InTheMusic: Gavio, interview

Nella vita quando Gavio non sogna lui studia, a giugno si laurea in conservatorio come tecnico del suono. La sua musica nasce in analogico, quasi sempre su carta e penna, nasce dopo un’emozione, dopo una passeggiata con il cane cercando di tenere a mente quello che ha pensato. Il suo ultimo singolo di intitola “Buon 2020”.

Nome: Gianfrancesco
Cognome: Cataldo
In arte: Gavio
Età: 25
Città: Benevento
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Marta, La mia Generazione
Album pubblicati: Parabola, Portafortuna
Periodo di attività: dal 2015
Genere musicale: Pop, Indie
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music, ecc.

Chi c’è dietro Gavio?

Ciao, mi chiamo Gianfrancesco ma per gli amici sono Gavio, vengo da Benevento e sono vivo da 25 anni. Vivo in un paese della provincia di Benevento dove ho il piacere di osservare sempre le stesse cose e, raramente, incontrare qualcuno di interessante. Nella vita quando non sogno più che altro studio, a giugno mi laureo in conservatorio come tecnico del suono e ogni tanto trovo qualcosa da fare per guadagnarmi qualcosa. Sono tempi duri e rimpiango anche quelle bruttissime serate dove non mi pagavano ma almeno mi davano da bere.

Come sei passato da Gianfrancesco a Gavio?

Dopo la vittoria di Musicultura nel 2016 pensavo che sarebbe stato probabilmente più semplice seguire questa strada o magari trovare qualche occasione per arrivare ad un pubblico più ampio. Così non è stato, ho pubblicato un disco a dicembre 2017 e successivamente sono partito per un tour (che poi chiamarlo tour è tanto). Ho avuto molta difficoltà a trovare club o locali che volavano ospitarmi e quasi nessuna produzione si è interessata a me così, dopo tanti ripensamenti, mi sono fermato. Il progetto GAVIO nasce nel 2020, mentre lavoravo in fabbrica, mi chiedevo ogni giorno se valeva la pena riprovarci ancora e credere che magari era possibile realizzare un sogno. Ho scelto di ricominciare con questo nome perché rappresenta la mia terra (il Sannio) e perché è sinonimo di coraggio. I romani avevano i gladiatori, noi sanniti i guerrieri. Gavio era un guerriero che nella prima battaglia contro i romani, dopo la vittoria da parte dei sanniti, decise di non uccidere i superstiti. Creò un giogo, “le forche caudine” per umiliare i romani che tornarono nudi e senza armi a casa. 

Ti sei appassionato alla musica fin da piccolo e ti sei avvicinato allo strumento imparando un accordo a settimana. Come si è evoluto il tuo rapporto con essa nel tempo? 

La musica ha accompagnato ogni momento della mia vita, da piccolo quando mio padre mi ha insegnato a suonare qualche accordo ricordo che mi divertivo a cantare delle frasi inventate sopra a questi accordi. É iniziato tutto per caso come quando nasce qualcosa di bello, senza rendermene conto avevo bisogno ogni giorno di suonare la chitarra e dire qualcosa, così ho pensato “perché non farlo sul serio?”. Dovrei ringraziare tutte quelle persone che mi hanno sempre sostenuto ma più di tutte ho un ricordo bellissimo del mio professore di musica alle medie che, venendo a conoscenza del fatto che scrivevo qualche canzone, mi faceva sempre esibire in classe. Per i miei compagni di classe sarà stata sicuramente dura, scrivevo delle cagate assurde però loro le ascoltavano. Li ringrazio, sono stati il mio primo pubblico.

Quali sono i tuoi ascolti?

É banale dire semplicemente “ascolto di tutto” anche se in realtà è la verità, però quel tutto dipende dal mood in cui mi trovo. Sicuramente i Beatles e Lucio Battisti mi hanno fatto uscire fuori di testa e devo ammettere che tutto quello che ascolto adesso non fa altro che ricordarmi un loro derivato.

Quali sono gli step più importanti della tua carriera come artista fino ad oggi?

