InTheMusic: Enomi, interview

La musica è parte di Enomi, come se fosse una vera e propria parte anatomica. La sua musica è frutto di un lunghissimo lavoro che ha svolto nel corso degli anni su sé stesso, sulla sua voce, sulle sue capacità, sui suoi pregi e i suoi difetti. “San Leone” è il titolo del suo ultimo singolo.

Nome: Simone                     
Cognome: Nocera
In arte: Enomi
Età: 24
Città: Milano
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: San Leone, Cielo Sereno
Periodo di attività: dal 2021
Genere musicale: Pop, Indie-pop
Piattaforme: Youtube, Spotify, Amazon Music, Apple Music, ITunes, Deezer, Shazam.

Chi è Enomi nella vita di tutti i giorni?

Enomi nella vita di tutti i giorni è un giovane ragazzo di 24 anni, nato a Caltanissetta in Sicilia, ma che ora vive, da quando ha 3 anni, a Pieve Emanuele, un piccolo comune a sud di Milano. Sono una persona che nella vita ha sempre avuto tante passioni, non mi piace annoiarmi e sento sempre la necessità di dover fare sempre qualcosa per tenermi occupato, voglio sentirmi vivo e godermi la vita perché la considero un dono formidabile. Amo disegnare, scrivere, leggere, amo l’arte in tutte le sue forme e amo le lingue straniere. Mi sono laureato a novembre del 2020 in mediazione linguistica con il massimo dei voti; lo voglio sottolineare non per vanità ma per motivo di grande soddisfazione personale; un obiettivo che ho raggiunto solo attraverso le mie forze, attraverso la perseveranza, la costanza e la determinazione, e tutti questi sono elementi che fanno parte di me e del mio carattere. Mi piace comunicare con le persone, mi piace ascoltare ma soprattutto sono innamorato pazzo della musica. Non voglio utilizzare le solite frasi fatte per descrivere il mio amore per essa, semplicemente la musica è parte di me, è come se fosse una vera e propria parte anatomica. Nella vita faccio il cantante, il lavoro che ho sempre desiderato fare sin da piccolo. Ho firmato ad ottobre del 2020 con l’etichetta discografica “Dear John Music” e da quel momento è iniziato il mio sogno. Ho sempre considerato l’università e qualsiasi altro lavoro che non avesse a che fare con la musica come un piano B; pensavo “qualora non riuscissi a lavorare con la musica avrei un asso nella manica”; certo non sarei stato comunque felice perché non penso di poter vivere serenamente senza lavorare con la musica però, per fortuna, ora non è così. Mi piace pensare che tutto ciò sia accaduto per volontà del destino però è altrettanto vero che le cose succedono perché lo vuoi. Ognuno di noi guida la propria vita verso una direzione, la difficoltà sta nell’essere capaci a proseguire per la propria strada senza farsi distrarre e superando qualunque ostacolo che la vita ci pone davanti.

Come sei arrivato a questo nome d’arte?

Il mio nome d’arte nasce in maniera molto semplice. Dovevo cercare un nome che potesse darmi un valore aggiunto come artista perché penso che sia importante essere distinguibili non solo dal punto di vista vocale ma anche rispetto a come ti presenti al pubblico. Un nome d’arte d’impatto può destare curiosità o può farci già fantasticare su chi sia la persona che si nasconde dietro quel nome, è un qualcosa di affascinante a parer mio. Non ho optato per chissà quale nome ricercato; volevo fosse qualcosa di semplice che potesse appartenermi e descrivere una parte di me: quello che ho fatto, infatti, è stato semplicemente leggere il mio nome al contrario e togliere la lettera “s”: in questo modo “Simone” è diventato “Enomi”. Ho deciso di togliere la “s” per un motivo ben preciso; essendo, infatti, un amante della cultura e della lingua giapponese ho voluto dare una sfumatura un po’ “asiatica” al nome d’arte, la cui pronuncia ricorda proprio quella di una parola in giapponese.

