InTheMusic: Paco Sangrado, interview

Dietro Paco Sangrado c’è un ragazzo di 22 anni che studia sociologia. L’elettronica è un genere che accomuna tantissimi ragazzi e ha fatto anche parte della sua adolescenza. Da qui parte la sua necessità di poter fare questo tipo di musica ma a modo suo, con le sue regole. Il suo ultimo singolo di intitola “Una corriera per Marte Sud”.

Nome: Francesco
Cognome: Imperatrice
In arte: Paco Sangrado
Età: 22
Città: Monza
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Da un po’, Crostacei, Eboli, Una corriera per Marte Sud
Album pubblicati: Marittimo
Periodo di attività: dal 2013
Genere musicale: Elettronica
Piattaforme: Spotify, Amazon Music, Deezer, Apple Music, Soundcloud, YouTube

Chi è Paco Sangrado nella vita quotidiana?

Paco Sangrado quando è Francesco Imperatrice è uno studente universitario 22enne che studia Sociologia. Vivo nella provincia di Monza e sono follemente innamorato della musica, dell’arte in ogni sua forma e del romantico calcio di provincia; ogni tanto provo a imparare a suonare la chitarra ma poi mollo tutto e me ne infischio.

Hai esordito nel 2013 ma prima ancora, facendo un passo indietro, come ti sei appassionato alla musica?

Da quel che ricordo mi sono avvicinato alla musica quando mia sorella mi regalò il mio primo mp3, andavo alle elementari, e ascoltavo tutte le canzoni che mi aveva messo lei. C’era di tutto, da musica italiana, musica americana. Ma quello che ricordo di più erano i brani di Fabri Fibra e dei Negramaro, che sono anche parecchio agli antipodi, e la cosa divertente è che ovviamente parecchie cose che diceva Fabri Fibra non potevo comprenderle, ma la musica va oltre il messaggio e le parole spesso e volentieri. Ma il vero momento in cui mi sono detto “Ok, questa roba è davvero figa, voglio farla anche io” è stato quando comprai il mio primo disco, l’album d’esordio dei Ramones. Da lì ho iniziato a scrivere le cose mie, a provare a cantare, ho cercato anche ragazzini della mia età con cui mettere su una band (ovviamente fallendo), e ho studiato per 3 anni batteria, che ho poi mollato perché sentivo non essere la mia strada, ma mi ha aiutato tantissimo a scandire il tempo, a comprendere tantissime cose su come leggere la musica, difatti ho sempre un occhio di riguardo per quanto riguarda le percussioni in un qualsiasi brano che faccio.

Come nasce il tuo nome d’arte?

“Paco” è il diminutivo di Francisco. Quando avevo 12 anni andai in Spagna e i ragazzini locali con cui feci amicizia mi chiamavano così. “Sangrado”, invece, è la traduzione in spagnolo di “Bloody”, dai My Bloody Valentine, una delle mie band preferite.

Il tuo progetto artistico ha come obiettivo quello di accumunare il sound elettronico e il cantautorato. Come definiresti il tuo modo di fare musica e come sei arrivato a questo risultato?

Penso sia giunto il momento di dare una ventata d’aria fresca al cantautorato e allo storytelling, rendendolo più appetibile alle orecchie di chi ascolta. Non possiamo pretendere di andare avanti con la chitarra acustica o con il pianoforte e basta (per quanto rimangano comunque enormemente affascinanti), bisogna andare oltre. L’elettronica è un genere che accomuna tantissimi ragazzi, e ha fatto anche parte della mia adolescenza, da qui parte la mia necessità di poter fare questo tipo di musica ma a modo mio, con le mie regole, volevo un sound molto tranquillo, ambient e sexy, con le parole costruire scenari dove perdersi totalmente. Credo che col tempo sto raggiungendo questo mio obiettivo.

Cosa cerchi di comunicare con la tua musica e come nasce un tuo brano?

Nelle mie canzoni parlo sempre di me, in un modo o nell’altro le mie canzoni sono uno specchio di quelle che sono le mie emozioni, le mie paure, le mie paranoie, e le trasformo in testo, in musica. Voglio che le persone possano sentirsi meno sole ascoltando la mia musica, capire che ogni tanto va bene piangere, è normale sentirsi non capiti. Scrivo di ciò che mi circonda e le trasformo in storie con riferimenti surreali, che risultano veritiere, le puoi toccare con mano. Queste storie poi le canto sopra una base su cui ci lavoriamo insieme io e i vari producer con cui da anni ormai stiamo facendo questo percorso, cercando di migliorarci sempre di più e trovando una dimensione tutta nostra.

Il tuo ultimo singolo di intitola “Una corriera per Marte Sud”. Ci dici di più?

È un brano delicato, quasi una preghiera. È la rappresentazione di un viaggio inter dimensionale che vede lo smarrimento e il distacco fra l’essere umano e l’universo, il vuoto fra i satelliti, gli androidi e i venti solari; il brano esprime l’inadeguatezza dell’uomo dinanzi alle emotività scatenate dai rapporti sociali tossici, mal compresi, indefiniti.

Come hai lavorato alla produzione di questo brano?

Ho lavorato insieme a Xgosh! alla produzione di questo brano, stava lavorando su questa base utilizzando suoni di astronavi, conversazioni tra astronauti, creando mood molto rilassante e spaziale. Lì ho colto subito l’occasione per scriverci sopra una storia, partendo da questa idea della parabola del figliol prodigo, ma in una chiave più futuristica, con questa idea di fondo di poter viaggiare su Marte con una semplice corriera, come se fosse un gesto quotidiano, e questo binomio ha funzionato.

Qual è la relazione tra “Una corriera per Marte Sud” e le tue produzioni passate?

Tendo sempre a sperimentare, non sono tentativi per vedere cosa riesce e cosa no, sono tutti esperimenti riusciti e che compongono un grosso puzzle dove si spazia su più sound, dalla musica synthwave, a suoni più cloud e house. Ma sono tutte diversi modi in cui mi approccio alla musica elettronica. E anche questa volta ho voluto portare all’ascolto di chi mi segue qualcosa di nuovo, suoni molto più chill rispetto ai brani precedenti, qualcosa di molto introspettivo.

Programmi per il futuro?

Abbiamo in mente di pubblicare a settembre un progetto a cui stiamo lavorando da 1 anno, dal suono ricercato ma allo stesso tempo assolutamente fruibile da chiunque. Stiamo anche valutando di fare qualche data nelle nostre zone e nell’hinterland milanese, ma anche in zone del Sud Italia.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Voglio darvi un piccolo manuale di istruzioni per ascoltare al meglio “Una corriera per Marte Sud”: ritagliatevi del tempo davvero per voi; mettetevi comodi, seduti, sdraiati, dove più vi aggrada; chiudete gli occhi, mettetevi le cuffiette.

Paco Sangrado for Siloud

Instagram: @pacosangrado

Credits: Cassandra Enriquez, Conza Press

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