordo che un giorno mio padre mi paragonò a un mio compagno di classe alle elementari, il quale suonava il pianoforte, ironizzando sul fatto che io “non facevo nulla”, e allora decisi di provare a fare delle lezioni di piano. Ciò che scoprii ovviamente va molto al di là, capii che tutto il non detto tra le persone, tutto ciò che nella vita di tutti i giorni non trova spazio nei rapporti umani, poteva essere perfettamente espresso in quello, nello strumento e nella musica. Ricordo che per la prima volta mi sono sentito completo. Ho sempre studiato, mi sono diplomato in pianoforte al Conservatorio di Novara ma non mi sono mai sentito appartenente a un genere musicale per definizione, ho sempre anche cantato e scritto la mia musica, lontana anni luce dalla musica classica che pure amo e suono spesso.

Quando e perché decidi di diventare Elias?

Elias come idea nasce un paio di anni fa, in questo tempo ho e abbiamo costruito il progetto per quello che è oggi. Il nome è arrivato nell’ultimissimo periodo, è un nome in cui mi sono immediatamente riconosciuto, leggendo il libro “Se questo è un uomo”, di Primo Levi. Nel libro viene a un certo punto descritto tra i deportati nel Lager un personaggio, Elias Lindizin, un uomo basso, tozzo, molto muscoloso; il quale “grazie” a un forma di demenza da cui era afflitto, non percepiva la bestialità da cui era circondato, portava a termine i suoi compiti come dentro una bolla, concentrato su questi più che sulle brutture del lager. Viene descritto quasi gasato da questa situazione. Ho pensato che ognuno di noi andando avanti con gli anni è in parte portato a fare questo, soffocare le proprie inclinazioni e paure per adattarsi a un contesto, che ci vieta di fallire, di essere noi stessi, e il rischio è diventare vuoti per non soffrire. È un personaggio emblematico sotto questo aspetto. Ho deciso di rappresentarmi cosi, mi è piaciuta molto quest’analogia.

Nel tuo percorso da solista sei in realtà affiancato da Giuseppe Ferdinando Zito, cantante dei Jaspers. Come nasce la collaborazione?

Ho conosciuto Giuseppe durante un live in un locale anni fa, lui suonava con uno dei suoi tanti progetti, i Moong, e io con un mio progetto di allora, gli Our Shot to Gum. Ho subito percepito una grande affinità e stima reciproca e ho iniziato a prendere lezioni di canto da lui. Col tempo sono stato molto spronato e indirizzato da lui a sperimentare un mio percorso solistico in italiano. Ho scritto dei brani e lui ha assunto un po il ruolo di Direttore Artistico di Elias. È sicuramente una persona fondamentale per questo progetto, in quanto io stesso lo vedo come uno dei miei punti di riferimento artistici.

Uno stile indie-pop, vicino alle influenze italiane classiche ma con uno sguardo a tutto ciò che di nuovo ti circonda. Come sei riuscito a creare questo sound?

Credo che il sound e il modo di scrivere di ciascuno derivi principalmente dagli ascolti che fa negli anni e da che direzione artistica decidi di prendere mentre pensi a che artista vuoi essere. E in tutto questo l’immagine che vuoi dare è fondamentale. La musica è per se stessi ma soprattutto per gli altri. Io come esperienze musicali ho la classica, il progressive, e ora il pop. Influenze diversissime, unite dalla volontà di fare un percorso. Non c’è un iter specifico da seguire. Bisogna avere sempre voglia di imparare.

Il tuo primo singolo, “Lo Scrigno”, disponibile dal 7 maggio, è un brano che parla del quotidiano. Com’è stato scriverlo e produrlo?

In realtà l’idea del brano, e in particolare quella che poi è andata a creare il ritornello risale a più di 10 anni fa, l’ho recuperata per questo brano, affrontando diversamente la cosa rispetto a come avrei fatto all’epoca, sono contento del risultato che abbiamo ottenuto. “Lo Scrigno” è stato prodotto con Antonio Polidoro, al BlapStudio. È stata sicuramente un’esperienza formativa, posso dire di aver imparato diverse cose.

Il brano racconta del bagaglio che tutti noi portiamo accanto in ogni momento. Qual è il messaggio che volevi lanciare?

Sicuramente un messaggio di riscoperta, ciascuno di noi rinasce ad ogni perdita, ed è la perdita ad essere necessario per lasciare lo spazio al cambiamento. È importante capire quando un bagaglio diventa troppo pesante da non poter essere più parte di noi, ma solo dei nostri ricordi. Cambiare è difficile, per essere migliori a volte è necessario svuotare Lo Scrigno di tutte le cose che ci confondono.

Oggi sei fuori con il tuo primo singolo, a quando il tuo primo album?

Un album in cantiere a già a ottimo punto. A breve uscirà penso un altro singolo, poi penseremo alla realizzazione di un disco. Attualmente sono concentrato ad impostare il discorso live, che è sempre la cosa più importante.

Programmi per il futuro?

Come dicevo nel prossimo futuro spero di poter portare questa musica è e tutto ciò che si sta creando grazie ad essa dal vivo. Vedere le persone, sentire cosa ha da dire ciascuno su ciò ha ascoltato dal vivo. E poi capire come muoversi per far diventare tutto ancora più interessante per noi e per gli altri.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Vorrei dire di essere il più curiosi possibile sulla musica, e sull’arte in generale, ci sono tantissimi artisti interessanti che aspettano solo di sapere cosa pensate del loro lavoro. Ignorate chi imita grandi artisti per sentirsi ciò che non è.

La musica salva sempre.

Elias for Siloud

Instagram: @elias_music_
Facebook: @ELIAS
YouTube: Elias

Credits: Federico Cardu, Irene Cimò, PressaCom

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