InTheMusic: Emanuele Nidi, interview

Emanuele Nidi si è appassionato alla musica all’età di undici anni studiando pianoforte, strumento in cui poi si è diplomato. Lui definisce i suoi momenti più importanti nella musica la registrazione dei sue due dischi “La tua bellezza in fiore” e “Silver Surfer”.

Nome: Emanuele
Cognome: Nidi
In arte: Emanuele Nidi
Età: 29
Città: Parma
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Nessuno lo sa, Arianna, Metropolis, L’aragosta
Album pubblicati: La tua bellezza in fiore, Silver Surfer
Periodo di attività: dal 2019
Genere musicale: Canzone d’autore
Piattaforme: Spotify, Apple Music, YouTube

Chi è Emanuele Nidi nella vita di tutti i giorni?

Una persona che abita a Parma, ha ventinove anni e cerca di ritagliarsi sempre qualche minuto al giorno per una strimpellata fine a sé stessa. 

Quando hai deciso di utilizzare il tuo nome anche per il tuo progetto artistico?

Credo di averlo fatto quasi senza pensarci, probabilmente perché nella tradizione cantautorale italiana non è così usuale presentarsi con un nome d’arte.

Come ti sei appassionato alla musica? 

A undici anni ho cominciato a studiare pianoforte, strumento in cui poi mi sono diplomato. Quindi direi che il mio primo approccio serio con la musica è stato in conservatorio. Soltanto qualche anno dopo ho cominciato a pensare di poter scrivere canzoni al pianoforte e alla chitarra. Ne ho accumulate e scartate tantissime, finché non mi sono sentito pronto a pubblicarne alcune.

Quali sono le tue influenze musicali e come si relazionano con i tuoi ascolti?

Mi è difficile individuare un filone musicale preciso che mi abbia ispirato più di altri. Non avevo mai nutrito il minimo interesse nell’idea di provare a cantare i miei pezzi finché non ho ascoltato le registrazioni dei live di Dylan del 1966. Ma mi piace pensare di aver assorbito nel mio stile, che comunque ritengo interno alla canzone d’autore (nel senso più ampio del termine), qualcosa di tutti i generi che ho avuto modo di conoscere meglio. Certi tipi di rock alternativo e di indie folk, ammesso che queste etichette abbiano un significato, hanno senza dubbio influito molto sul mio immaginario sonoro.

Stile cantautorale e parti strumentali si uniscono perfettamente nella tua musica, cosa che dimostra anche il tuo percorso. Come definiresti ciò che fai?

Il mio interesse è per il modo in cui musica e parole riescono a caricarsi reciprocamente di nuovi significati quando combinate in forme diverse. Credo sia impossibile separare la parte strumentale di una canzone da quella vocale e la musica dal testo. Il fatto di provare ad esplorare le combinazioni di questi elementi in modo personale è forse ciò che mi motiva di più, come autore ma anche come ascoltatore. 

È online il tuo secondo album, “Silver Surfer”, che mette insieme leggerezza e introspezione, libertà e malinconia. Come nasce e cosa hai voluto raccontare con queste varie tracce?

Non c’è una forte idea concettuale di fondo, ma credo che la tematica relazionale sia comune a quasi tutte le tracce del disco. Quanto è possibile stare vicini in un momento in cui si è costretti alla distanza? Non è un riferimento preciso all’attualità, anche se chiaramente il contesto ha pesato nel mio immaginare certe atmosfere per il disco. Quando il desiderio di libertà entra in collisione con la rete di rapporti interpersonali che sostiene la nostra quotidianità? Quanto è possibile (o desiderabile) evadere da quella gabbia? Credo che in qualche modo il disco accenni a queste problematiche. Ma dovrei ascoltarlo ancora un po’ di volte per farmi un’idea più precisa!

Come hai prodotto questo progetto e, soprattutto, a che punto della tua evoluzione musicale si pone? 

Il mio primo disco, “La tua bellezza in fiore”, viene dopo anni di scrittura. Di fatto è una raccolta di canzoni accumulate nel tempo. Per “Silver Surfer” ho utilizzato un approccio differente. Ho scritto i brani in un tempo piuttosto breve e ho puntato molto su un suono particolare, scarno, e su uno stile vocale intimo, quasi sussurrato. 

Fino ad oggi, quali sono stati i tuoi momenti più importanti nella musica?  

Forse proprio la registrazione dei miei due dischi. Per quanto l’attività live sia fondamentale, l’esperienza dello studio di registrazione è insostituibile. Lo dico soprattutto da arrangiatore: l’elemento più interessante per me sta nel risolvere e anticipare quei problemi, legati agli equilibri tra i diversi strumenti in gioco, che inevitabilmente si presentano nel momento in cui, partendo da un’idea o da una bozza, si prova a costruire un qualcosa di definito.

Quali progetti hai per il futuro? 

Mi piacerebbe avere la possibilità di presentare il mio ultimo lavoro dal vivo, soprattutto per farmi un’idea più precisa dell’impatto di queste canzoni sul pubblico. In seconda battuta, non vedo l’ora di cominciare a lavorare su un nuovo album. Ho già del materiale da parte, ma eviterò di fare spoiler.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Quanto meno gli spetta un ringraziamento per essere arrivati fino alla fine dell’intervista!

Emanuele Nidi  for Siloud

Sito web: https://www.emanuelenidi.it/
Instagram:@emanuelenidi
Facebook:@nidi.emanuele
YouTube: Emanuele Nidi

Credits: Giulia Massarelli

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