InTheMusic: Francesco Savini, interview

Francesco Savini è un cantautore classe ’96 abruzzese, ma ormai da anni di base a Milano. Ama suonare dal vivo, quindi quello che vuole è cercare di riportare quella dimensione anche nelle registrazioni. Il suo ultimo singolo si intitola “Gatto di Schrödinger” e prosegue il percorso che lo ha caratterizzato con i singoli rilasciati in precedenza.

Nome: Francesco
Cognome: Savini
In arte: Francesco Savini
Età: 25
Città: Milano
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Equatore, Gatto di Schrödinger, Zenzero, La falcoltà del tempo perso, Maratoneti
Periodo di attività: dal 2020
Genere musicale: Indie, Pop
Piattaforme: Tutte

Chi è Francesco Savini nella vita di tutti i giorni?

Ciao ragazzi! Sono un cantautore classe ’96 abruzzese ma sono ormai un po’ di anni che vivo a Milano. In realtà sono la stessa persona che sale sul palco, non credo di avere la doppia personalità come molti artisti.

Il tuo vero nome e quello artistico coincidono: come mai questa scelta?

Ho pensato a lungo se usare o meno un nome d’arte. Alla fine, ho scelto di tenere il mio nome d’anagrafe perché sono sicuro che di questo non potrò mai stufarmi e mi rappresenta al 100%.

Quando hai scoperto la tua passione per la musica e quando, invece, hai capito di voler diventare un artista?

Ho imbracciato la chitarra per la prima volta a sette anni e mi sono fatto insegnare da mio padre come si suonasse. È rimasta una passione fine a sé stessa fino a quando ho suonato per la prima volta davanti a un pubblico a quattordici anni. Ricordo che ero un ragazzo timido, che aveva sempre avuto paura di farsi sentire con le persone, ma dopo aver suonato ho capito che nella vita volevo suonare su un palco tutti i giorni.

Quali sono le tue principali influenze artistiche?

Ho sempre scritto in inglese e ascoltato musica internazionale fino a qualche anno fa, quando ho scoperto Cesare Cremonini che mi ha fatto nascere il bisogno di dovermi esprimere nella mia lingua. Da lì ho recuperato tanto sulla musica italiana e mi sono reso conto di come fosse davvero un mondo bellissimo, da Lucio Dalla a De André, Max Pezzali agli Eugenio in Via di Gioia. Mi sono dato molto da fare per recuperare.

Hai iniziato a scrivere canzoni a quattordici anni. Da allora, come si è evoluto il tuo rapporto con la musica e quali sono stati i momenti più importanti in questo settore?

Ho avuto diversi progetti inediti in lingua inglese, il più importante con un gruppo di nome Allis on Air con i quali ho aperto il concerto dei Linkin Park agli I-Days 2017, uno dei giorni più belli della mia vita. Con il mio progetto artistico solista siamo cresciuti tanto e stiamo continuando a crescere e dopo un po’ ci stiamo finalmente togliendo qualche soddisfazione. Sono molto felice di lavorare giorno e notte per qualcosa che amo.

In cosa si caratterizza il tuo stile?

Amo suonare dal vivo, quindi quello che voglio è cercare di riportare quella dimensione anche nelle registrazioni. Quello che non vorrei è che una persona ascolta una canzone su Spotify, poi viene a un live e resta delusa perché se l’aspettava diversamente. Dal vivo, insieme alla mia band, portiamo le canzoni così come sono e i ragazzi che suonano con me sono davvero bravi, quindi… venite a sentirmi!

Il tuo ultimo singolo si intitola “Gatto di Schrödinger” e prosegue il percorso che ti ha caratterizzato con i singoli rilasciati in precedenza. Come nasce questo brano e come è stato prodotto?

Questo brano è nato chitarra e voce. Avevo litigato con la mia ragazza ed è nato un pensiero che si è subito trasformato in paradosso: è giusto stare con una persona solo per paura di perderla? E se non trovassi mai più una come lei? Questo tipo di pensieri sono quelli che fanno passare le notti in bianco perché non si trova mai una risposta che renda soddisfatti, un po’ come il “gatto di Schrödinger”. La produzione è stata fatta insieme alla mia band durante dieci giorni passati in studio a Frosinone tra una canzone dei Jefferson Airplane e una di Jimi Hendrix. È stato bello tornare a scrivere in saletta.

Cosa hai voluto comunicare con questo brano e, soprattutto, qual è la relazione che ha con le tue produzioni passate?

Questo brano è stato scritto di pancia e così ho voluto che venisse interpretato. Il 2020 è stato un anno difficile per tutti, pieno di insicurezze e paranoie, caratteristiche che ho esorcizzato anche nei brani precedenti visto che sono stati scritti tutti in quel periodo. Per questo motivo, oggi nel 2021, mi sento ancora legato a questi brani, perché sento che il “periodo paranoico” non è ancora finito.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?  

Sto scrivendo tanto e in modo molto vario. L’obiettivo è quello di creare un concetto, un percorso che culminerà con la produzione di un disco. Ci sto lavorando tantissimo e non vedo l’ora di cominciare. Nel frattempo, suonerò in giro e spero tanto mi verrete a sentire. Vi aspetto!

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Ciao amici, ascoltate “Gatto di Shrödinger” e fatelo come più volete: a casa, in macchina, con i finestrini chiusi o aperti, mentre cucinate, mentre ballate. Amo pensare che mentre io sono qui a scrivere c’è chi sta sentendo la mia canzone e se ne sta innamorando. A presto, un abbraccio!

Francesco Savini for Siloud

Instagram: @sonofrancescosavini
Facebook: @sonosavini
YouTube: Francesco Savini

Credits: Conza Press

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