InTheWeb: Elena Setzu, interview

Elena Setzu è una consulente di marketing, la più emulata dai consulenti di marketing. Partita completamente da zero, è riuscita a trasformare una semplice passione in un lavoro. La sua etica professionale si basa su due elementi chiave: linguaggio semplice e trasparenza con il cliente. Ad oggi è un’imprenditrice. Si è slegata da tutto quello che è l’operatività all’interno dell’azienda e si occupa prevalentemente della parte strategica e imprenditoriale.

Nome: Elena 
Cognome: Setzu
Anni: 33
Città: Malta
Nazionalità: Italiana
Professione: Esperta di Marketing
Sito web: www.elenasetzu.it

Ciao Elena, è un piacere conoscerti. Prima di ogni cosa, dicci qualcosa in più su di te!

Mi chiamo Elena e non sono una di molte parole. Preferisco sempre che i dati parlino per me.

Ad oggi sei una consulente di marketing, la più emulata dai consulenti di marketing. Come nasce la tua passione per questo settore?

Non nasce la passione per il marketing, io sono il marketing. Sono l’etica che in questo settore viene a mancare, rappresento il cambiamento dalla povertà al successo. Non mi ricordo un solo giorno della mia vita in cui io già non fossi totalmente innamorata del business.

Sei partita completamente da zero e hai fatto di tutto pur di riuscire a finanziare i tuoi studi e ad emergere nel panorama nazionale. Come sei riuscita a trasformare una semplice passione in un lavoro?

Ho fatto quello che in psicologia viene definito “bruciare le navi”: sono andata via di casa, dovevo mantenermi da sola e non avevo altra scelta. E quando dico che non avevo altra scelta, dico sul serio: l’alternativa era continuare a mangiare ogni sera pane e margarina e a dormire sul lettino gonfiabile bucato. Raramente dormivo più di 5/6 ore a notte, passavo il 100% del mio tempo a fare qualunque cosa necessaria per trovare nuovi clienti, chiudere contratti, allungare il ciclo di vita del cliente, migliorare le mie skills.

Ad oggi, quali sono le tue attività e di cosa ti occupi nello specifico?

Ad oggi sono un’imprenditrice, mi sono slegata da tutto quello che è l’operatività all’interno dell’azienda e mi occupo prevalentemente della parte strategica e imprenditoriale, ovvero far sì che nessun cliente rimanga indietro, che le aspettative vengano più che superate, e che le aziende crescano in salute e in maniera esponenziale di anno in anno.

La tua etica professionale si basa su due elementi chiave: linguaggio semplice e trasparenza con il cliente. Perché credi che questi siano fondamentali per una collaborazione efficace?

Partendo dal presupposto che non devo convincere nessuno ad acquistare e non ho un disperato bisogno di vendere, perché le cose vanno già benissimo e potrei avere una vita soddisfacente anche solo tenendo attivi i contratti attuali, ciò fa sì che io possa ragionare lucidamente, e in quanto persona lucida tengo sempre a mente quelle che sono le mie origini e il mio carattere.

Sono sempre stata una persona molto empatica, ho sempre aiutato tutti fin da quando ero bambina, sono sempre stata molto altruista, e di conseguenza la mia etica è cresciuta con me e adesso si ripercuote in quello che faccio. La mia etica prevede che un cliente non sia un numero, un cliente è prima di tutto una persona. Non è raro infatti che si sviluppino dei legami veri e propri con i clienti, perché quella che si va a creare è una specie di famiglia.

Questo periodo di pandemia è stato difficile per moltissime realtà. Nonostante ciò, grazie al tuo lavoro sul web sei riuscita ad aiutare tantissime aziende a risollevarsi. Come sei riuscita a raggiungere questo obiettivo?

