InTheMusic: Flora, interview

Dietro Flora c’è un’eterna sognatrice, un’appassionata, una ragazza innamorata della vita e delle sue stranezze, ma anche un’estrema realista, talvolta pessimista, una persona precisa nelle azioni, confusionaria nei pensieri. Tutto questo condensato in una sola persona. Per questo scrive. D’obbligo menzionare la sua esperienza ad XFactor 13. Oggi è di nuovo fuori con “Serenità”, il suo nuovo singolo, che apre un nuovo capitolo musicale del suo progetto artistico.

Nome: Flora 
Cognome: Cavina
In arte: Flora
Età: 27
Città: Roma/Milano
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Si vedono i fiori, Perenne ritardo, Una canzone un po’ banale, Sai che c’è, Serenità
Album pubblicati: Si vedono i fiori
Periodo di attività: dal 2019
Genere musicale: Indie, Pop, Cantautorale
Piattaforme: Spotify, YouTube, Apple Music, iTunes, Tidal, Deezer

Chi c’è dietro Flora?

Dietro Flora c’è un’eterna sognatrice, un’appassionata, una ragazza innamorata della vita e delle sue stranezze, ma anche un’estrema realista, talvolta pessimista, una persona precisa nelle azioni, confusionaria nei pensieri. Tutto questo condensato in una sola persona. Per questo scrivo. Farlo mi rimette in ordine.

Sono nata a Roma, ho vissuto e mi sono formata musicalmente tra Essen e Londra. Ora la mia nuova casa è Milano.

Quando Flora è diventato il tuo nome d’arte?

Flora è il mio vero nome, ma se i miei genitori non lo avessero scelto per me probabilmente lo avrei fatto io: mi rappresenta totalmente. Flora è la dea della natura ed in antichità il nome sacro della mia città del cuore, Roma.

Sei convinta che la tua passione per la musica sia legata a tuo padre. Cosa pensi ti leghi ad essa ancora oggi?

Anche se probabilmente ero troppo piccola perché lo possa ricordare oggi, mi piace immaginare che la mia passione per la musica sia nata nel momento in cui mio padre mi fece ascoltare per la prima volta la colonna sonora di “C’era una volta in America”, cullandomi una sera per farmi addormentare. Ho cominciato a studiare pianoforte all’età di sette anni in una scuola del mio quartiere, Ostia, mi sono appassionata e dopo il liceo decidere di andare a studiare in Conservatorio è stata una scelta fisiologica. Mi sono iscritta alla triennale di Pianoforte Pop ed ho passato gli ultimi sei mesi del mio percorso universitario ad Essen, dove ho cominciato a scrivere canzoni.

Poi la voglia di confrontarmi nuovamente con culture diverse dalla mia, unita al desiderio di approfondire i miei studi in campo di composizione musicale, mi ha portata a Londra, dove ho vissuto per un anno e mezzo con la mia parte di famiglia Giamaicana e preso un Master in Songwriting. Al rientro in Italia ho capito quanto scrivere canzoni fosse un bisogno naturale e catartico ed ho deciso così di iniziare il mio progetto originale. La musica c’è sempre stata nella mia vita, il legame si è solo rafforzato negli anni. 

Come le tue influenze si relazionano con i tuoi ascolti?

Nelle mie orecchie di bambina risuonavano perennemente i grandi della musica cantautorale italiana. A casa i miei genitori ascoltavano Battisti, De Gregori, Gaber, Guccini, e poi l’immancabile Renato Zero, solo per citarne alcuni. Questo per forza di cose ha influito notevolmente sul mio modo di pensare e scrivere canzoni.

Altro aspetto rilevante è il fatto che abbia quasi da sempre studiato pianoforte: in un primo momento tutti i miei brani nascono in versione acustica per poi vestirsi di altri suoni ed elementi. Oggi ascolto praticamente ogni genere, prediligendo comunque cantautrici e cantautori. I miei guru degli ultimi anni sono Levante, Joan Thiele, Motta e Calcutta.

Quali sono stati i momenti principali della tua carriera nel settore musicale fino ad oggi?

