InTheMusic: sonogiove, interview

Dietro sonogiove c’è un ragazzo di 25 anni di nome Giovanni che è appassionato alla musica sin da quando era bambino. La sua musica rappresenta racconti personali. Il suo brano “Aquilone” nasce casualmente, mentre era a lezione in DAD.

Nome: Giovanni
Cognome: Casadei
In arte: sonogiove
Età: 25
Città: Rimini
Nazionalità: Italia
Brani pubblicati: Aquilone
Periodo di attività: Dal 2020
Genere musicale: pop/lo-fi
Piattaforme: Spotify, Instagram

Chi c’è dietro sonogiove?

Mi chiamo Giovanni Casadei, provengo da Coriano (un paesino nelle campagne riminesi) ho 25 anni e nella vita lavoro come receptionist in strutture alberghiere della zona da anni, studio anche un corso sul turismo attualmente. Il mio sogno ovviamente rimane quello della musica, sempre.

Qual è il significato del tuo nome d’arte?

Sonogiove mi è stato attribuito un anno fa, per un concorso da dei colleghi musicisti. Mi spiego meglio: ho già un progetto all’attivo da anni, con la quale ho creato il mio piccolo bagaglio d’esperienza, il problema è che canto in inglese in quel progetto. L’ anno scorso mi volevo iscrivere ad un concorso che avrebbe poi dato il via a un progetto nuovo in italiano ed eccoci arrivati a sonogiove. E’ un nome che mi è stato consigliato da dei colleghi che mi seguivano l’ anno scorso. Mi è piaciuto subito.

Come è nata la tua passione per la musica e cosa ti ha spinto a realizzare un tuo progetto artistico?

Provengo da una famiglia numerosa, di metà musicisti, e io sono in questa metà. Faccio musica da sempre, da quando ero bambino. Adoravo la batteria, poi sono passato al basso elettrico, alla chitarra e infine a studiare il contrabbasso presso il Conservatorio di Cesena. Scrivo canzoni da sempre. Da un anno ho deciso di aprire il progetto sonogiove. Sono uno di quelli che ha solo questo obiettivo nella vita, ovviamente il piano B me lo sono creato. Ma il piano A è sempre il piano A.

Quali sono le tue maggiori influenze?

Generic Animal, Verdena, Nirvana, Fudasca, Josè Gonzalez, Burbank.

Come definiresti il tuo modo di fare musica e come hai lavorato negli anni ad un’identità che ti rappresentasse al meglio?

Gli elementi caratteristici sono chitarra classica arpeggiata e l’uso dei vocoder nelle voci. Credo che dopo tanti esperimenti e ricerche personali, sono arrivato a riconoscere i miei punti di forza e i miei limiti. Me la gioco su quello che credo. La mia musica è chill, è triste, è felice. Sono racconti super personali.

Hai da poco esordito con il brano “Aquilone”. Come nasce e come è stato prodotto?

E’ stato prodotto al Photophonica Studios di Riccione, dal mio produttore che mi accompagna nel progetto, Alberto Melloni. Il brano nasce casualmente, mentre ero a lezione in DAD, mentre mi stavo letteralmente distraendo, ho preso la chitarra e ho creato il giro musicale che c’è nell’intro, dal nulla. Il resto è venuto dopo.

Cosa hai voluto raccontare con questo progetto?

La potenza che l’amore ha su ognuno di noi, con qualsiasi modo, non importa da dove vieni e da dove provieni.

Non sei alle prime armi come artista, infatti hai all’attivo da anni un altro progetto musicale. Ti va di parlarcene?  

Certo, da 5 anni ho un progetto ancora attivo a nome Krapach, un’altra storia, progetto molto Crossover, con la quale mi sono tolto qualche piccola soddisfazione.

Quali progetti hai per il futuro?

Pubblicazione di tanti singoli, e soprattutto live.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Immergetevi se vi va, in un sound chill, pop, che tu sia triste o felice, il brano ti si appiccicherà addosso (spero).

sonogiove for Siloud

Instagram: @sonogiove

Credits: Conza Press

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