InTheMusic: Ryah, interview

Ilaria Recchia non è mai stata brava ad esprimere sé stessa al 100% o ad esternare i suoi sentimenti, ma adesso si sente molto fortunata, perché grazie alla musica e al suo progetto Ryah, ha imparato a conoscersi, ad analizzarsi e a capire chi è. “This’o Nasty” è il suo ultimo singolo, un brano in cui si è messa alla prova inserendosi benissimo nel panorama musicale attuale.

Nome: Ilaria
Cognome: Recchia
In arte: Ryah
Età: 27
Città: Corato
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Flop Gold, Testarda, This’o Nasty
Periodo di attività: dal 2017
Genere musicale: Urban, Pop
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music, Tidal

Chi c’è dietro Ryah?

Il mio nome di battesimo è Ilaria, ho 27 anni, sono nata e cresciuta a Corato in provincia di Bari e sono una cantautrice.

In passato, non ero brava ad esprimere me stessa al 100% o ad esternare i miei sentimenti, ma adesso mi sento molto fortunata, perché grazie alla musica e a Ryah, ho imparato a conoscermi, ad analizzarmi e a capire chi sono.

Cosa vuol dire il tuo nome?

“Ryah” deriva dal greco e vuol dire “Fiume in piena” o semplicemente scorrere . Trovo che “fiume in piena” mi descriva totalmente, perché è quello che succede durante la mia fase creativa. Ho scelto questo nome non solo per il suo significato ma anche per il suo suono: il suono del nome RYAH infatti mi trasmette tanta energia e caparbietà.

Non solo appassionata di musica, ma più in generale dell’arte. Come ti sei avvicinata a questo mondo?

Mi sono avvicinata alla musica all’ età di sei anni circa, prima con la danza. Il sabato pomeriggio io e mia madre guardavamo videoclip musicali di artisti internazionali come Micheal Jackson, Madonna, Britney Spears, Eminem e tantissimi altri, in rotazione su MTV. Mi divertivo ad imitare le coreografie, i gesti e a cantare le loro canzoni, fino ad immaginarne anche i videoclip quando invece la musica l’ascoltavamo allo stereo. Il mio gioco preferito era l’immaginazione: avevo costumi di scena, il mio corpo di ballo, un microfono personalizzato ed il mio pubblico. Mi chiudevo in camera e cominciavo il mio concerto. Alle elementari mi piaceva scrivere poesie, perciò quando ho scoperto che le canzoni degli artisti che amavo parlavano delle loro stesse storie e raccontavano delle loro emozioni, è nata anche l’esigenza di scrivere e cantare canzoni tutte mie.

L’ho sempre considerato un gioco all’inizio, ma con il tempo non ho mai smesso di farlo ,adesso è indispensabile. Amo l’arte in genere perché ha un linguaggio universale è un mezzo speciale e molto potente per comunicare ma soprattutto è un sinonimo di libertà.

Dovessi descrivere il tuo sound, come lo faresti?

Se dovessi descrivere il mio sound lo farei con un colore che io chiamo “Rosa disastro”. Il rosa è per il pop, un colore pieno di vita e romantico infatti nella maggior parte dei miei brani tratto spesso il tema dell’amore, ma al tempo stesso racconto degli aspetti negativi di esso ,ovvero di relazioni poco sane, paure e delusioni che rendono quel rosa, scuro e torbido. Un disastro insomma!

Il mio genere principalmente è il pop però contaminato dall’Urban e dall’R&B. Ascolto infatti, tantissimo rap, sia americano che italiano, ma mi piace anche ascoltare band storiche come i Beatles o i Keane. Le mie icone in fatto di stile invece sono assolutamente Lady Gaga, Rihanna e Miley Cyrus.

Diversi i tuoi successi nel percorso musicale che stai percorrendo dal 2018. Qual è l’esperienza che ti ha maggiormente segnato in questo senso?

Nel 2018 ho pubblicato il mio primo singolo “Honey” su Spotify un brano EDM/TRAP In inglese, con la mia prima etichetta discografica indipendente. Negli anni a seguire sono arrivate anche Rum, Casomai, Prima di Dormire e Tossica. Questi brani però non hanno nulla in comune tra di loro, hanno tutti un sound diverso, perché mi diverte sperimentare, ma soprattutto perché non amo fare musica pensando alle etichette di genere.

