InTheMusic: Young Lies, interview

Dietro i Young Lies ci sono due ragazzi, Marco e Luca, che si conoscono fin da quando erano alle elementari. Il loro il sound si rifà in modo evidente alla nu-disco francese del 2006/2007. Il loro ultimo singolo “Touch” vuol essere un piccolo inno sull’importanza di lottare per i propri sogni, non mollare, nonostante le avversità e le difficoltà del quotidiano.

Band: Young Lies
Componenti: Marco Ricci, Luca Lorenzi
Età: 42, 40
Città: Trento
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Surrender, No Mistake, Touch
Periodo di attività: dal 2021
Genere musicale: Nu-Disco, Electro House, French Touch
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music, ecc.

Chi sono i Young Lies?

Marco: Sono un grafico e musicista italo-finlandese. Ho 42 anni, vivo a Trento e quando non lavoro, mi dedico interamente alla musica e alla fotografia.

Luca: Nato a Trento dove vivo con il corpo, con la mente vago altrove. 40 anni. La mattina lavoro in uno studio, nel tempo rimanente faccio musica, fotografie, riposo, penso e sogno.

Come avete scelto il vostro nome d’arte?

Il nome è nato per gioco un anno prima di iniziare a produrre le prime tracce. Durante uno dei nostri aperitivi. Avevamo da tempo questa idea di fare qualcosa assieme, così quella sera abbiamo iniziato a giocare con le parole per segnarci delle idee che Marco si è scritto sulla sua agenda. È semplicemente un nome fluido che suonava bene e ci piaceva, ad essere onesti non ci sono particolari significati.

Quando vi siete conosciuti e cosa vi ha spinto a creare un progetto artistico insieme?

Ci conosciamo fin da quando eravamo alle elementari. Abbiamo già collaborato assieme in passato facendo qualche featuring l’uno per l’altro con i nostri progetti Casa Del Mirto (Marco) e To You Mom (Luca). Essendo amici da una vita, abbiamo deciso di concretizzare qualcosa che da troppo tempo era un’idea a mezz’aria, creare un progetto “catchy”, più fresco e spensierato rispetto alle sonorità dei nostri rispettivi progetti. Tutto è nato dall’idea di liberare una grossa carica di energia positiva come spinta alla riapertura, alla rinascita, alla ripartenza che tutti, in un modo o nell’altro, abbiamo voglia di celebrare. Lo abbiamo fatto con il linguaggio che più ci appartiene, che sentiamo nostro, un linguaggio che ha la fortuna di essere universale: la musica.

Quali sono, singolarmente, le vostre influenze musicali principali?

Marco: I miei ascolti partono dalla techno ma ho una collezione di vinili di vari generi musicali. Ho iniziato a fare musica quando ho scoperto i Radiohead; suonavo basso e chitarra. In seguito, la possibilità di creare interi brani in solitudine mi ha spinto a fare musica elettronica. Ascoltavo e ascolto tuttora trip-hop, house, e le prime pubblicazioni di Warp Records. Da qualche anno a questa parte ascolto soprattutto musica sperimentale elettronica.

Luca: Fin da bambino grazie a mio padre mi sono innamorato della freschezza e della bellezza delle linee melodiche che caratterizzavano il mondo “beat” (pure quello italiano), da lì poi mi sono immerso in tutta la corrente british dai Beatles, agli Smiths fino ai Blur e simili. Devo citare anche Lucio Battisti perché in qualche modo la sua genialità mi ha segnato. Negli ultimi anni invece sicuramente ho assorbito parecchio le atmosfere calme dell’ambient pop / indie folk di artisti come Bon Iver e Ry X.

Il vostro è un sound elettronico, che si ispira molto ai suoni del passato. Come definireste ciò che fate e quali sono le vostre innovazioni?

Sicuramente il sound si rifà in modo evidente alla nu-disco francese del 2006/2007. L’aspetto che potremmo considerare innovativo è forse la volontà di unire due mondi diversi: abbiamo mescolato quelle sonorità ad un cantato di stampo british cercando di incrociare due freschezze diverse nell’ottica di ottenere un tocco in qualche modo distintivo.

Anche se siete ai vostri esordi, immaginiamo che il vostro nuovo singolo sia il frutto di un processo evolutivo: come siete arrivati a “Touch”?

Ci siamo arrivati dopo alcuni test, prima di “Touch” infatti sono nate “Surrender” e “No Mistake” (si possono trovare su Spotify) che segnano i primi passi nella ricerca della direzione che si voleva dare al progetto. Con “Touch” dopo una ricerca di sound, abbiamo provato a mettere sulla traccia master una serie di compressori al fine di arrivare ad una direzione, diciamo un mood, che ci convincesse.

 Vorremmo conoscere più nel dettaglio “Touch”, da come è stato prodotto a cosa avete voluto comunicare ai vostri ascoltatori. Cosa potete dirci di più?

È stato prodotto nello studio di Marco, utilizzando anche qualche strumento analogico, difficile spiegare nel dettaglio il processo creativo e di produzione. Il messaggio che vuole portare invece è semplice ma forte, vuol essere un piccolo inno sull’importanza di lottare per i propri sogni, non mollare, nonostante le avversità e le difficoltà del quotidiano. Un invito a rimanere connessi con le nostre sensazioni e i nostri istinti, con la nostra voce interiore e la nostra anima. 

In che modo questo singolo anticipa le vostre produzioni future?

Questo è in effetti un singolo che ci presenta e rappresenta. Siamo grati a Johnson Righeira che lo ha apprezzato particolarmente e deciso di farlo uscire per la sua Kottolengo Recordings, è grazie al suo lavoro (e a quello di Conza Press) che viene presentato in modo più “ufficiale”. In che modo anticipa le produzioni future? La risposta è il semplice fatto che ci ha fatto trovare il sound e la direzione che volevamo dare al progetto. Magari con sfumature diverse, ma anche le nuove idee che stiamo sviluppando hanno quel tocco “catchy”.

Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Risposta amica dell’onestà: dopo decenni passati a produrre musica, tra alcune belle soddisfazioni e molti (troppi) ostacoli, tra alti e bassi, l’unico progetto sinceramente è quello di continuare a fare e proporre ciò che ci piace e che ci regala belle emozioni. La curiosità e l’appoggio dei media è sempre più legato a logiche che non ci appartengono, e si sa che purtroppo alla maggioranza dei fruitori di musica si arriva solo tramite una buona esposizione mediatica. Per fortuna, comunque, ci sono ancora persone curiose che amano cercare in rete le novità discografiche. L’idea quindi al momento è quella di pubblicare singoli e capire un passo alla volta dove ci condurrà questo “esperimento artistico tra amici”.

 C’è qualcosa che vorreste dire ai nostri lettori?

Siate curiosi. Ascoltate “Touch” e se vi piace, se vi fa muovere la testa, godetevela e fatela girare! 

Young Lies for Siloud 

Instagram:@youngliesmuzik
Facebook: @Youngliesmuzik

Credits: Morgana Grancia, Conza Press

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