Siamo molto curiosi di sapere come ti sei appassionato alla musica e quando hai deciso di voler diventare di più. Ci dici di più? 

La mia passione per la musica nasce in maniera del tutto naturale e spontanea già all’età di 6/7 anni. Durante le scuole elementari iniziai a cantare qualunque cosa mi piacesse; ricordo quando i miei compagni e amici si sedevano vicino a me e mi chiedevano di intonare qualcosa e mi dicevano “hai una bella voce, sei bravo!”. Non ci fu nulla di particolare che scattò per farmi capire che questo era quello che volevo fare nella vita, lo volevo fare e basta perché era la cosa più naturale che sapevo fare, che mi piaceva e che mi rendeva entusiasta e felice. Per anni ho tenuto nascosto a molti questo mio desiderio di cantare e di voler diventare un vero cantante; forse perché avevo paura del giudizio, paura che gli altri potessero considerarla come una cosa stupida e irrealizzabile. Non ricordo bene l’età in cui accadde ma arrivò, finalmente, il giorno in cui mi feci forza e decisi di dirlo ai miei genitori: ricordo che eravamo appena usciti da un centro commerciale, mi voltai verso di loro e dissi all’improvviso “io voglio fare il cantante”; la loro reazione fu sorprendente e mi dissero “se è quello che ti piace fare, fallo!”, da quel momento, allora, iniziai ad inseguire il mio sogno.  Ad oggi, sapere di avere la fortuna di collaborare con un’etichetta discografica mi riempie di grande orgoglio e gioia, una gioia che fatico sempre ad esprimere con le giuste parole.

Quali sono i tuoi riferimenti principali?

Premetto che durante il corso degli anni ho sempre ascoltato tantissimi artisti passando dal classico al rock, poi il pop, il blues, il soul, il rap e così via. Da piccolo ho iniziato ad ascoltare gli artisti che ascoltavano i miei genitori, per fare degli esempi: Mina, Adriano Celentano, I Nomadi, i Pooh, Battiato, Battisti, De Gregori, Anna Oxa, Loredana Bertè, Mia Martini, Gianna Nannini, Renato Zero, Vasco Rossi e tantissimi altri. Ascoltare diverse voci e diversi generi mi ha sempre aiutato ad acquisire la consapevolezza sulle capacità che aveva la mia voce, mi ha aiutato ad assimilare tecniche e modi di cantare. L’adolescenza ha rappresentato per me una grande fase di sperimentazione a livello musicale in quanto spaziavo da un genere all’altro: mi avvicinai tanto alla musica in lingua inglese con artisti come Frank Sinatra o Michael Bublé. Ascoltavo il rock con i Nirvana, i The Rolling Stones, i Queen, i Beatles, i Dire Straits e così via. Poi passavo ad artisti più vicini alla mia generazione: Green Day, Sum41, Tokio Hotel, Alicia Keys, Beyoncé, Adele, Ed Sheeran ecc. Mi concentravo poi anche sulla musica italiana con artisti come Giorgia, Elisa, Nek, Lunapop, Francesco Renga, Le Vibrazioni, ecc. Ho sempre preferito ascoltare molto di più le voci femminili perché mi rendevo conto che emotivamente mi trasmettevano di più. Oggi ascolto tantissima musica contemporanea e non solo, ed è davvero difficile dire chi sono gli artisti che preferisco. Ci sono artisti che ho sempre apprezzato moltissimo e che ascolto tutt’oggi come Elisa, i Negramaro, Le Vibrazioni…per fare degli esempi sugli artisti contemporanei: amo la voce di Annalisa (perché mi ricorda la grande Mina), Diodato (ne ammiro la tecnica e l’interpretazione), Alessandra Amoroso (mi piace la caratteristica della sua voce che definisco “sabbiosa”, una particolarità che mi riporta alla mente la voce di Aretha Franklin o di Anita Baker), i Måneskin (per la loro carica e capacità di stare sul palco). Mi sono, poi, avvicinato molto al genere indie-pop ascoltando artisti come Gazzelle, i Canova, Fulminacci e Calcutta. Conservo ancora tantissima voglia di ascoltare cose nuove, di sperimentare e di affrontare nuovi generi musicali; Ogni giorno studio e incremento le mie conoscenze sulla musica, su artisti nuovi o mai ascoltati, ascolto brani e album interi perché penso sia importantissimo e penso che possa aiutarmi a trovare l’ispirazione e a migliorare la capacità creativa per fare musica. Come si dice sempre: “non si smette mai di imparare!”

