InTheMusic: Mattia Cupelli, interview

Oltre alla musica Mattia Cupelli è molto appassionato di cinema e di arte in generale, ma anche di videogiochi. I suoi primi ricordi con la musica risalgono al periodo delle elementari: era rimasto stregato dal suono di una chitarra acustica di un maestro di musica. Il suo nuovo album si intitola “Ruins”.

Nome: Mattia
Cognome: Cupelli
In arte: Mattia Cupelli
Età: 27
Città: Roma
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Chant, Egeria, Monolith, Lost
Album pubblicati: Ruins, Underneath, Affected, After the rain
Periodo di attività: dal 2013
Genere musicale: Ambient, Elettronica
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music, ecc.

Chi è Mattia Cupelli nella vita di tutti i giorni?

Sono Mattia e faccio musica a tempo pieno da diversi anni ormai, vivo in un paese appena a nord di Roma e passo le mie giornate immerso nella musica nella mia home studio. Mi ritengo molto fortunato per questo. Oltre alla musica sono molto appassionato di cinema e di arte in generale, ma anche di videogiochi.

Come mai hai deciso di utilizzare il tuo vero nome anche nel campo artistico?

La mia carriera artistica è iniziata nel mondo delle colonne sonore, dove è normale firmare le musiche di un film con il proprio nome. Quando ho cominciato a scrivere i miei primi brani da solista ho deciso di mantenere il mio nome dato il genere di musica. 

Come ti sei appassionato alla musica e, soprattutto, perché? 

I miei primi ricordi con la musica risalgono al periodo delle elementari, ero rimasto stregato dal suono di una chitarra acustica di un maestro di musica, mi sembrava magia pura e appena ho potuto ho comunicato un paio d’anni più tardi a studiare chitarra. Da lì è iniziato un percosso di studi di musica classica che mi ha portato a studiare musica in conservatorio. Parallelamente agli studi classici sono sempre stato interessato alla musica elettronica, che pian piano ho inserito nelle mie composizioni. 

Sei influenzato da suoni classici e moderni allo stesso tempo: quali sono i tuoi riferimenti principali?

I miei punti di riferimento sono diversi, ma se dovessi dirtene qualcuno in particolare sicuramente direi Nicolas Jaar per quanto riguarda l’elettronica e Nils Frahm per la neo-classica e per aggiungere qualche nome Ben Frost, Forests Sword e David August. Sopratutto Jaar ha pesantemente influenzato la mia musica negli ultimi anni, cerco sempre quella sua brillantezza nella ricerca dei suoni, quella organicità, eleganza e senso di maestosità. È probabilmente il mio artista preferito e una mia grande ispirazione e punto di riferimento artistico.

Quali sono stati i momenti più importanti del tuo percorso artistico fino ad oggi?

Il mio momento più importante credo sia stato quando ho raggiunto un’indipendenza lavorativa per fare musica per vivere. Questo mio ha permesso di concentrarmi su di essa al 100%, e di esprimere al massimo la mia poetica sonora senza avere distrazioni o preoccupazioni esterne.

Sei capace di fondere nelle tue produzioni emotività e pathos: come riesci a fare questo e in cosa si caratterizza la tua musica?

In effetti se dovessi descrivere con una parola la mia musica sarebbe proprio Pathos. Credo sia veramente adatta a descrivere le mie sonorità super riverberate e rarefatte. Oltretutto, una delle cose che amo di più della musica è la dinamica. In un brano puoi essere bassissimo e piccolissimo e in quello dopo esplodere. Amo giocare su questi contrasti che a volte avvengono anche nella stessa traccia (vedi CHANT). Sono molto attratto anche dalla “fisicità” della musica. Sentire veramente le basse frequenze addosso, ad alto volume, il cercare di far sentire questa “presenza” che definirei proprio divina. Sarà uno dei miei prossimi elementi fondamentali, che con RUINS sono solo accennato, ma già presente.

“Ruins” è il titolo del tuo nuovo album, una riflessione sull’identità umana in correlazione con il tempo. Dicci di più!

L’idea dietro RUINS è che la cultura, e quindi la nostra storia noi come esseri umani, alla quale siamo indissolubilmente legati. Quindi Tempo e, secondo me, Arte sono essenziali per conoscere chi siamo oggi e chi saremo domani, analizzando e ricordando che siamo stati ieri. RUINS parla di questo. Ho trovato interessante secondo me raggruppare tutti questi concetti tramite la Mitologia, che in qualche modo li riassume tutti, molti miti infatti sono attuali tutt’oggi. Ho cercato di usare samples e strumenti da tantissima musica tradizionale di culture lontanissime dalla mia, creare questa palette “multiculturale” e “atemporale” per dare il senso di trascorso, ma volendo anche immobile. Insomma è un album che in qualche modo cerca e si trasforma anche secondo la volontà dell’ascoltatore, lascio a voi la vostra interpretazione a riguardo.

In che modo questo progetto anticipa le tue produzioni future e come si relaziona con quelle passate? 

Rispetto ai miei primi album c’è stata di sicuro una virata verso la musica elettronica/ambient. Inizialmente i miei primi lavori erano quasi del tutto uno imitare i vari Einaudi, Richter o Frahm, con il tempo ho abbracciato una direzione basata più sulla timbrica che su l’armonia. Quindi da pianoforte (anche solista) e archi dei miei primi lavori, piano piano si sono aggiunti vari sintetizzatori, ovviamente il processo è stato progressivo e lungo. Credo di aver raggiunto il culmino di questo sound “ibrido” con il mio album precedente “UNDERNEATH”. RUINS utilizza ancora una struttura ibrida, ma anche le parti di pianoforte sono molto sperimentali, infatti spesso ci sono più layer di pianoforte ed è accompagnato quasi sempre da altri strumenti. Lo definirei un’evoluzione naturale, che è ancora in via di sviluppo, e sinceramente credo che non finirà mai di evolvere.

Quali progetti hai per il futuro? 

Attualmente sto sperimentando molto, in cerca di qualcosa di nuovo, un nuovo sound. Ho già un album pronto da anni, al quale ho lavorato anni, che spero di rifinire al più presto e farvelo ascoltare. 

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Spero tanto che RUINS vi possa trasportare nel mio mondo sonoro, capace di rilassarvi ma in qualche momento anche di farvi abbassare il volume delle cuffie. Un saluto.

Mattia Cupelli for Siloud

Instagram: @mattiacupelliofficial
Facebook: MattiaCupelliMusic
YouTube: Mattia Cupelli

Credits: JA.LA Media Activities

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