Lo scorso anno infatti ho partecipato ad un contest prettamente RAP vincendo, a pari merito con il rapper ERMES, una produzione di Big Fish. É nata una bella collaborazione dal titolo “Apollo e Dafne” che ha superato in pochi giorni i centomila stream. Il singolo è stato un trampolino di lancio grazie al quale mi ha permesso di avere un contratto discografico con “Tempo Records” etichetta nascente di Big Fish, con cui ho pubblicato Flop Gold, Testarda e This’o Nasty.

“This’o Nasty” è il tuo ultimo singolo, un brano in cui ti sei messa alla prova inserendoti benissimo nel panorama musicale attuale. Com’è nato?

“This’o Nasty” è un brano a cui tengo molto, perché parla di una mia vecchia relazione, un periodo confuso da cui non è stato semplice uscire. In realtà non è stato semplice neanche raccontarlo perché per raccontarlo, devi quasi ritornarci in quel momento e riviverlo. Probabilmente lo rivivi diversamente, più come uno spettatore lucido, ma rimane intenso ugualmente.

La produzione è di Andrea Piraz, me ne sono innamorata al primo ascolto, perché inconsapevolmente mi ha comunicato quelle sensazioni e trasportato in quei luoghi che ho cercato poi di descrivere con le parole per non perderne memoria. Per quanto riguarda la mia scrittura, è necessario che una base, un arrangiamento, mi emozioni a tal punto da “costringermi” a parlare, come in questo caso.

“This’o Nasty” è un brano viscerale, a tratti cupo e malinconico, che parla del gioco di due amanti. Ho scelto questo titolo in inglese, letto in italiano come “Disonesti”, proprio per raccontare questa storia drammatica come in un film ,non a caso sono citate anche alcune delle più famose pellicole come “Eyes wide shut” di Stanley Kubrick, per rafforzare il concetto di enigma sentimentale e “In Time” di Andrew Niccol, che simboleggia la fuga contro il tempo dei due amanti .Infine, nello special del brano, è citato anche Shakespeare, ulteriore elemento che porta alla comprensione del finale di questa storia romantica ma pericolosa in cui la verità non viene mai fuori.

Come in ogni gioco, all’interno di questa relazione che racconto in “This o’ nasty” c’è una regola principale da rispettare ovvero: la relazione si chiude immediatamente nel momento in cui uno dei due si innamora. Entrambi i protagonisti finiscono per innamorarsi, ma nessuno dei due riesce ad ammetterlo, perché mentire è l’unico modo che hanno per continuare a vedersi .Questi protagonisti hanno il terrore dell’amore, credono di non saper amare, temono di non essere corrisposti nella stessa maniera e ritrovarsi poi soli, ognuno con i suoi sentimenti appesi. Negando i loro sentimenti, quindi, credono di avere il controllo della situazione, ma in quel momento stanno perdendo e rovinando tutto senza rendersene conto».

Chi ti ha aiutato nella produzione?

“This’o Nasty”, così come “Testarda” e prima ancora “Flop Gold”, sono state prodotte da Andrea Piraz al Solid Music Studio e distribuite da Tempo Records.

E come questo singolo si lega alle tue produzioni passate?

Fanno tutte parte del mio percorso e non parlo di percorso artistico, ma di un percorso di vita. Nel senso che nei miei brani racconto di me, del mio passato, di esperienze, di situazioni che ho vissuto davvero o del mio immaginario. In alcuni pezzi, parlo a me stessa cercando di motivarmi e darmi coraggio per affrontare la vita. Scrivendo vedo meglio la realtà, diventa tutto più chiaro e mi aiuta a capire come sono fatta, soprattutto mi dà la possibilità di tener congelati i ricordi , riascoltare i brani e avere immediatamente un flash back di ogni situazione.

Cosa progetti per il futuro?

Sono ambiziosa, ma mi piace anche godermi ogni momento per fare tutto al meglio. Posso però anticipare che dopo “This’o Nasty” cominceremo a lavorare al prossimo singolo.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Non abbiate mai paura di dire ciò che provate, non siate This’o Nasty, neanche con voi stessi!

Ryah for Siloud

Instagram@ryah_official
Facebook@OfficialRyah
YouTube: RYAH

Credits: Silvia Santoriello

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