Mi trovavo in Portogallo, era febbraio 2020, e nell’arco di 7 giorni abbiamo dovuto interrompere i lavori su una serie di progetti nascenti. La situazione peggiorava di settimana in settimana, oltre a noi (che fortunatamente possiamo lavorare ovunque), anche ai nostri clienti è stato imposto di chiudere le attività. Ci siamo tagliati, volontariamente, il 25% al mese per 3 mesi da ogni singola fattura ai clienti che hanno dovuto chiudere o ridurre l’attività, pur continuando a lavorare e anzi, lavorando molto, molto di più per rettificare, modificare e talvolta buttare via tutto il lavoro prodotto, a causa della pandemia non prevista.

Il buco è stato grande quanto l’ultima Tesla Full Optional. La situazione era grigia per noi come per tutti, ma abbiamo comunque fatto il possibile, ai limiti dell’ossigeno, per contribuire alla situazione. Lo abbiamo fatto distribuendo gratuitamente un’inedita mailclass e formazione gratuita e parallelamente lavorando giorno e notte. Nel frattempo, la nostra sede di Malta, per la quale avevamo appena firmato per 2 anni di affitto, è stata chiusa per disposizioni governative. Dopo un anno di preparazione, un trasloco completo che ha mosso persone, camion di attrezzature e investimenti a 4 zeri multipli per rendere possibile il progetto.

Cosa è successo poi? In primis, essendo bloccata a Malta (dopo il mio matrimonio, ho visto la mia famiglia solo due volte), abbiamo preso in affitto un appartamento tanto grande da poter fare da ufficio, e abbiamo iniziato a lavorare in Smart Working, cosa che faccio tutt’ora, andando in ufficio solamente per meeting e impegni non gestibili da remoto. Ad oggi, il numero dei collaboratori del nostro staff tra Italia e Malta è più che triplicato, ed è suddiviso in 5 team. Inoltre, abbiamo acquisito una white label agency esistente, per gestire i clienti su Malta. Abbiamo stretto contratti più grossi ed importanti, abbiamo messo la firma su alcuni progetti molto conosciuti. Abbiamo iniziato a piantare alberi: una piccola percentuale del nostro guadagno tornerà indietro ogni trimestre come ringraziamento, sotto forma di alberi piantati nelle foreste del globo. Ho scritto un libro sull’eCommerce e ne ho regalati 2.000 copie prima di iniziare a guadagnarci un solo euro.

Insomma, non sono rimasta con le mani in mano, in un momento drammatico e difficile per tutti.

Il web è una grande arma e, mai come in questo periodo, si sta rivelando uno strumento importantissimo per potersi risollevare o quantomeno per rendere il proprio business più profittevole. Perché un’azienda dovrebbe investire in questo senso?

Io credo che un’azienda, per essere definita tale, in primis debba avere un modello di business creato per generare utili. Non fatturati, ma proprio per marginare. E per poter raggiungere questo risultato in maniera etica, l’azienda deve avere questi requisiti:

  • Risolvere un problema molto sentito da una determinata nicchia di persone o conferire uno status fortemente desiderato
  • Avere un target assolutamente reperibile e con una quantità di persone che ne fanno parte abbastanza elevata
  • Avere una qualità e un costo del proprio prodotto o servizio idonea a ciò che il target percepisce per quanto riguarda il valore dell’azienda o del prodotto o servizio.

Se prendiamo tutti questi punti, vediamo che tutti riguardano la strategia imprenditoriale, mentre uno è più prettamente legato al marketing per come è conosciuto. Il punto in questione è quello della findability, ovvero quello che sopra ho chiamato “target assolutamente reperibile”.

Facciamo alcuni esempi, chi sono i target fortemente reperibili? Per esempio possono essere persone che fanno equitazione, persone che frequentano l’università, genitori di bambini di determinate fasce d’età, pensionati, persone che utilizzano dispositivi a marchio Apple, persone che fanno ciclismo, tifosi di una determinata squadra di calcio, insomma tutte quelle persone che stanno all’interno di quello che io in gergo chiamo “bacino”.

