InTheMusic: Castelli, interview

Castelli è un musicista che nella vita si occupa di digital content per grandi aziende. Con il suo nuovo EP “Castelli” sentiva il bisogno di provare a fare tutto da solo e soprattutto di provare una nuova sfida con la scrittura in italiano. Il suo primo concerto sarà a Milano il 10/7 al Vagone.

Nome: Stefano 
Cognome: Castelli 
In arte: Castelli 
Età: 37
Città: Sesto San Giovanni 
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Paneuropea, 1984, Chiusi, Canzone Italiana
Album pubblicati: Castelli
Periodo di attività: dal 2020
Genere musicale: Synth pop / New wave 
Piattaforme: YouTube, Spotify, Amazon Music, Apple Music, ecc.

Ciao Stefano, è un piacere scambiare quattro chiacchiere con te. Prima cosa: chi sei e cosa fai nella vita quotidiana?

Ciao a tutti, sono Stefano, musicista da ormai 20 anni nel mio mondo parallelo. Nella vita reale invece mi sono sempre occupato di digital content per grandi aziende.

Come ti sei avvicinato al mondo della musica?

Ho iniziato da giovanissimo suonando la batteria e urlando in un gruppo hardcore punk con i miei amici di sempre, poi è iniziato un percorso di ricerca e di crescita (si, forse sono anche migliorato con gli anni) che mi ha portato a suonare in varie band più o meno conosciute nelle varie scene indie/ alternative/ punk: Nerd Follia, the Phonograph, Nails & Castles, Twerks, fino ai più recenti Clone Culture e appunto al mio progetto solista. 

Tra le tue esperienze musicali più importanti c’è sicuramente l’appartenenza al gruppo post punk milanese Clone Culture. Cosa rappresenta per te la band?

La band e le band del mio passato hanno sempre rappresentato una parte fondamentale della mia vita. Ovviamente alcuni dei migliori aneddoti e ricordi sono legati al mondo band, soprattutto a quando si andava in tour. Per me la band è davvero un mondo parallelo che rimane in perfetto equilibrio con il resto della mia vita.

Abbastanza lontano dal rock è invece il tuo sound attuale. Quali sono gli elementi della tua musica attuale?

Synth Pop e New Wave rappresentano un percorso coerente evolutivo che parte dal punk. Un po’ come è successo in Inghilterra a cavallo tra gli anni 70 e gli anni 80, anche io naturalmente ho affrontato questo percorso passando dalle chitarre ai synth e alle batterie elettroniche.

Sei uscito con il tuo album omonimo che battezza il progetto da solista. Qual è l’idea che hai sviluppato con l’EP?

Nessuna idea in particolare, avevo solo bisogno, complice la pandemia, di provare a fare tutto da solo e soprattutto di provare una nuova sfida con la scrittura in italiano. Il resto è merito di Luca Urbani (Soerba, Garbo, Fluon) il quale ha subito creduto nel progetto e mi ha accompagnato in questo percorso come produttore.

La raccolta di apre con “1984”, un brano in collaborazione con Garbo e primo singolo estratto. Come nasce?

Nasce appunto da Luca Urbani, pensavamo potesse essere in linea con il brano e il messaggio del testo. Luca gliel’ha proposto e Garbo ha subito accettato e ha cantato con me. Sono stato veramente contento e onorato di poter ospitare il padre della New Wave italiana nel mio esordio 

E com’è stato collaborare con Garbo?

Un onore e davvero facile. A Garbo il pezzo è piaciuto e l’ha fatto subito suo. La cosa incredibile è che io nel 1984 nascevo negli stessi giorni in cui lui presentava uno dei suoi pezzi più belli “Radioclima” al festival di Sanremo. Ritrovarsi quasi 40 anni dopo a cantare insieme è per me sicuramente una di quelle sorprese che la vita é in grado di riservarti. 

Hai in programma live?

Si, per ora uno solo a Milano 10/7 al Vagone. Spero ne arrivino altri a breve. Sarà il mio primo concerto e suonerò con Luca Urbani ai synth e sequenze e Claudio Chiodi alla chitarra.

Programmi per il futuro?

Un video per “chiusi” e altri pezzi che stiamo registrando. Ho scritto davvero tanto e stiamo finalizzando gli ultimi dettagli sempre con la stessa squadra.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Spero di avervi incuriosito e che il mio album vi porti a scoprire (o a riscoprire) le sonorità wave / synth pop. In Italia c’è una scena ricca che paradossalmente è molto più seguita all’estero che da noi. Io sto provando a raccogliere i migliori artisti qui, con lo scopo anche di creare una community più forte. Date un ascolto e supportate la musica indipendente.

Castelli for Siloud

Instagram: @castelli_84
Facebook: @castelli84
YouTube: Castelli

Credits: PressaCom

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