Ho iniziato a suonare quando i gestori dei locali non volevano darmi una serata perché “ero troppo piccolo”, quindi il primo step importante è stato proprio riuscire ad avere delle date per iniziare a farmi conoscere. Nel 2016 quando ho vinto Musicultura mi sono sentito ascoltato, apprezzato, ho sentito che le mie parole avevano un peso e che le persone si emozionavano ad ascoltare una mia canzone, è stata un’esperienza che non dimenticherò mai. Ci sono state poi diverse cose importanti ma che preferisco non ricordare perché sono legate ad un progetto che non esiste più, l’ultima esperienza che è legata a Gavio è stata la partecipazione ad AmaSanremo, essere li con un mio brano ha significato moralmente molto per me. 

Scrivi ancora le tue canzoni nella cameretta, nelle quali cerchi di portare sempre la tua vita e le tue abitudini. Come definiresti ciò che fai e cosa vuoi trasmetter a chi di ascolta?

Sono cambiati un po’ i modi ma principalmente scrivo ancora le mie canzoni nella cameretta rispettando l’orario condominiale. La mia musica nasce in analogico, quasi sempre su carta e penna, nasce dopo un’emozione, dopo una passeggiata con il cane cercando di tenere a mente quello che ho pensato. Ho il telefono pieno di memo vocali che fanno “na-na-na”, melodie che hanno bisogno di parole. Confrontandomi con altri colleghi ho scoperto che molti scrivono prima il testo ma io no, passo giorni interi a capire quale parola potrebbe stare bene in quella melodia, come suona una frase rispetto ad un altra. Non voglio adattare i miei testi i miei testi devono vestire la mia musica. A volte penso troppo e finisce che molte canzoni restano a metà perché nella mia testa non suonano bene o magari non ci vedo un arrangiamento possibile ma questi sono tutti problemi inutili. Ho imparato con il tempo che quando nasce una canzone si deve pensare solo a quello che si vuole dire, senza fissarsi su come poi sarà realizzata e soprattutto se potrebbe essere pubblicata o meno. Una canzone è una storia, un pensiero vissuto, le tengo per me sempre, sia belle che brutte. Voglio che arrivi la sincerità di quello che scrivo. 

“Buon 2020” è il tuo ultimo singolo, che nasce dopo un altro piatto di morale, seguito dal silenzio che accompagna la domenica pomeriggio. Come nasce questo brano? 

Ero stanco di cadere sempre nelle stesse conversazioni e sapere che quando la gente mi chiedeva “come stai?” non aspettava nemmeno la riposta. Ero stanco di incontrare i professori, meteorologi, virologi di turno così sono tornato a casa ed ho iniziato ad elencare tutto quello che non sopportavo. Volevo scrivere una canzone piena di luoghi comuni e con questi costruirci una storia, anche perché sono cose che tutti bene o male abbiamo fatto. L’idea mi piaceva ed ho pensato che le persone potevano rispecchiarsi in quello che stavo scrivendo.  

In che modo questo brano si relaziona con le tue produzioni passate e in che modo anticipa quelle future? 

É un brano diverso da i singoli precedenti anzi, se devo essere sincero, è un brano che mi ricorda qualcosa del mio passato. Nelle mie vecchie produzioni c’era sempre molto “suonato” e dopo un po’ di tempo ho iniziato ad odiare questo sound così pulito perché mi ricordava qualcosa di vecchio. Con il progetto Gavio ho cercato di lavorare ad un sound che poteva unire l’aspetto suonato a quello più elettronico ed “evoluto” che ascoltiamo oggi in radio. Sicuramente questo brano non è un passo indietro perché racchiude diversi aspetti dell’indie e del synth-pop che sono quello che adesso mi piace fare.

Quali progetti hai per il futuro? 

Una domanda difficile, me lo chiedo quasi tutti i giorni e le volte in cui non ci penso è solo perché mi impongo di pensare positivo, ma poi è peggio. Artisticamente per il futuro voglio continuare a lavorare e far uscire singoli e magari più in la in album, certo la cosa che più mi manca è sentire le basse frequenze che arrivano dal legno dei palchi, mi piacerebbe tornare a suonare dal vivo e farlo con le mie canzoni. Mi piacerebbe riuscire a far sorridere la gente con quello che faccio.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Grazie per aver letto questa intervista, se avete altre domande scrivetemi pure che vi rispondo con piacere.

Gavio for Siloud

Instagram:@pergliamicigavio
Facebook:@gaviocataldo
YouTube: Gavio

Credits: Lorenza Nervitto

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