Sicuramente il percorso accademico che ho seguito: la laurea in pianoforte, la specializzazione in Didattica della Musica, il Master in Songwriting. Poi l’uscita del mio primo Ep “Si vedono i fiori” nel 2019, l’incontro con musicisti e persone fantastiche e l’inizio della mia carriera da cantautrice. D’obbligo menzionare l’ esperienza ad XFactor 13, di cui mi porterò sempre dietro il ricordo legato allo stress del dover condensare un brano di 9 minuti e 34 secondi in 1 minuto e mezzo di esibizione (il pezzo era Firth of Fifth dei Genesis). In ultimo il trasferimento a Milano e l’inizio di un nuovo percorso discografico che spero mi porterà grandi soddisfazioni.

Cosa pensi ti distingua da altri artisti della scena musicale italiana?

Non mi sono mai imposta di dover essere diversa da qualcuno, ma credo che la mia musica sia vera: nasce sempre dal mio vissuto quotidiano, si fonde con le mie esperienze ed i miei ascolti, prende in prestito dal passato immaginando il futuro. Le mie canzoni nascono da un impulso, da una necessità espressiva che poi trasformo in una forma-canzone accattivante e comprensibile ai più, perché il mio obiettivo non è  solo scrivere per me ma anche per gli altri. Sono estremamente convinta che quasi tutte le emozioni siano state esplorate meravigliosamente nelle più svariate forme d’arte nei secoli passati. Alla fine il mondo e la vita sono quelli e tutto o quasi è già stato detto. Io lo dico a modo mio.

“Serenità” è il titolo del tuo nuovo singolo, che apre un nuovo capitolo musicale del tuo progetto artistico. Dicci di più!

È successo che una pandemia mondiale abbia stravolto le nostre esistenze. Quando mi chiedo cosa mi abbia portato via questo periodo infame mi rispondo tanto, troppo. Tra le altre cose due delle persone più belle che la vita potesse donarmi. Ho avuto il privilegio di incontrarle lungo il mio cammino. Questo mi rincuora il giusto. Quando mi chiedo cosa mi abbia lasciato in dono questo periodo infame mi rispondo tanto, troppo. A quel troppo, ai nuovi slanci, alle presunte nuove consapevolezze e verità, ho avuto bisogno di dare una forma. Così nascono tre capitoli, che sono tre canzoni.

La prima, Serenità, vede la luce nel settembre 2020 ma si trasforma acquisendo nuovo significato e nuova veste qualche mese dopo. Prodotta insieme ai ragazzi di Bodacious Collective (Giovanni Pallotti, Davide Sollazzi e Massimo Colagiovanni) e a Paolo Zou, Serenità è un inno all’amore e alle piccole cose, quelle che sembrano sciocche e senza importanza, ma che in realtà contano più di tutto.

In che modo questo brano si relaziona con le tue produzioni passate e come anticipa quelle future?

Ho pubblicato il mio primo Ep “Si vedono i fiori” nell’ aprile 2019. Sono passati poco più di due anni e in questo lasso di tempo la mia musica è cambiata insieme a me. Oggi  sono sicuramente più attenta alle scelte di sound, accolgo con entusiasmo i consigli dei colleghi e delle colleghe che stimo e ho anche lavorato molto sulla mia vocalità.

Serenità è un po’ figlia degli ultimi tempi ed è stata concepita all’interno di un progetto di tre singoli legati da un filo comune: nati a ridosso dell’inizio della pandemia, cresciuti immersi nell’attualità, i tre brani trovano la loro veste definitiva nel ritratto inconsapevole di un momento storico decisamente particolare.

Quali progetti hai per il futuro?

Sicuramente riprendere l’attività live. I concerti mi sono mancati davvero tanto durante l’ultimo anno e mezzo. Non ricordo quasi più l’impareggiabile sensazione di salire su un palco, il gin tonic traballante accanto al mio pianoforte, gli sguardi d’intesa con i miei musicisti, la gente che amo che canta i miei pensieri. Poche altre sensazioni nella vita mi fanno godere di più. Ma il progetto più importante sarà sicuramente la realizzazione del mio primo album al quale vorrei dedicare quanto più tempo ed energie possibili.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Cari lettori, sembrerà banale e l’avrete già sentito più e più volte, ma ricordatevi sempre che basta davvero poco per essere felici. A me lo ha insegnato questo periodo infame. Innamoratevi e contemplate le cose semplici, mangiate bene e lentamente, sedetevi su un prato e fate l’amore, leggete, esplorate quel suono preciso. E poi, se vi va, ascoltate la mia musica.

Flora for Siloud

Instagram: @florasonoio
Facebook: @Floracantautrice
YouTube: Flora

Credits: Marco Negro, Astarte Agency

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