InTheMusic: Briso, interview

Riccardo Zambaiti, in arte Briso, è un ragazzo di 26 anni che attualmente sta seguendo un percorso di studi musicali accademici. La cosa che gli da più gioia è potersi divertire suonando con altre persone. “Se solo sapessi è simbolo dell’amicizia scaturita con Gionni Mellow e del percorso che hanno fatto insieme.

Nome: Riccardo
Cognome: Zambaiti 
In arte: Briso 
Età: 26 
Città: Bergamo 
Nazionalità: Italiana 
Brani pubblicati: "Se solo sapessi" 
Periodo di attività: dal 2020 
Genere musicale: Hip Hop, Rap 
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music, ecc. 

Chi c’è dietro Briso? 

Sono un polistrumentista, principalmente bassista, classe 95′, nato a Bergamo e trasferito da circa cinque anni a Milano. Attualmente sto seguendo un percorso di studi musicali accademici presso l’istituto CPM, nel mentre mi dedico a tante altre attività extra scolastiche, come la collaborazione con il team di “Purple Studio Production”, che mi ha dato modo di interfacciarmi e lavorare con una grandissima varietà di artisti emergenti e non, che col tempo ha dato vita ad un nucleo simile ad una bellissima famiglia allargata, con la quale nascono di continuo nuovi progetti sempre freschi e molto stimolanti. È proprio questo che ha permesso anche la realizzazione di “Se solo sapessi” e del relativo videoclip. In oltre sono bassista all’interno della band ” No.ta” , un gruppo di matti che porta avanti la musica alternative rock italiana, con la quale siamo in procinto di pubblicare un EP di cinque brani. 

Come è avvenuta la scelta del tuo nome d’arte? 

Non ho scelto questo nome per ragioni mosse da motivi profondi o significati nascosti, l’ho scelto puramente per una questione affettiva, dato che Briso è il soprannome che mi è stato dato dai miei amici quando ancora ero un adolescente. L’etimologia della parola avrei preferito evitarla, ma volendo essere sinceri si tratta in poche parole del braciere del bong (pipa ad acqua), strumento di cui ho leggermente abusato quand’ero ragazzino, non ne vado fiero, però alla fine dei conti il nome Briso mi è sempre piaciuto, l’ho sempre trovato molto solare e sbarazzino.

Cosa ti appassiona da sempre della musica e quando hai capito di volerne intraprendere un percorso attivo? 

In primis vorrei specificare la fortuna che ho avuto avendo come genitori due persone che per quanto non abbiano mai svolto un ruolo attivo nella musica, hanno sempre avuto una grande cultura e passione riguardo, che mi è stata poi trasmessa già da che ero molto piccolo, basti vedere le collezioni di vinili di cui dispongono (e di cui io ho fatto grandi razzie…). Ricordo ancora la prima volta che sono entrato in contatto con uno strumento, quando il padre di un mio amico regalò a suo figlio una chitarra elettrica, di cui lui si stufò molto presto, e fu così che quella Stratus divenne mia. Dopo la prima strimpellata avevo già perso completamente la testa, e iniziai da quel momento ad entrare a piccoli passi in questo immenso e splendido mondo che è la musica, ovvero una dimensione di sensibilità e condivisione, e come dice sempre il mio maestro: “È sana e terapeutica!” Detto ciò  per quanto si tratti di uno strumento di fascia bassa, consumato e malmesso, ad oggi per me quella chitarra risulta ancora inestimabile.

Quali sono le tue influenze musicali principali? 

Personalmente ho sempre ascoltato e approfondito un po’ di tutto, è difficile definire quali siano gli artisti o i generi che più mi abbiano influenzato. Da un lato ho sempre amato tutta la musica che comportasse un approccio più classico e strumentale, come: funk, r’n’b, jazz, fusion, reggae, rock, soul, ecc. Mentre dall’altro sono completamente affascinato anche dal mondo della musica elettronica, e da tutti gli strumenti e i mezzi che la componente digitale e analogica hanno introdotto nel tempo. Di per sé quindi, la variante che preferisco nasce proprio nel compromesso fra questi due mondi, dove l’elettronica riesce a fondersi con la musica strumentale, dando vita a sonorità e generi che personalmente considero ancor più ricercati. 

Sei un producer e un polistrumentista e, la cosa divertente, è che non esci di casa senza il tuo basso. Come si è evoluto negli anni il tuo amore per la musica e quali sono stati i tuoi momenti più importanti nel settore? 

Di per certo, la cosa che mi da più gioia è potermi divertire suonando con altre persone, proprio per questo le jam e i vari luoghi di incontro per musicisti sono le mie destinazioni più ambite. È pazzesco quanto si possa imparare e comprendere di una persona soltanto suonandoci assieme, la musica è un linguaggio a tutti gli effetti che si muove attraverso un suono che in quel preciso istante è canale ed estensione di tutte le nostre emozioni, che vanno a miscelarsi con quelle di chi ci sta di fronte, che si tratti di un musicista o di un ascoltatore. E tutto questo l’ho imparato soprattutto una notte di due anni fa, quando un estate andai in Toscana per un campus dedicato alla musica. Lì ebbi la fortuna di osservare da vicino due dei più celebri bassisti d’Europa e forse ancor di più, privarsi di questi titoli, per condividere un momento di pura improvvisazione, in un contesto di massima intimità ed umiltà, che concedeva ad entrambi la più totale libertà di espressione. E fu proprio li, attraverso i loro suoni e i loro volti illuminati dalla passione, che capii che stavano comunicando come mai avevo visto fare prima. Decisi in quel momento che nel tempo avrei voluto sviluppare a mia volta una sensibilità tale da poter raggiungere quella libertà. 

