InTheMusic: lili, interview

Sonorità travolgenti con liriche che vanno dal reale all’upside down dell’essere umano: tutto ciò è racchiuso nel progetto lili, un’idea di Lisa Masia e Marina Cristofalo.Il progetto nasce da preziose visioni. Il visionario che pensò a questo progetto molto prima di noi fu il loro mentore, amico, amatissimo, con il rispetto più profondo, Franco Battiato. Se esiste un qualcosa di inconfinabile e continuamente mutabile, questo è proprio la musica, in particolar modo il genere elettronico, quello a cui loro si rifanno particolarmente. Da poco è uscito il loro ultimo brano intitolato “Fai quel che sei”.

Band: lili
Componenti: Lisa Masia, Marina Cristofalo
Città: Sant’Antioco, Carbonia, Roma, Bologna.
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Ritornare, Parco Giochi, Fai quel che sei
Periodo di attività: dal 2020
Genere musicale: synth, pop, electro
Piattaforme: Spotify

Chi è lili nella vita quotidiana?

Lili nella vita di tutti giorni è sempre lili, non è un alter ego da palcoscenico, è uno status che ci accompagna nella vita quotidiana, che coccoliamo come la parte più sensibile ed alimentiamo durante la composizione e le ore passate in studio e (speriamo presto) nuovamente sul palco.

Sonorità travolgenti con liriche che vanno dal reale all’upside down dell’essere umano: tutto ciò è racchiuso nel progetto lili. Come è nata la vostra creatura e, più in generale, come vi siete avvicinate alla musica?

lili nasce dalla voglia di voler mettersi in gioco. Siamo passate dalla scrittura in inglese a quella in italiano, il che ci ha portate a confrontarci in maniera diversa rispetto al passato alle parole che si stendono sulle note e viceversa. Anche il modo di sperimentare i suoni ha subito un cambiamento con un approccio più consistente all’elettronica, che in questo momento storico ci appartiene e ci descrive al meglio, collaudando nuove macchine e nuovi programmi. Nonostante il nostro avvicinarci agli strumenti ed ai generi musicali sia davvero molto ampio. Nasciamo entrambe come chitarriste, in passato abbiamo sperimentato linee shoegaze e la combo con l’elettronica ci ha sempre affascinate. Per questo già da diversi anni ci siamo avvicinate ai suoni primordiali della musica elettronica, ispirate da pioniere come Delia Derbyshire e Daphne Oram, rapite totalmente dal BBC Radiophonic workshop, che scoprimmo quando abitavamo in Inghilterra.

Perché questo nome d’arte?

lili è il diminutivo del nostro precedente progetto (Lilies on Mars). Ci piaceva come venivano rappresentate visivamente e graficamente le linee composte dai caratteri delle lettere, che in stampatello minuscolo risultano altalenanti, la loro asimmetria ci ricorda lo spettro delle frequenze, è un gioco di immagine, una visione variabile.

Quali artisti hanno accompagnato la vostra crescita artistica?

Questo progetto nasce da preziose visioni. Il visionario che pensò a questo progetto molto prima di noi fu il nostro mentore, amico, amatissimo, con il rispetto più profondo, Franco Battiato.

Se esiste un qualcosa di inconfinabile e continuamente mutabile, questo è proprio la musica, in particolar modo il genere elettronico. Come affrontate la realizzazione di una strumentale?

Con lili si è sviluppato e concretizzato un concept elettronico e inevitabilmente la struttura dei brani inizia con una formula che spesso parte dai beat o dai sintetizzatori. La nostra visione è quella di scaldare i suoni che inizialmente appaiono freddi, lo facciamo processandoli e manipolandoli ed arricchendoli con delle melodie vocali o strumentali che per noi sono fondamentali, facendole risuonare talvolta ripetendosi come un mantra.

Da poco è uscito il vostro ultimo brano intitolato “Fai quel che sei”. Ce ne parlate?

Questo nostro terzo singolo è un tuffo nel passato che attraversa la vita fino a questo istante. La precisione del momento che segna l’istante è soggettiva. Il nostro invito è quello di agire e fare come ci si sente per davvero, di andare alla ricerca di quella verità, anche se questo processo a volte porta a toccare il fondo, inteso come parte più intima del proprio essere, dalla quale si impara una nuova consapevolezza e che inevitabilmente da la spinta per risalire a galla. Come nuovi, nonostante le fatiche e più consapevoli appunto.

I live vi hanno portato in giro per il mondo, collaborando con artisti di spessore internazionale. Qual è stata l’esperienza che vi ha arricchito maggiormente?

Probabilmente il tour negli Stati Uniti è stato il più avventuroso in assoluto, anche girare l’Europa in lungo e in largo ci ha arricchite tanto. Però rimangono nel cuore i 5 anni di live con Battiato, prima come musiciste e poi le aperture ai suoi concerti con Lilies on Mars nei teatri, negli anfiteatri e piazze meravigliose di tutta Italia e Europa.

La situazione pandemia dell’ultimo anno ha bloccato il mondo musicale quasi a 360 gradi. Per voi che avete sempre vissuto di palcoscenico, facendo ballare migliaia di persone, come è stato ritrovarsi in un mondo differente da quello abituale?

Terrificante. Abbiamo visto chiudersi un sipario sul nostro settore che ancora non vediamo riaprirsi chiaramente. I riflettori spenti, tutte le maestranze che lavorano con noi perché questi riflettori si accendano, han prodotto un silenzio dolorosissimo per tutti questi mesi. E per noi il silenzio senza musica fa davvero male.

Quali sono i progetti futuri di lili?

Il primo disco di lili. E poi suonarlo dal vivo ovunque.

C’è qualcosa che vorreste dire ai nostri lettori?

Invitiamo all’ascolto dei nostri brani, è il nostro modo preferito di comunicare. Grazie.

lili for Siloud

Instagram: @siamolelili
Facebook:@lili.space

Intervista di Mario Castaldo
Credits: Garrincha Dischi

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