InTheMusic: Munendo, interview

Munendo è quella parte di Armando Valletta che sente l’esigenza di raccontare e raccontarsi.A livello familiare Armando ha sempre avuto una presenza costante della musica, specialmente per quanto riguarda il ramo materno. Inizialmente questo si è tradotto nelle classiche “lezioni di piano” ma ben presto si è scoperto troppo poco costante e ordinato per seguire quella strada. Poi però, scopre la chitarra e la voglia di scrivere, cantare, suonare, è diventata un’esigenza. “Mi sento bene” è il suo singolo d’esordio.

Nome:Armando
Cognome: Valletta
In arte: Munendo
Età: 38
Città: Roma
Nazionalità: Italiana
Periodo di attività: dal 2015
Genere musicale: Cantautorato, pop
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music, ecc.

Chi c’è dietro Munendo?

Quella parte di Armando Valletta che sente l’esigenza di raccontare e raccontarsi. Mi piace parlare di quello che ho attorno, ma cerco di farlo sempre in modo non banale e senza annoiare me per primo.

Da dove esce fuori il tuo nome d’arte?

Bisogna ringraziare la funzione di Word che trova i sinonimi delle parole. Con il mio chitarrista dell’epoca provammo in un pomeriggio caratterizzato da un importante tasso alcolico a inserire il mio nome, Armando Valletta, dentro Word per vedere che sinonimi uscivano. Il risultato fu “Munendo Servitrice”. Effettivamente Armando è il gerundio del verbo “armare”, che è sinonimo del verbo “munire”, il cui gerundio è Munendo (che al mercato mio padre comprò). “Servitrice” invece non ha avuto la stessa fortuna.

Quando hai scoperto la musica e quando questa ha scoperto te?

A livello familiare ho sempre avuto una presenza costante della musica, specialmente per quanto riguarda il ramo materno. Inizialmente questo si è tradotto nelle classiche “lezioni di piano” ma ben presto mi sono scoperto troppo poco costante e ordinato per seguire quella strada. Poi però, quasi per caso e per merito di mio padre, ho imbracciato controvoglia una chitarra e ho riscoperto la musica in un senso più ampio. Negli stessi anni ho conosciuto la persona con cui ad oggi ho condiviso più strada musicalmente parlando (e non solo) e ho iniziato con le prime band scolastiche di stampo prevalentemente punk. Non so se la musica mi abbia scoperto o se il mio destino sia quello di essere un artista, quello che so è che scrivere, cantare, suonare, è davvero un’esigenza e che finché la sentirò sarà veramente impossibile rinunciarci.

Quali sono i generi musicali che più ascolti?

Alcune influenze le ho “subite” quando ancora non avevo minimamente idea del fatto che la musica potesse essere qualcosa che andava oltre il semplice ascolto. Penso a Edoardo Bennato, Francesco Baccini, Lucio Dalla (ad oggi ancora il migliore di tutti). Poi Elio & Le Storie Tese (ben prima di apprenderne la maestosità musicale), ma la svolta è stata con gli Aerosmith, curiosamente una band che nella mia produzione si ritrova poco (anche e soprattutto per la vocalità inimitabile di Steven Tyler). Poi come si dice ho fatto il giro e sono ritornato ad ascolti “nostrani”, tra gli artisti che apprezzo di più non posso non citare Daniele Silvestri e Caparezza, a mio parere letteralmente geniali, e più recentemente trovo che Fulminacci abbia la stoffa per diventare uno di cui sentiremo parlare davvero a lungo.

Hai iniziato il tuo percorso nella musica da piccolo, studiando pianoforte. Da allora hai fatto un po’ di strada nella musica. Quali sono stati i tuoi step più importanti fino ad oggi nel settore musicale?

Senza dubbio un ruolo lo ha avuto l’interruzione delle lezioni di pianoforte. Non dico che studiare sia sbagliato, anzi sono dell’idea che una preparazione di base sia assolutamente necessaria e invidio tantissimo chi riesce a portare le potenzialità di uno strumento a livelli estremi, ma penso che ogni percorso musicale faccia storia a sé e sia importante che ognuno capisca in che direzione sente di muoversi. Per quanto mi riguarda un altro step significativo è stato lo studio della fonia e della programmazione MIDI, che mi ha aperto le porte al mondo della produzione e mi ha fornito degli strumenti per dare vita ai miei brani in un modo che prima credevo impossibile. E per finire il busking; suonare per strada è un’esperienza veramente arricchente, ogni persona che si ferma ad ascoltarti lo fa in modo totalmente spontaneo e ti vede esclusivamente per quello che sei.

Cerchi di tirare sempre il meglio di te nelle tue produzioni. Cosa cerchi di comunicare a chi ti ascolta e, più in generale, come definiresti ciò che fai?

Questa è una domanda complessa: è sempre difficile auto definirsi e io vado particolarmente in crisi. Tutto sommato è sempre pop eh, ma cerco sempre di evitare di ripetermi, di spiazzarmi tra un brano e l’altro. Sicuramente una cosa a cui non riesco mai a rinunciare è l’aspetto melodico, ma per il resto mi piace provare a spaziare il più possibile all’interno delle sonorità che sono in grado di padroneggiare. Il fatto di essere più o meno polistrumentista mi consente di essere attento agli arrangiamenti in senso ampio e valorizzare suoni diversi mi sta particolarmente a cuore.

È da poco online “Mi sento bene”, il tuo singolo d’esordio. Dicci di più!

È un brano che parla di lockdown, ma per quanto mi riguarda un lockdown vissuto abbastanza bene. Mi ritengo un privilegiato da questo punto di vista e conosco molte persone che a livello emotivo hanno sofferto di più in quei due mesi. Io ho tentato di mettere l’accento sull’assurdità di quel periodo, su quanto fosse strano, insolito e alienante trovarci separati per forza con la paura di fare cose che fino al giorno prima erano all’ordine del giorno.

In che modo questo progetto anticipa le tue produzioni future?

“Mi Sento Bene” è una schicchera a un sassolino su una discesa. L’obiettivo è farlo rotolare bene e vedere quanto grande riesce a diventare. Seguirà in tempi non troppo lunghi un altro singolo, anche perché è sempre meglio battere il ferro finché è caldo.

Quali progetti hai per il futuro?

La parola “futuro” oggi è difficile da decifrare. Ti risponderei che mi piacerebbe molto portare il repertorio ampio e nascosto che ho in contesti live, ma purtroppo è complicato prevedere quando potremo tornare a fare i concerti quelli che ci piacciono. Non sono assolutamente contrario ai Live Streaming, anzi penso sia un modo molto innovativo per arrivare a più persone; spero di farne anche qualcuno a breve, però il contatto con il pubblico è un qualcosa che in questo momento manca a tutti i musicisti. La musica se non viene ascoltata suona nel vuoto…

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Non aspettatevi un’altra “Mi Sento Bene” con il testo cambiato, la prossima uscita sarà coerente, ma diversa… sennò non c’è gusto! 😉

Munendo for Siloud

Instagram: @munendo
Facebook: @munendo
YouTube: Munendo

Credits: Riccardo Zianna, Giorgia Groccia

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