InTheMusic: Letizia Breda, interview

Le più grandi passioni di Letizia Breda  sono sempre state la musica e il mondo dell’infanzia e dei giovani. È convinta che a tenerla ancorata alla musica siano stati proprio i suoi sogni interiori che, per quanto lei considerasse irrealizzabili, l’hanno spronata a provarci costantemente. Il suo ultimo singolo si intitola “Pensieri”.

Nome: Letizia
Cognome: Breda
In arte: Leti
Età: 23
Città: Bergamo
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Lettera, Pensieri
Periodo di attività: dal 2020
Genere musicale: Pop Strumentale
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music, Instagram, Facebook, Soundcloud

Chi è Letizia Breda?

Mi chiamo Letizia Breda e sono una pianista ventitreenne proveniente dalla provincia di Bergamo. Ho iniziato a studiare musica e pianoforte all’età di otto anni per poi iscrivermi al Liceo Musicale S. Alessandro di Bergamo dove sono cresciuta moltissimo dal punto di vista musicale. Ora frequento la magistrale in Scienze Pedagogiche all’Università di Bergamo e il primo anno del corso quadriennale di Musicoterapia Umanistica. Le mie più grandi passioni, quindi, sono sempre state la musica e il mondo dell’infanzia e dei giovani. Essere cresciuta con dei nipoti di soli 9 e 10 anni in meno di me, mi ha portata a ricercare costantemente il rapporto che lega musica ed educazione. Ho iniziato quindi, su consiglio di molti docenti, a frequentare e formarmi in corsi di pedagogia musicale e ora lavoro nelle scuole come docente di propedeutica musicale.

Nel tempo libero suono principalmente cover di brani conosciuti e creo Medley. Grazie a questa mia passione per i medley ho inventato una serie su Instagram intitolata “Medley Improbabili” dove unisco due o più brani generici scelti dai followers in soli 15 secondi. Cerco di tenermi attiva in campo sociale e volontaristico soprattutto in Parrocchia dove faccio la catechista e l’organista. Suonare l’organo è per me un grandissimo allenamento musicale che mi ha aiutata a migliorare anche a livello pianistico.

Il tuo percorso nella musica è iniziato all’età di otto anni, ma il tuo rapporto con essa ha sempre avuto alti e bassi. Cosa ti ha sempre tenuta stretta a questo mondo?

Ho sempre fatto molta fatica a studiare, a credere in me stessa e nelle mie capacità pianistiche, ma penso di non essermi mai allontanata grazie ai sogni che custodivo dentro di me. Penso che a tenermi ancorata alla musica siano stati proprio questi sogni interiori che, per quanto io considerassi irrealizzabili, mi hanno spronata a provarci costantemente. Un esempio può essere il fatto di avere come obiettivo quello di riuscire a suonare ad orecchio. Per gioco mi mettevo ad ascoltare le canzoni e schiacciare note a caso sul pianoforte finché non beccavo quella giusta. Ora, dopo tanto allenamento, ci riesco senza problemi. 

Tanti piccoli momenti, fatti di studio e un continuo migliorarsi, ti hanno portata a quello che sei oggi. Quali sono stati gli step più importanti nel settore musicale? 

La vita è fatta di molti momenti di staticità e pochi di novità che sono capaci di darti una carica grandissima. Dal punto musicale, fortunatamente, ho avuto la fortuna di vivere tanti momenti di questo tipo. La maggior parte li ho vissuti all’interno del Liceo Musicale, grazie ai miei meravigliosi docenti che mi hanno sempre fatto vivere la musica a 360 gradi. Tra questi momenti indico un concerto alla Scala di Milano dove parlai con il violinista Joshua Bell, i concerti con i miei compagni di classe e l’esame di maturità dove riuscii a colpire tutto il corpo docente ottenendo il massimo del punteggio. L’esame di maturità, quindi, rappresenta il momento più importante in assoluto proprio perché, mentre suonavo dei brani complessi di Prokofiev, mi resi conto della fatica di tutti quegli anni e di come, grazie ai tanti sacrifici e agli insegnamenti del mio docente, fossi riuscita a raggiungere una buona padronanza dello strumento.

Cosa ascolti di solito e quali sono le tue influenze maggiori?

Io amo la maggior parte dei generi musicali quindi si può dire che, nei miei ascolti giornalieri, si trovano brani di musica classica, come la rapsodia ungherese di Liszt, al rock dei Maneskin e degli Ac/Dc, all’indie pop dei miei compatrioti Pinguini Tattici Nucleari, alle colonne sonore di John Williams fino ad arrivare alle canzoni Disney. Io sono sempre stata influenzata in modo particolare dal rock e, potrà sembrare banale, dalle musiche Disney perché nascondono sempre delle complessità armoniche e un’orchestrazione da paura. Amo anche l’opera lirica che mi guardo senza problemi in Tv e, se possibile, di persona all’Arena di Verona. 

Il pianoforte è il centro delle tue produzioni. Volendo descriverti a chi non ha mai ascoltato un tuo brano, in cosa si caratterizza il tuo stile e cosa cerchi di comunicare a chi ti ascolta?

