InTheMusic: Iride, interview

Matteo, Tommaso, Stefano, Andrea insieme sono gli Iride, tutti studenti e lavoratori tra i 23 e i 25. Hanno avuto tutti e quattro degli imprinting diversi. La prima volta che hanno provato assieme è capitato per gioco; volevano soltanto accendere gli amplificatori e farli urlare. Da lì in poi hanno cominciato un percorso che li ha portati a tanti successi.

Band: Iride
Componenti: Matteo, Tommaso, Stefano, Andrea
Età: 23, 25
Città: Modena
Nazionalità: Italiana
Periodo di attività: dal 2018
Genere musicale: Indie rock, Emo, Cantautorato
Piattaforme: YouTube

Chi sono nella quotidianità gli Iride?

Siamo studenti e lavoratori; in particolare Stefano ha iniziato a lavorare da poco e Matte sta riprendendo a studiare, Tommi e Zap studiano rispettivamente economia e Fisica. Veniamo tutti dalla bassa modenese e viviamo un po’ lontani l’uno dall’altro; chi a Modena, chi a Massa Finalese, ma quando facciamo le prove le distanze si annullano.

Come vi siete avvicinati alla musica e quando poi vi siete uniti in una band?

Abbiamo avuto tutti e quattro degli imprinting diversi. La prima volta che abbiamo provato assieme è capitato per gioco; volevamo soltanto accendere gli amplificatori e farli urlare. Da lì in poi abbiamo cominciato un percorso che ormai perdura da quasi tre anni, che ci ha portato ad approfondire oltre che gli aspetti musicali anche quelli personali, sviluppando una forte empatia. Crediamo molto che per fare musica bisogna raccontare la verità, e questa parte da un’analisi interna, nella quale crediamo molto.

Perché “Iride” per rappresentarvi? 

Abbiamo visto un cartello stradale con suscritto “iride” che indicava un centro di formazione dismesso… O almeno crediamo. In ogni caso il nome ci è piaciuto e lo abbiamo fatto nostro!

Miscelate sonorità punk al cantautorato, utilizzando testi schietti e diretti. Quali artisti vi hanno maggiormente ispirato nella vostra crescita artistica? 

Abbiamo influenze molto diverse: cerchiamo di miscelarle il più possibile così da non poterle etichettare e, in un qualche modo, lasciare che le nostre canzoni diventino a loro modo uniche. Condividiamo però delle passioni comuni per gli Strokes, i Coldplay, Radiohead, e tutti quei gruppi che in un qualche modo ci ricordano i momenti in cui ascoltavamo le canzoni con l’ipod, senza prevedere che un giorno saremmo diventati musicisti.

Quali sono stati i momenti più importanti del vostro percorso nella musica e quale live vi ha maggiormente segnati come band?

Ogni volta che ci incontriamo! Per noi quattro la musica oltre che essere uno sfogo è un incentivo e un mezzo di riflessione, verso l’esterno e quindi anche verso l’interno. Quando ci ritroviamo a bere birrette (centinaia di birrette) al bar ci scambiamo costantemente gli ascolti reciproci e non c’è volta che non parliamo di musica. Questo approccio lo mettiamo nei live, nelle prove, nel disco (che presto registreremo!) e credo che questa cosa traspaia. Il concerto che ci ricordiamo tutti per essere stato uno dei più belli è stato al Primanebbia fest a Suzzara (MN): era ottobre, fuori c’era un freddo boia, ma dentro sembrava estate da quanto calore si percepiva. 

Come definireste la vostra musica e cosa volete lasciare agli ascoltatori tramite essa? 

Tendenzialmente lasciamo che siano le canzoni a parlare per noi. C’è quella frase di Frank Zappa che dice “scrivere di musica è come ballare di architettura” e in quello si rispecchia bene il concetto. Quando qualcosa subisce un’etichettatura in un qualche modo va a dirottare le ampie possibilità di interpretazione di quella determinata cosa. La cosa più importante che vogliamo che passi è la sincerità, il fare musica come scopo terapeutico e la voglia di raccontare i nostri sentimenti e le nostre fragilità, senza vergognarsi. Fare musica è il nostro modo di comprendere il mondo che abbiamo attorno, riconoscendo che cos’è giusto e cos’è sbagliato. 

Nel 2019 nasce “L’alba ritorna”, il vostro primo Ep. Ascoltandolo traspare un forte senso di comunicazione, un urlo al pubblico di ciò che siete. In che modo avete affrontato la realizzazione di tal progetto?

L’alba ritorna è l’opera prima e tutte le canzoni sono state scritte di notte, in un mercatino dell’usato disperso in campagna, riunendoci per ore a scrivere i testi, parlare di strutture ma soprattutto per stare assieme e chiudere la porta un po’ a quelle che erano le nostre incertezze e le nostre paure più grandi. È un EP che riascoltiamo ancora adesso con un orecchio tenero.

Quali saranno le prossime uscite? 

Se il tempo sarà gentile con noi uscirà un disco, figlio di esperienze nuove e di canzoni con ritornelli da cantare a squarciagola!

Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Suonare il più possibile, fare dischi, condividere cose belle.

C’è qualcosa che vorreste dire ai nostri lettori?

Vi ringraziamo per l’attenzione e speriamo di vederci a qualche concerto!

Iride for Siloud

Instagram: @irideband
Facebook: @Iridband
YouTube: Iride

Intervista di Mario Castaldo

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