InTheMusic: Emanuele Patti, interview

Emanuele Patti ha molte passioni, alcune delle quali negli anni ha trasformato in vere e proprie attività. Il suo è uno stile molto personale, sia nello scrivere che nel cantare le sue canzoni. Il suo ultimo singolo, che segue l’uscita dell’album “Quartiere Pop”, si intitola “Mare Mercurio” e vuole essere un invito a viaggiare e a lasciarsi alle spalle un periodo difficile.

Nome: Emanuele
Cognome: Patti
In arte: Emanuele Patti
Età: 36
Città: Milano
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Mare mercurio, Chioschi estivi, Movida, Quartiere Pop, Campi di soia
Album pubblicati: Quartiere Pop
Periodo di attività: dal 2020
Genere musicale: Pop, Rock, Cantautorato
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music, ecc.

Chi è Emanuele Patti nella vita di tutti i giorni?

Sono nato a Milano, a metà degli anni ‘80, città che amo e in cui ancora risiedo, ho 36 anni e nella vita ho molte passioni, alcune delle quali sono riuscito negli anni a sviluppare in vere e proprie attività.

Tralasciando per un momento la musica, mi piace definirmi un “cacciatore di tesori”: ho sviluppato nel tempo una piccola attività di compravendita di oggetti vintage che spazia dalle sedie di design anni ‘60 ai giocattoli anni ‘80, mobili particolari ecc… compro online ma è soprattutto nelle cantine e nei solai che si trovano i pezzi più interessanti da acquistare. Mi occupo anche di piccoli restauri per sistemare e rendere al meglio gli oggetti che recupero. Un’altra mia passione è lo sport in generale, che cerco di praticare con una certa regolarità, che sia in palestra o all’aria aperta. Sono convinto che per chi fa uno stile di vita come il mio avere una valvola di sfogo e mantenersi in forma dopo i trent’anni sia fondamentale, passare notti in studio a mangiare pizza, bere birra e creare canzoni è la cosa più bella e divertente del mondo però bisogna sapersi dare delle regole se si decide di essere uno che usa la propria “immagine” per trasmettere un messaggio in prima persona.

Convivo e ho una compagna splendida che mi sostiene e mi aiuta in prima persona a sviluppare i miei progetti artistici che siano una canzone, una copertina o anche un tavolo da restaurare. So che lei c’è e i suoi consigli sono fondamentali per me che sono, al contrario, più impulsivo e meno preciso di lei. Al momento passo gran parte delle mie giornate in studio con il mio produttore Sveno e i vari artisti con cui collaboriamo, sto anche raccogliendo le idee per il prossimo disco.

Come mai hai deciso di mantenere il tuo vero nome anche in arte?

Sono cresciuto ascoltando i dischi dei cantautori italiani, mi è sempre piaciuto leggere il loro nome sul disco… nome e cognome… sapevo subito che era un loro disco…ci mettevano il nome… sbam… la facciona … sbam… cosa c’è di meglio per uno che scrive le proprie canzoni se non quello di essere se stesso e presentarsi con il proprio nome? Poi, ovviamente, c’è nome e nome… il mio mi piace, da ragazzino non mi faceva impazzire…. Ma ultimamente sì.

Come ti sei appassionato alla musica e, soprattutto, perché?

 A volte a definirmi un appassionato di musica mi sembra di mancare di rispetto a chi la musica se l’è mangiata, studiata e sudata… conosco persone che hanno dato anni della loro vita per la musica, o anche semplicemente persone che amano così tanto la musica da ascoltare i dischi per ore e sapere tutto di tutti… io no… io penso che ognuno sviluppi un rapporto diverso con la musica o con l’arte in generale.

Io sono cresciuto in una famiglia dove mio padre suonava la chitarra a tempo perso e ascoltava sempre quei cinque o sei dischi dei cantanti che amava… e che ho finito per amare anch’io. Mia madre invece per arrotondare cantava in giro per feste ed eventi e la sera nei locali. Quindi diciamo che la musica l’ho sempre respirata abbastanza in famiglia, tuttavia per me è arrivata intorno ai dodici anni l’esigenza di scrivere, è una cosa che non parte dalla passione per come me la vivo io, non mi metto lì a dire “adesso scrivo una canzone” perché la cosa mi appassiona. Mi viene istintiva in maniera naturale, si vede che ci sono portato non lo so, sicuramente la mia infanzia ha contribuito anche inconsciamente a questa cosa ma non sono uno psicologo. La passione per la musica, se vogliamo chiamarla così, arriva dopo. Una volta che la canzone è stata scritta, tutto il processo creativo che ne viene dopo per creare una melodia, un arrangiamento e arrivare a incidere quella canzone, quello sì che mi appassiona molto, quando sono in studio non vorrei essere da nessun’altra parte.

Tra le tue influenze maggiori derivano dai quartieri popolari in cui sei cresciuto. Lato artistico, invece, quali sono i generi e gli artisti che più ti hanno ispirato?