Quali sono stati gli step più importanti del tuo percorso nella musica fino ad oggi?

Il mio percorso nella musica si è sempre sviluppato in maniera costante nel corso degli anni. I primi anni, da quando iniziai a cantare, sono stati caratterizzati da un intenso e lungo lavoro personale di studio sulla voce; ho iniziato successivamente a fare tante audizioni per programmi tv, festival, gare ed etichette discografiche. Gli step più importanti si sono verificati invece negli anni più recenti. Nel 2018 ho avviato la mia prima esperienza da frontman nel contesto “band” iniziando a pubblicare le prime canzoni (completamente autoprodotte) su tutti i digital stores e su Youtube. Nonostante questo percorso sia durato solo un paio di anni mi ha insegnato molto, mi ha arricchito e mi ha fatto migliorare sia nel modo di cantare e sia nel modo di esibirmi. Con la band, infatti, iniziai a fare i miei primi concerti nei locali di Milano, finendo talvolta anche in diretta radio. Una volta conclusa questa esperienza ho deciso di iniziarne una completamente nuova. La necessità era quella di divertirmi, di farmi conoscere, di fare esperienza e di emozionarmi; per questi stessi motivi decisi di diventare un artista di strada. Iniziai, quindi, a cantare nelle piazze e nei vicoli di Milano centro, accompagnato da un chitarrista. Esibirsi per strada è davvero qualcosa di magico, è come spogliarsi liberamente in mezzo alla natura e godere della naturalezza delle cose che ti circondano. Penso che sia necessario sempre partire dalla strada se si sogna un futuro da cantante.  Ad ottobre 2020 accade qualcosa di assolutamente inaspettato e che mi segnerà particolarmente dal punto di vista artistico: inizio a lavorare con l’etichetta discografica milanese Dear John Music. Un tassello importante è sicuramente rappresentato dalla pubblicazione dei miei primi lavori discografici: “Cielo sereno” (un brano che mi ha dato la possibilità di collaborare con altri artisti della stessa etichetta) e “San Leone”, il mio primo singolo.

Come definiresti la tua musica e in cosa pensi di essere unico?

La mia musica è frutto di un lunghissimo lavoro che ho svolto nel corso degli anni su me stesso, sulla mia voce, sulle mie capacità, sui miei pregi e i miei difetti. Ascoltare tanti generi e tanti artisti diversi mi ha permesso di assimilare tecniche e modi di cantare differenti, e questo mi ha portato, a sua volta, a sviluppare quelle sfumature che oggi caratterizzano la mia voce. Descriverei la mia musica fresca ed emotiva. Voglio inoltre che le mie canzoni parlino di me ma anche degli altri, la musica è universale proprio per questo. Voglio che la mia musica sia il luogo d’incontro di tutti, per sentirsi uniti, capiti, consolati, contenti e per godersi la vita. In cosa mi sento unico? Penso che avere una voce sia già sinonimo di unicità. Molto spesso sento persone che fanno musica e che dicono “la mia voce non mi piace proprio!”; lo ammetto…lo dicevo anch’io a me stesso ma quando ho imparato ad apprezzarla ho capito di essere unico: nessuno poteva avere la mia voce, nessuno poteva avere la mia timbrica, nessuno poteva riprodurre perfettamente ciò che facevo io. Siamo tutti unici!