Molto semplicemente i miei brani sono sempre pop, quindi caratterizzati da una sorta di “ritornello-strofa-ritornello” e potrebbero anche fare da base a un ipotetico testo. Quando compongo non faccio nulla di preparato o obbligato. Entrambi i miei brani, soprattutto “Pensieri”, sono nati di getto senza ritocchi: sono stati così dal primo momento. Questo sicuramente lo direi per descrivermi perché spiega come il grande motivatore che si cela dietro alle mie composizioni sia proprio l’emozione. Nei miei brani c’è sempre una componente malinconica capace di risvegliare la parte più chiusa e profonda di ognuno. Per questo li descriverei come “introspettivi”, ma, come mi è anche stato detto, nei miei brani c’è sempre anche un messaggio di speranza e di forza che permette di rialzarsi. 

La musica strumentale ha due fattori fondamentali: l’emotività e la tecnica. Come si interfacciano nelle tue produzioni?

Devo dire che nei miei brani l’emotività è sempre ben presente mentre con la tecnica ho dovuto ragionarci. In “Lettera”, per esempio, la tecnica è quasi sempre la stessa così come il tessuto armonico.

“Pensieri”, invece, ha degli elementi tecnici e compositivi molto più elaborati. Ci sono delle modulazioni in altre tonalità, delle settime di dominante che invogliano l’orecchio a ricercare una risoluzione nella musica, fino ad avere note più veloci, scale di ottave, accordi e tanti cambi di dinamica da piano a forte. L’emozione, quindi, passa soprattutto attraverso la tecnica che usi. Per questo “Pensieri” è così ricco di emozioni proprio perché, per esempio, il passaggio improvviso da forte a piano genera diverse reazioni nell’animo dell’ascoltatore. 

Il tuo ultimo brano si intitola “Pensieri” e può essere classificato come un pop strumentale. Come nasce?

“Pensieri” nasce in una sera di Gennaio, qualche giorno prima dell’inizio della pandemia. Io ero particolarmente turbata a causa di alcune questioni personali e avevo tutti questi pensieri che mi frullavano nella mente. Un pensiero in particolare, però, non voleva proprio andarsene e continuava a martellarmi nella testa. Mi sono messa al piano e subito è uscito il brano. Quando si ascolta “Pensieri” bisogna immaginare di trovarsi nella mente di una persona. All’inizio viene subito presentato un pensiero strano, che sembra negativo e che cerchiamo di scacciare grazie a tantissimi altri pensieri. Alla fine del brano, però, quel pensiero iniziale ritorna e bisogna decidersi ad affrontarlo. Grazie all’accettazione di sé stessi, quindi, il pensiero può essere capito e addirittura amato in quanto parte di noi. La cosa più bella di questo brano è rappresentata dalla meravigliosa collaborazione che si è creata con tanti giovani della bergamasca. In pensieri non si sente solo la mia voce, ma anche quella dei videomaker Isocode Movie che hanno realizzato un videoclip meraviglioso, in quella del mio produttore Michele Leidi fondatore della MM Production, nell’arrangiatore Mattia Vassalli, nel grafico Federico Carbone e nell’Elfo Studio di Piacenza.

“Pensieri” ha anche catturato l’interesse del negozio di abbigliamento Viola 1964 di Palazzolo sull’Oglio e del make-up artist Francesco Plebani. Infine si è impresso nei cuori del comune di Clusone, soprattutto nell’assessore alla cultura e politiche giovanili, che ci ha offerto il MAT, Museo Arte Tempo, per presentare il messaggio attraverso l’arte. 

In che modo questo brano anticipa le tue produzioni future e come si relaziona, invece, con quelle passate? 

Al momento non ho idea di cosa creare in futuro ma mi sto organizzando per capire che strada prendere. Sicuramente “Pensieri” rappresenta un punto fermo, il raggiungimento di una meta e il traguardo ambito da tantissimi anni ma è giusto non sedersi sul risultato, ma utilizzarlo come trampolino per qualcosa di nuovo. Non so quindi come saranno le produzioni future, ma so che “Pensieri”, a differenza di Lettera il mio primo singolo, è nettamente superiore.

Quali progetti hai per il futuro? 

Sicuramente quello di continuare a fare musica con l’obiettivo di consegnare al pubblico dei messaggi importanti. A differenza di “Lettera” e “Pensieri”, però, mi piacerebbe provare a comporre qualcosa di molto più allegro ed energico. Inoltre la grande collaborazione tra giovani che si è creata attorno a “Pensieri”, mi porta sicuramente a rivolere questo team di lavoro in ogni mio prossimo progetto. Spero anche di riuscire a scrivere dei brani insieme a qualche cantante o altro musicista, in modo da provare il maggior numero di stili possibili. Infine mi piacerebbe portare anche i miei progetti musicali nelle scuole per dare speranza ed energia ai giovani che hanno sempre bisogno di credere in sé stessi.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Sicuramente voglio ringraziarli per aver letto questa mia intervista e, spero, di essere riuscita ad invogliarli nell’ascoltare “Pensieri”. Dietro un brano c’è sempre un lavoro enorme e anche solo una visualizzazione e una condivisione possono ripagare i tanti sacrifici compiuti. A questi lettori, quindi, voglio dedicare “Pensieri” proprio perché è capace di toccare l’animo di ciascuno. Auguro a ogni lettore di coltivare i propri sogni proprio come sono riuscita a fare io. 

Letizia Breda for Siloud

Instagram:@letibreda
Facebook:@letizia.breda 
YouTube: Letizia Breda

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