Mi ispiro ai cantautori che amo e che ho sempre amato, anche senza farlo apposta credo che sia così un po’ per tutti. Io ho sempre ascoltato Lucio Battisti ad esempio, ma quando dico Battisti molti pensano a canzoni come “Non è Francesca” o “La canzone del sole”. In realtà c’è tutta una discografia che non è stata messa (per ragioni che mi sfuggono) su Spotify che va dal 1982 al 1994, quelli sono dischi che ho consumato fin da ragazzino. Mi piacciono anche altri cantautori come Dalla, Venditti, Battiato… ho ascoltato tanto anche gruppi come i Bluvertigo e i Timoria da ragazzino, ma anche la scena rap anni 90 primi 2000.

Quali sono stati i momenti più importanti del tuo progetto musicale fino ad oggi?

Sicuramente suonare alle selezioni live di Musicultura. Anche se si è trattato solo delle prime selezioni, devo dire che essere nei 63 scelti su oltre 1000 candidati è stata una bella soddisfazione, soprattutto perché è arrivata ad appena un anno dalla mia prima pubblicazione, e poi perché suonare nel teatro Lauro Rossi di Macerata in pieno lookdown con il paese intero bloccato è stata un’emozione che io, e credo anche gli altri ragazzi che hanno partecipato, ricorderemo per sempre.

Parlaci ora del tuo stile: in cosa si caratterizza e come si è evoluto nel tempo?

Il mio stile è fortemente legato al cantautorato italiano, qualunque sia il “vestito”, ovvero l’arrangiamento e il sound che decido che deve avere un pezzo, il filo conduttore sono sempre i miei testi e il mio modo di interpretare il pezzo. Direi che ho uno stile molto personale sia nello scrivere che nel cantare le mie canzoni, cerco di non ripetermi e mi piace essere in continua sperimentazione ed evoluzione. 

Il tuo ultimo singolo si intitola “Mare Mercurio” e vuole essere un invito a viaggiare e a lasciarsi alle spalle un periodo difficile. Come hai lavorato a questo brano e cosa hai voluto raccontare nello specifico?

“Mare Mercurio” esprime la voglia di respirare un po’ di magia e di sorpresa, a volte diamo tutto per scontato, le cose che abbiamo, le cose che vogliamo e le persone che amiamo. Questa canzone vuole rompere quel muro di silenzio tra due che viaggiano senza parlarsi o fanno le cose senza slancio. All’improvviso si “rompe il motore” dentro di noi, usciamo di strada e magari ci accorgiamo che la magia è dentro di noi e che l’amore va coltivato e niente va dato mai per scontato.

In realtà, il singolo segue il tuo album d’esordio “Quartiere Pop”. Ci racconti qualcosa in più su questo progetto?

“Quartiere Pop” è uscito pochi mesi fa è vero, ma in realtà si tratta di un lavoro che era pronto da almeno due anni, purtroppo io e la produzione siamo stati fermi per ragioni ‘discografiche’ non dipendenti da noi e il disco rischiava di restare in un cassetto. Ho deciso di pubblicarlo perché ora era possibile ed era il momento giusto, è un disco in cui credo molto e in cui riascoltandolo ci ritrovo me stesso di qualche anno fa, una dedica ai quartieri popolari dove sono nato e cresciuto. Musicalmente, il mio produttore Sveno Fagotto e tutti i musicisti che ci hanno lavorato hanno fatto un gran lavoro, siamo stati tappati in studio un anno a fare questo disco ed è stato incredibile.

Tra i tuoi progetti recenti c’è la fondazione dell’etichetta Senape Dischi. Cosa puoi dirci, invece, su questa realtà e quali progetti hai più in generale per il futuro?

Fondare un’etichetta è stata la naturale conseguenza di anni di esperienza diretta e indiretta nell’ambiente. Ora non posso sbilanciarmi troppo, ma diciamo che io e Sveno eravamo abbastanza stanchi di certe dinamiche che puntano a tutto tranne che a sostenere davvero dei ragazzi che hanno un sogno e non sanno che pesci pigliare. Abbiamo semplicemente messo insieme un team di persone che sanno occuparsi a vari livelli di tutte quelle che possono essere le esigenze di un artista, che vanno dal fare una canzone fino alla sua pubblicazione e anche dopo. Io ad esempio mi occupo di ascoltare gli artisti che ci scrivono e contattare quelli che trovo particolari e interessanti e poi cerco di dedicare loro le mie energie consigliandoli e affiancandoli nelle produzioni se necessitano di una mano per i testi o una dritta in fase di creazione. Inoltre, cerco posti per girare video o shooting e quando possibile mi adopero per recuperare l’oggettistica necessaria per girare un video o altro.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Ai lettori di Siloud posso solo dire di sostenere il più possibile la musica e l’arte in generale del nostro Paese. Fate lo sforzo di seguire gli artisti sulle loro pagine social e ascoltate e condividete le loro canzoni da Spotify perché è importante per chi cerca di mantenere acceso un sogno. Un abbraccio, Emanuele.

Emanuele Patti for Siloud

Instagram: @sig.patti
YouTube: Emanuele Patti

Credits: Ivonne Ucci

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