Faccio anche l’esempio inverso: supponiamo che tu venda delle componenti particolari per sole auto BMW. Il web non è il posto giusto per individuare chi guida una BMW, se non per qualche gruppo Facebook di nicchia dove comunque gli utenti attivi sono solo ed esclusivamente quelli. In quest’ultimo caso, il web non è il posto giusto per la tua attività. Se invece rispecchi i requisiti di sopra, se hai una nicchia findable, la tua nicchia si trova al 100% sul web, e se hai il modello di business che ho descritto sopra, devi assolutamente farglielo sapere, nei giusti modi e con le giuste strategie.

Prova a pensare di voler arrivare alle persone che fanno ciclismo, perché hai un prodotto che gli risolve un problema clamoroso. Le cose sono tre: puoi fare come si faceva un tempo, ovvero investire un patrimonio in volantini o pubblicità in radio, tv o giornale, pagando di fatto per essere visto da migliaia e migliaia di persone e sperare che tra queste ci sia effettivamente un buon numero di ciclisti, oppure puoi fare come si faceva sino a qualche anno fa, pensare di fare grandi cose online mettendo un sito in rete e sperando che le persone che hanno quel problema che tu risolvi in un modo o nell’altro ti trovino e che siano anche in un numero sufficiente da poterti far campare da questo.
Oppure, terza opzione, sfrutti quella che è la vera potenza dei Social, ovvero la findability: ti vai a trovare dove sono le persone della tua nicchia – perché se sono vive e hanno un’età compresa tra i 16 e i 70 anni sono sui Social – e vai diretto da loro, perché frequentano gruppi, pagine, account, seguono persone, o più semplicemente perché Facebook traccia i loro dati. Quindi, o fai come nel primo caso e chiudi bottega in due giorni, o fai come nel secondo caso e anziché cavalcare un’onda immergi i piedi in riva al mare, oppure fai come nel terzo caso, e cavalchi l’onda del Web e dei Social.

Spesso si paragona il web ad un’arma a doppio taglio: da un lato potrebbe decretarne il successo, dall’altro potrebbe causarne il collasso. In realtà, come è ovvio che sia, ci sono sia pro che contro. Qual è il tuo pensiero a riguardo?

Mi ricollego alla risposta precedente, amplificando gli scenari possibili di chi, anziché cavalcare l’onda con i giusti presupposti e nel giusto modo, mette solamente i piedi in riva al mare. Andare online ha dei costi iniziali e di mantenimento che non cambiano tantissimo sia che tu faccia le cose male, sia che le faccia bene.

Molte volte, però, le persone fanno le cose male, si affidano al cugino, seguono l’esempio di altre persone che però sono a livelli completamente diversi, preferiscono spendere 1000 o 2000€ in meno e affidarsi a personaggi dubbi e incompetenti.
Di conseguenza sì, fare le cose in rete senza avere la giusta guida, una consulenza adeguata, uno staff adeguato, il budget minimo indispensabile e senza una strategia, ti può far sprecare il 100% di ciò che spendi per andare in rete. Infatti, l’imprenditore mediocre vive l’andare in rete come una vera e propria scommessa, sperando di non sprecare i soldi, mentre l’imprenditore vero sa che per fare bene in rete deve rivolgersi a chi sa fare, ha fatto e fa costantemente bene in rete, e quindi i soldi non li spreca e non si fa male.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro e quale sarà la direzione che prenderanno le tue attività?

Abbiamo recentemente aperto anche a Malta, dove vivo al momento, e da un po’ di tempo a questa parte stiamo iniziando a seguire progetti, personaggi e brand particolarmente noti, quindi tra i miei obiettivi c’è sicuramente quello di impattare il più possibile nelle vite dei nostri clienti e poterci focalizzare sempre di più in ciò che ci dà le maggiori soddisfazioni personali oltre che economiche

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Bruciate le navi e cavalcate l’onda, il meglio deve ancora venire.

Elena Setzu for Siloud

Website: www.elenasetzu.it
Instagram: @elenasetzu.marketing
Facebook: @elenasetzu.mktg

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