“San Leone” è il titolo del tuo ultimo singolo, dall’attitudine fresca ed estiva. Come è stato prodotto?

Il testo e la musica di “San Leone” sono stati ideati da Marcello Forlani, produttore musicale e grande professionista con cui ho la fortuna di poter lavorare. Non dimenticherò mai la prima volta in cui mi parlò del brano e me lo fece ascoltare; mi sentivo davvero emozionato. Una volta appreso il brano, siamo passati alla fase di registrazione e di pre-produzione, sempre realizzata da Forlani. Il lavoro di produzione, mix e master è stato svolto, invece, da Matteo Sandri del Monostudio di Milano. Un lavoro immenso e fantastico quello dietro “San Leone” che è stato, infine, ultimato con la realizzazione di un videoclip (che potete trovare su Youtube!) a cura di Roberta Lilli che ha saputo valorizzarne tutti gli aspetti: sia legati al mood e al significato del brano e sia legati alla mia immagine. Li ringrazio tutti di vero cuore.

Il brano ha come obiettivo quello di infondere speranza e voglia di vivere un’estate indimenticabile. Cosa hai voluto raccontare, nello specifico? 

“San Leone” racconta la storia di un ragazzo che ha la cotta per una ragazza che incontra ogni anno solo d’estate, nella solita destinazione estiva. Un amore che vive, quindi, soltanto per un brevissimo periodo dell’anno, e nonostante la gente che ha attorno, gli amici gli dicano che non ne vale la pena lui non demorde, anzi, vive l’attesa dell’arrivo della stagione estiva con grande gioia e impazienza perché è sicuro che i momenti che vivrà con quella ragazza saranno, ancora una volta, indimenticabili. Non importa quando, non importa dove, l’importante è viversi quel momento che tanto attendi con l’entusiasmo più grande che tu possa provare. Ho sempre pensato che sia importante fare tesoro di ogni singolo momento che viviamo, di godere anche delle piccole cose che abbiamo, di sorridere anche se le cose non sono come vorremmo. Questo è quello che fa il ragazzo nella canzone ma è anche quello che ho sempre fatto io per amore della vita. San Leone rappresenta la mia abituale destinazione estiva dell’infanzia, un luogo che mi riporta alla mente delle bellissime immagini e che oggi conservo con molta gioia e malinconia, ma sempre con positività! Con questo brano voglio invitare gli ascoltatori a darsi forza, a essere speranzosi e a intraprendere un viaggio verso la felicità, in questo caso fuori dal tunnel di questa pandemia.

Quali progetti hai per il futuro e quale sarà la direzione che prenderà il tuo progetto artistico? 

L’obiettivo principale è quello di vivere di musica crescendo, imparando, studiando e migliorandomi sempre di più. Dear John Music mi sta aiutando tantissimo in questo percorso e i progetti a cui stiamo lavorando sono tantissimi. Non so ancora bene in quale direzione andrà il mio progetto artistico, penso sia ancora troppo presto per dirlo; all’inizio bisogna sempre sperimentare in modo da avere un focus più nitido per capire quale sia la strada giusta da prendere. Quello che sto facendo ora è godermi ogni singolo istante, voglio lasciarmi completamente trascinare dalla bellezza della musica e farmi guidare dai professionisti con cui lavoro; così facendo, sono sicuro che potrò raggiungere degli obiettivi molto importanti. Vi lascio con un consiglio: tenetevi pronti e aspettatevi una bella sorpresa…arriverà presto!

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Amate la musica perché è l’unica che, paradossalmente, può capirvi nel profondo, ridete, divertitevi, sorridete alla vita, ascoltate e lasciatevi trasportare da “San Leone” perché sono sicuro che vi porterà in un viaggio verso qualcosa di bello. Voglio ringraziare infine Siloud per avermi concesso questa bellissima intervista. Viva la musica!

Enomi for Siloud

Instagram: @enomi.official
Facebook: @ENOMI.official

Credits: Maggie Mae Media

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