InTheBook: Alessandra Tava, interview

Alessandra Tava è da sempre divisa tra più passioni, in particolare tra basket e scrittura. La sua principale fonte di ispirazione è la sua quotidianità e, non a caso, dice sempre: “scrivo perché mi succedono cose”. Da poco è uscito il suo nuovo romanzo, intitolato “Buttati che è morbido” e nato dopo la sua esperienza di vita a New York. In realtà, si tratta di un libro prima vissuto e poi scritto a penna.

Nome: Alessandra
Cognome: Tava
Età: 29
Città: Bologna
Nazionalità: Italiana
Professione: Cestista professionista, Scrittrice

Chi è Alessandra Tava nella vita quotidiana?

Mi chiamo Alessandra e sono nata a Voghera. Son cresciuta a Castelnuovo Scrivia in provincia di Alessandria e mi reputo una bolognese di adozione. Sono una giocatrice di basket professionista, mi sono laureata in Scienze della Comunicazione e ho un Master in Web Communication.

Sono andata via di casa che avevo quindici anni per inseguire il mio sogno di diventare una giocatrice professionista di pallacanestro. Mi sono trasferita a Roma, a 600 e passa chilometri dalla mia famiglia. Anche se è stata una scelta un po’ azzardata non me ne sono mai pentita. Anzi, quindici anni dopo, posso dire che quella di trasferirmi nella Capitale per inseguire i miei sogni è stata una delle migliori scelte che potessi fare. Successivamente ho girato un po’ l’Italia, sempre per giocare a basket. Parallelamente ho portato avanti gli studi.

Dopo un’esperienza in Svezia sempre per la pallacanestro, mi sono presa una pausa dal basket, stavo perdendo gli stimoli e l’entusiasmo che avevano contraddistinto il mio percorso. Così mi sono trasferita prima a New York e poi a Panama City. In queste città ho fatto esperienze di lavoro e di vita che mi hanno davvero formata e cambiata. Dopo la permanenza all’estero sono tornata in Italia, nello specifico a Bologna che era stata la città che più mi era mancata. Sono tornata a giocare a basket perché sentivo di non aver chiuso del tutto i conti con lo sport di cui mi ero innamorata quando ero una bambina.

Oggi la mia vita si divide tra basket, scrittura e lavoro. Cerco di far conciliare le mie passioni con progetti lavorativi inerenti alla comunicazione, quello che appunto ho studiato, che spaziano in diversi ambiti.

La tua vita si è sempre divisa tra due passioni: il basket e la scrittura. Come sei riuscita a farle vivere insieme?

Vero, il basket e la scrittura sono sempre state due mie grandi passioni. Per me è stato più complicato e impegnativo far conciliare basket e studio, basket e lavoro. Ci sono sempre riuscita ma non è stata una passeggiata. Quando si pratica uno sport ad alti livelli gli impegni sono tanti e anche se di tempo libero nell’arco della giornata ce n’è parecchio, non è facile incanalare le energie mentali su diversi fronti. Alla fine però con impegno e forza di volontà si può fare tutto. 

Per quanto riguarda lo scrivere, è tutta un’altra storia. È sempre stato un bisogno, una necessità. Non ho mai dovuto trovare il tempo di scrivere, anche perché quando mi siedo davanti al computer o quando prendo carta e penna e penso “oggi scrivo” non esce fuori mai niente di buono. Ho sempre scritto perché quando scrivo sono nella mia bolla. Sono in quel posto in cui ho libero accesso solo io e credo sia indispensabile ritagliare degli spazi per me stessa. Mi ha sempre fatto bene scrivere. Scrivo quando sono felice, quando sono triste, quando mi succedono cose che non voglio dimenticare ma in realtà scrivo anche le cose che mi vorrei dimenticare, spesso e volentieri sono quelle che mi danno più spunti. Quindi tornando alla domanda, non ho mai visto lo scrivere e il giocare a basket come due aspetti della mia vita da conciliare. Ho sempre visto entrambe le attività come cose da fare perché son sempre state parte di me. Perché sia il basket che la scrittura, a modo loro, mi fanno star bene. Mi completano.

Tante piccole e importanti tappe ti hanno portato ad essere quella che sei oggi. Tra trasferimenti, lavori e una laurea, quali sono stati i momenti più importanti della tua vita?