Quali sono i caratteri principali delle tue produzioni? 

Il mio percorso relativo alla produzione e alla composizione penso abbia avuto il suo principio con l’acquisto della prima “loop station”, che è stato il primo mezzo che mi ha permesso di scoprire la sovraincisione. Ma il vero passo avanti fu quando mi interfacciai per la prima volta con una DAW (Digital Audio Workstation), ovvero un software utilizzato per la produzione da computer, del quale iniziai a sperimentarne tutte le possibilità con l’implemento di strumenti esterni, e proprio perché di sperimentazione si è  sempre trattato, questo è il carattere che vorrei sottolineare delle mie produzioni, un approccio molto intimo di ricerca verso il suono spontaneo, che si traduce in un genere che varia a tal punto da non saper bene nemmeno come potrebbe essere classificato, ma che ho piacere di condividere là dove può essere apprezzato. Collaborando poi come musicista con il mio caro amico producer Gionni Mellow, ho avuto anche la possibilità di vivere la produzione sotto tante altre sfumature, come è  successo con “Se solo sapessi”, a sua volta si può reputare un esperimento, nato dalla condivisione, là dove Gionni stesso mi ha incoraggiato a provare, e credetemi mai prima di allora avrei pensato di cantare in un brano.

  “Se Solo Sapessi” è il titolo del tuo singolo d’esordio, in collaborazione con Gionni Mellow. Ce ne parli? 

“Se solo sapessi” per me ha un valore molto profondo, che va ben aldilà del brano in se stesso. In primo piano è simbolo dell’amicizia scaturita con Gionni Mellow, e del percorso che abbiamo fatto tra tante risate ed arrabbiature, che ci ha portato ha concretizzare, con non pochi sforzi, questo progetto. In secondo piano la realizzazione del relativo videoclip ha dato vita a tanto movimento, ho potuto osservare moltissimi miei amici, rendersi più che disponibili ad aiutarci, divertendosi e supportando al massimo il progetto nonostante i tanti ostacoli riscontrati, quindi mi sento di voler ringraziare tutti coloro che hanno partecipato con tanto entusiasmo. Già queste due motivazioni, mi rendono fiero e soddisfatto, se poi altre persone la fuori dovessero apprezzare la canzone e i suoi contenuti, non potrei che trarne una spinta ulteriore per continuare.

  Cosa hai voluto raccontare con questo brano e cosa hai voluto comunicare agli ascoltatori? 

“Se solo sapessi” è un brano volto a sottolineare la crisi dei valori e dei modelli che stanno alla base della società odierna, sempre più satura di mali costumi e false promesse alimentate da ideali privi di qualunque genere di morale. Ogni giorno ci troviamo faccia a faccia con persone che cercano il proprio innalzamento a discapito del loro prossimo, sempre pronti a gettare veleno e discordia con cattiverie gratuite, con l’unica ambizione di emulare i falsi miti che ci vengono proposti, in cui ad avere la priorità son sempre beni effimeri e futili dimostrazioni di potere. Cerchiamo quindi di comunicare ai nostri ascoltatori, quanto in realtà tutte queste dinamiche al quale ci siamo abituati non debbano più essere sottovalutate, ma bensì quanto sia indispensabile reagire e cercare nel proprio piccolo di non essere causa dell’ennesimo male. 

 Quali sono i tuoi progetti per il futuro?   

Sul mio futuro ho sempre molti dubbi, non posso negarlo, ma se c’è una cosa di cui sono certo è che voglio continuare a dedicarmi alla musica, ho tante idee e vorrei riuscire a concretizzarne il più possibile, sento che siamo solo all’inizio e spero di poter creare qualcosa che senza grandi pretese faccia stare bene. Al momento sto lavorando a svariati progetti, del quale mi auguro che avrete notizia molto presto! 

 C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori? 

Colgo questa domanda come occasione per aggiungere una cosa soltanto a ciò che ho già detto, parlo ai lettori ma sono anche pensieri che vi assicuro che rivolgo anche, se non soprattutto, a me stesso. Questo mondo è un posto di per sé già fin troppo difficile, basta davvero poco per migliorarlo, migliorando noi stessi, non dico che dobbiamo cambiare le nostre personalità e caratteri, né voglio attaccare le nostre preziose abitudini, ma quanto meno facciamo sempre in modo che non manchi mai rispetto e benevolenza, e quindi non permettiamo ai nostri cuori di raffreddarsi nonostante siano i nostri stessi costumi ad averci portato a farlo.

Briso for Siloud

Instagram: @brisonbass
YouTube: Briso

Credits: Homerun Promotion

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