InTheMusic: Oregon Trees, interview

Gli Oregon Trees sono Andrea, Stefano e Gianluca. Vengono da Brescia e dintorni, hanno rispettivamente 26, 24 e 23 anni. Le loro influenze si uniscono cercando di creare un qualcosa che si può definire pop per la sua fruibilità e universalità, ma attingendo da orizzonti musicali diversi e difficili da precisare. “Adventureland” è il titolo dell’album con cui hanno deciso di reinventarsi e di sperimentare.

Band: Oregon Trees
Componenti: Andrea Piantoni, Stefano Borgognoni, Gianluca Cancelli
Età: 26, 24, 23
Città: Brescia, Milano
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: If I Went Back, Follow The Light, Raise me Up
Album pubblicati: Hoka Hey EP, Adventureland
Periodo di attività: dal 2015
Genere musicale: Pop, Rock
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music, ecc.

Chi sono gli Oregon Trees?

Gli Oregon Trees sono Andrea, Stefano e Gianluca. Veniamo da Brescia e dintorni, abbiamo rispettivamente 23, 24 e 26 anni. Nella vita Andrea lavora nel campo della ristorazione, Stefano nell’ambito pubblicitario, Gianluca studia in una facoltà di filosofia.

Qual è il significato del vostro nome d’arte?

Inizialmente il nostro sound e immaginario di riferimento era vicino all’indie/folk, da qui il nome “Oregon Trees”, nato ispirandoci ai paesaggi statunitensi. Essendoci affezionati al nome, abbiamo deciso di mantenerlo nonostante il cambio di rotta.

Come vi siete incontrati e quando, invece, è nato il vostro progetto artistico?

Nell’ottobre 2015 Andrea ha creato un post su Facebook in cui annunciava di voler fondare un progetto folk cantautorale. Dapprima Stefano ha partecipato alla formazione del gruppo insieme ad Andrea “Panfu” Buffoli, proveniente da formazioni come Chocolate Collective e Jules not Jude. Successivamente Panfu ci ha lasciati per motivi di lavoro e, dopo un periodo di ricerca di un nuovo membro, nel gennaio 2018 abbiamo conosciuto Gianluca ad un nostro concerto sul Lago d’Iseo.

Quali sono, singolarmente, le vostre influenze musicali e come si uniscono tra loro?

Proveniamo da diverse esperienze e background artistici. Andrea proviene dal cantautorato anglofono, della scuola di Johnny Cash, Bob Dylan, Paolo Nutini, unita al rock britannico dei MUSE e Radiohead, nonché alla wave californiana capitanata dai RHCP. Stefano è un batterista di formazione jazz, cresciuto tuttavia con influenze come Foo Fighters, Nirvana, Linkin Park, RHCP. Gianluca cresce sotto l’influenza dei Led Zeppelin, ma anche di gruppi elettronici come Daft Punk o virtuosi come Pat Metheny e Steve Vai.

Tante ore passate in sala prove hanno contribuito a condividere le nostre esperienze musicali e a scambiarci ascolti.

Parlateci ora della vostra musica: come la definireste?

Tramite una citazione tolkieniana potremmo definire la nostra musica come un “viaggio lungi dall’uscio”. Le nostre influenze si uniscono cercando di creare un qualcosa che possiamo definire pop per la sua fruibilità e universalità, ma attingendo da orizzonti musicali diversi e difficili da precisare. I pezzi raccontano di incontri e amori, avventure surreali, oppure riflessioni su concetti esistenziali, per questo motivo si rivolgono a chiunque vi si voglia immergere.

Vi presentate come una pop/rock band, per cui vi siete uniformati in un filone musicale ben preciso. In cosa pensate di essere unici in termini di sound?

L’elemento rock è una nostra costante soprattutto nell’attitudine, oltre che nei suoni, e rispecchia la nostra formazione live. Negli ultimi anni, e con il lavoro stesso di “Adventureland”, l’idea è stata quella di andare oltre un’idea di sound costruita su canoni di un genere specifico e attingere a diversi bagagli musicali. Pensiamo a come i Coldplay, tra le nostre grandi ispirazioni, hanno saputo fondere influenze rock a suoni pop fino ad arrivare alla dance o, più di recente, alla musica orientale e all’ambient.

“Adventureland” è il titolo dell’album con cui avete deciso di reinventarvi e di sperimentare. Come nasce e come è stato prodotto?

Abbiamo sempre aspirato alla lavorazione di un album che potesse esprimere a pieno la nostra idea artistica. Così, nel marzo 2020, a seguito del lockdown, abbiamo deciso di cogliere l’occasione per realizzare questo progetto. Abbiamo composto e prodotto i brani grazie a feedback continui a distanza tra di noi, fino a quando abbiamo avuto la possibilità di incontrarci per registrarli e finalizzarli nella primavera 2021. È stata un’esperienza impegnativa quanto gratificante, anche grazie a molti artisti e amici che hanno collaborato con noi.

In che relazione si pone questo progetto con le vostre produzioni passate e in che modo anticipa quelle future?

Questo lavoro si pone a metà strada tra produzioni passate e idee future, sia nella metodologia di lavoro sia nell’ideale di sound che vorremmo raggiungere. In passato, l’origine e lo sviluppo dei brani e dei relativi arrangiamenti avvenivano tra sala prove e studio, in cui prevaleva l’elemento prettamente strumentale e acustico. L’EP “Hoka Hey” e “Follow the Light”sono emblematici di questa fase.

Successivamente, stimolati dalla chiusura del lockdown e in modo congruente alla nostra nuova direzione musicale, ci siamo approcciati ad una modalità di composizione e produzione homemade, per poi concludere i brani in studio, complementando l’apparato strumentale con elementi elettronici e di sound design.In questo senso, “Adventureland”anticipa tra le righe questa evoluzione.

Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Ci prenderemo del tempo per goderci i frutti di questa uscita molto attesa e a breve saranno disponibili videoclip ed altri extra relativi all’album e alla sua realizzazione. Nel frattempo, siamo proiettati verso un nuovo capitolo, alla ricerca di nuovi stimoli e idee. In cantiere abbiamo già nuovi brani ai quali ci dedicheremo al più presto.

C’è qualcosa che vorreste dire ai nostri lettori?

“Adventureland” è un contenuto maggiore della somma delle parti. Suggeriamo l’ascolto per intero.

Oregon Trees for Siloud

Instagram: @oregon.trees
Facebook: @oregontreesband
YouTube: OregonTrees

Credits: Giorgia Groccia, Riccardo Zianna

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