Grazie, con questa domanda mi avete fatto riflettere su tutti gli step fondamentali della mia vita. Troppe volte diamo tutto per scontato e non ci soffermiamo nemmeno per un attimo a pensare cosa ci ha portato a diventare le persone che siamo.

Sicuramente il primo giro di boa della mia vita è stata la decisione di trasferirmi a Roma a soli quindici anni per inseguire i miei sogni. E per questo devo ringraziare la mia famiglia che mi ha lasciato partire. I miei genitori avrebbero potuto vietarmi di andar via così presto e invece mi hanno appoggiata e hanno avuto fiducia. Non gliene sarò mai grata abbastanza.

L’altro momento importante è stato quello di prendermi la famosa pausa dal basket. Quando quindi mi sono trasferita a NY. Sono cresciuta tanto in quell’anno lontano dall’Italia e lontano dal basket.

Il terzo momento invece è stato quando ho deciso di tornare a vivere a Bologna e tornare a giocare a pallacanestro. Sicuramente senza questi tre step non sarei la donna che sono oggi. Ho la fortuna di aver avuto una vita piena tra alti e bassi e ci sono tantissimi altri momenti che varrebbe la pena menzionare. Ma questi tre sono forse quelli che più mi hanno portato ad essere la Alessandra di oggi.

Focalizziamoci ora sulla scrittura. Come definiresti il tuo modo di scrivere?

Il mio modo di scrivere lo definirei colloquiale, accessibile davvero a tutti. La mia scrittura è schietta. Scrivo in modo semplice e diretto. Mi piace il pensiero che il lettore si possa identificare in un personaggio del racconto ma anche all’interno di una conversazione. Credo fermamente che le storie che in apparenza potrebbero risultare come storie comuni siano in realtà quelle di cui c’è più da dire. Scrivo come vorrei che fosse scritto un libro in grado di farmi staccare per un po’ dalla realtà ma che allo stesso tempo la realtà la racconti.

Cosa influenza di più il tuo modo di scrivere?

La mia principale fonte di ispirazione è la mia quotidianità. Dico sempre che “scrivo perché mi succedono cose” ed è proprio così. Ho tanti interessi e una vita dinamica. Sicuramente le mie amiche e i miei amici condizionano quello che scrivo. Chiacchiero molto ma mi piace anche ascoltare e trovo ispirazione nelle parole dei miei interlocutori.

Spesso mi capita di prendere appunti dopo che ho finito una chiacchierata con qualcuno. Con gli amici è più semplice ma lo faccio spesso anche con chi non conosco. Sono un’osservatrice e può venirmi in mente di scrivere qualcosa di interessante anche dopo aver visto una scena che mi ha colpito, o dopo una chiacchierata al bar con qualcuno che non conosco oppure dopo due scambi di battute in fila alle poste o a far la spesa. Insomma, mi ispira tutto quello che è vita vissuta. Sono anche molto curiosa e faccio tante domande perché mi interessano i diversi tipi di prospettiva e le differenze caratteriali e di pensiero delle persone. Mi affascina tutto ciò che faccio fatica a capire ma cerco di non soffermarmi sul mio pensiero, anzi. Più trovo un concetto lontano da me e più cerco di andare a fondo. Storie incredibili si trovano davvero ovunque, basta solo avere la voglia di accorgersene.

“Buttati che è morbido” è il titolo del tuo primo romanzo, un libro prima vissuto e poi scritto a penna. Come nasce?

“Buttati che è morbido” nasce dalla mia esperienza di vita a New York. Quella magnifica città mi ha concesso il privilegio di conoscere e avere a che fare con persone che hanno lasciato il segno dentro di me. Sono state loro che mi hanno permesso di mettere nero su bianco i miei mesi newyorkesi. Senza le loro storie che mi hanno accompagnato durante la mia permanenza a NY non sarebbe mai nato “Buttati che è morbido”. I protagonisti del libro sono persone che nella realtà hanno colorato le mie giornate a NY. I loro sogni, le loro ambizioni, le loro paure e il loro modo di affrontare la vita mi ha permesso di scrivere un libro.

Io scrivo da sempre ma le esperienze di vita a NY mi hanno spinto a scrivere di più, con più costanza. A un certo punto avevo la sensazione di potermi dimenticare tutte le cose incredibili che mi succedevano nell’arco di una sola giornata e non potevo permetterlo. Ho scritto di ogni posto in cui sono stata, di ogni persona che ho conosciuto, di ogni fatto accaduto a me o a chi mi stava vicino. Buttati che è morbido è nato proprio dalla lettura di quelle pagine di quaderni. Ho voluto trasformare in romanzo una parte di quello che avevo vissuto in prima persona. 

Cosa si racconta in questo libro e cosa hai voluto trasmettere ai lettori?

Nel libro si raccontano le storie di due ragazze e due ragazzi tra i 19 e i 32 anni, provenienti da mondi lontani, con idee diverse, orientamenti sessuali differenti. Le culture sono diverse e il modo di approcciare alla vita anche ma nel corso del racconto diverranno l’uno indispensabile per l’altro. Amori, amicizie, simpatie e antipatie, lavori dei sogni e lavori momentanei, feste e festività. Colazioni, pranzi e cene. Cuori spezzati, occhi ricchi di vita. Relazioni. Buttati che è morbido è tutto questo e molto altro. Mi piacerebbe che il mio primo romanzo potesse iniettare nei lettori una buona dose di apertura mentale, una dose di spensieratezza e una dose di speranza.

Ho definito Buttati che è morbido come un libro per chi ama osare e per chi non sempre trova il coraggio di farlo. Proprio questo è il messaggio che vorrei che passasse.

Ho affrontato con leggerezza temi come ad esempio l’omosessualità o la violenza domestica che non possono essere definiti leggeri. Ma l’ho fatto appositamente, per rendere questi temi ancora più accessibili a tutti e per far riflettere cercando di risultare il meno pesante possibile.

Stai già lavorando a qualche nuovo romanzo?

Non smetto mai di scrivere, ci sono momenti in cui sono produttiva e altri meno ma la mia necessità di scrivere ovviamente non si è esaurita con la pubblicazione di Buttati che è morbido. Quindi sì, sto lavorando su un altro libro ma non ho fretta di pubblicare il mio secondo romanzo. Voglio prima prendermi cura di Buttati che è morbido e farlo arrivare nelle case di più persone possibili. Poi penserò a pubblicare un secondo libro. Ma ripeto, non ho nessuna pressione e nessuna fretta. Non è facile far conoscere il primo romanzo di un’autrice sconosciuta ma ci sto provando. Mi piace pensare che quando si mette passione in quello che si fa, prima o poi qualche soddisfazione arriva. Sul campo da basket questo ha sempre funzionato, spero possa funzionare anche nel complicato mondo dell’editoria. 

Quali saranno i tuoi prossimi step?

Mi state chiedendo cosa voglio fare da grande? Perché attualmente mi sento ancora una bambina con tanto da scoprire di questa vita. Spero di poter dire di essere un’atleta professionista ancora per un po’ di tempo ma purtroppo non potrò giocare a pallacanestro per sempre. Ho studiato e lavorato per potermi costruire un futuro lontano dalla pallacanestro. Quindi i prossimi step saranno quelli di porre le basi per la mia vita post basket. Che potrà essere tra uno, due, tre anni, non lo so ancora. Nel frattempo spero di non perdere l’entusiasmo e la passione per tutto quello che faccio. Che sia un allenamento, il lavoro sui miei progetti o la stesura di un altro libro.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Certo! Cari lettori, se siete arrivati fino a questo punto dell’intervista non vi resta che andare a ordinare una copia di “Buttati che è morbido”, non ve ne pentirete!

A parte gli scherzi, ci tengo a dire a tutti coloro che stanno leggendo una cosa che dico sempre a me stessa: cercate qualcosa che vi faccia svegliare la mattina felici e una volta che l’avete trovata date tutto quello che avete per poterla ottenere. Non importa quanto complicata sia, ne varrà comunque la pena. Buttatevi, troverete una superficie morbida ad aspettarvi! E in caso contrario imparerete qualcosa di prezioso che un giorno vi sarà utile.

Con questo augurio di felicità vi saluto. È stato un piacere!

Alessandra Tava for Siloud

Instagram: @tavic
Facebook: Alessandra Tava libri

Credits: Claudia Venuti, The Sound Check, Sound Communication

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