InTheMusic: Keemosabe, interview

I Keemosabe sono tre ragazzi che nella vita fanno i musicisti. Dopo aver vissuto per anni tra New York, Londra e Milano, ora sono stabili nella loro terra d’origine, il Lago Maggiore, in cui letteralmente vivono nel loro studio. “WWW (Whatever We Were)”, il loro nuovo brano, è ciò che ha dato via alla loro metamorfosi e che gli ha permesso di accettare ciò che sono davvero.

Band: Keemosabe
Componenti: Alberto Curtis, Andrea Guarinoni, Sebastiano Vecchio
Età: 27, 26, 27
Città: Arona (Novara)
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Hey Brother, The Lights Go Down, Out of the City, WWW (Whatever We Were)
Album pubblicati: Look Closer, Keemosabe (EP)
Periodo di attività: dal 2017
Genere musicale: Modern Rock
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music

Ciao ragazzi, abbiamo avuto modo di conoscerci qualche tempo fa e siamo davvero contenti di risentirvi. Per chi si fosse perso la scorsa intervista, diteci qualcosa in più su di voi!

Ciao ragazzi, che piacere ritrovarci innanzitutto! Ci chiamiamo Keemosabe, abbiamo27 anni e nella vita facciamo i musicisti. Abbiamo vissuto per anni tra New York, Londra e Milano, ma ora siamo stabili nella nostra terra d’origine, il Lago Maggiore, in cui letteralmente viviamo nel nostro studio che è il principale centro di creazione di tutti i nostri prodotti artistici.

Facciamo un piccolo recap. Come nasce il progetto Keemosabe, come avete scelto questo nome d’arte e quali sono le vostre influenze musicali?

La nostra storia nasce nel 2017, quasi casualmente. Dopo le prime esperienze da musicisti di professione, abbiamo formato questo progetto con l’intento di girare il mondo grazie alla nostra musica e di vivere secondo le nostre regole. Dopo poco ci siamo trasferiti a Londra e abbiamo avuto un battesimo di fuoco esibendoci in decine di locali in giro per la metropoli. Abbiamo successivamente fatto ritorno in Italia e qui siamo stabili ormai da anni, senza aver mai perso il sogno di girovagare e toccare le persone con la nostra musica, pandemie permettendo!

Il nostro nome significa “fratelli di madre diversa” ed è un nome che ci rispecchia in tutti i suoi lati sia positivi sia negativi: siamo una piccola famiglia che vive la propria quotidianità ed i propri problemi senza mai perdere lo spirito di unione che ci caratterizza. La musica è il più grande dono che abbiamo ricevuto e poterla fare di professione è un privilegio che dobbiamo onorare. Siamo influenzati (come molti) da una miriade di artisti, ma se dovessimo citarne alcuni possiamo menzionare i Queens of the Stone Age, Kanye West e Tame Impala.

Vogliamo conoscere meglio l’evoluzione del vostro progetto artistico negli ultimi anni: cosa è cambiato e su quali aspetti avete lavorato?

Abbiamo sempre definito il nostro progetto come metamorfico, lasciando che il cambiamento permettesse di modellare il nostro percorso senza porci limiti. Negli ultimi 5 anni, guardandoci indietro, possiamo dire di aver davvero vissuto esperienze così uniche e singolari che oggi ci hanno reso senza dubbio esseri umani e musicisti più maturi sotto tanti fronti.

Non ci sono molti sassolini nella scarpa che non ci siamo tolti, se non il rimpianto di non aver potuto diffondere totalmente la nostra musica, essendo arrivati al rilascio del nostro primo vero album, costatoci tanto sudore e quasi due anni di lavoro, proprio durante l’inizio del disastro Covid. Questo ci ha davvero penalizzati e fatto dubitare di noi stessi e delle nostre capacità, ma allo stesso tempo gli ultimi due anni surreali sotto tanti punti di vista ci hanno però fatto aprire gli occhi e permesso di guardarci indietro con uno sguardo più oggettivo, portandoci a ricominciare un nuovo percorso musicale più consapevole, maturo e appagante. Oggi ci sentiamo felici di essere ancora in piedi, con ancora più voglia di far sapere al mondo intero di noi e della nostra arte.

Avete rilasciato di recente un nuovo singolo: “WWW (Whatever We Were)”. Come è nato?

WWW (Whatever We Were)” è un brano davvero importante per noi. È ciò che ha dato via alla nostra metamorfosi e ci ha permesso di accettare ciò che siamo davvero.

Per molto tempo abbiamo ricercato l’approvazione altrui senza ascoltare il nostro cuore, per molto tempo ci siamo sentiti etichettati come troppo rock, troppo pop, troppo provinciali, troppo di nicchia per il mercato italiano, troppo italiani per il mercato estero. Per questo è nato qualcosa in noi che ci ha spinto ad abbandonare ciò che eravamo, a non curarci più del parere altrui. Ci siamo chiusi nel nostro studio e abbiamo iniziato a registrare un brano perlopiù elettronico che racconta proprio del nostro addio a tutto ciò che non ci rappresenta. Anche a livello di arrangiamento ci siamo allontanati parecchio dalle sonorità del nostro primo album Look Closer, proprio perché sentiamo di stare attraversando una metamorfosi che ci spinge a sperimentare nuove vie.

“Whatever We Were” è un invito a seguire la propria voce interiore, anche quando il mondo intero sembra remare contro. È un invito a sentirsi liberi, farsi una grande risata e ballare allo sfinimento, così come abbiamo fatto noi mentre lo abbiamo composto e registrato.

Come avete lavorato alla produzione di questo brano e come siete arrivati al risultato che lo caratterizza?

È il primo brano che abbiamo seguito autonomamente dal punto di vista della produzione e ci ha permesso di lavorare tanto su scelte di arrangiamento e scrittura diverse dal nostro percorso precedente, in cui invece eravamo spesso guidati da produttori più esperti che tracciavano un percorso per aiutarci a raggiungere il risultato finale. Trovarsi da soli per la prima volta ci ha lasciati spaesati per un primo momento, ma ci ha anche dato molta più confidenza nei nostri stessi mezzi. Abbiamo coinvolto il nostro amico e ingegnere del suono dei leggendari Air Studios di Londra, Gianluca Massimo, per il tracking ed il mix del brano.

Essere allo stesso tempo producer e compositori della nostra musica è un ruolo che sicuramente vogliamo continuare ad esplorare in futuro, perché ci sta dando molta soddisfazione e crescita personale, pur sapendo che è un percorso di ricerca molto lungo e che non sempre sarà facile contare prettamente su sé stessi.

“Suoni oscuri e sfumature elettroniche” è la descrizione che date di WWW. Che sound avete voluto ricercare nello specifico?

L’unica prerogativa per questo brano è stata quella di creare qualcosa di semplice, immediato e che facesse ballare. Il nostro obiettivo era sicuramente creare uno stacco importante dal nostro precedente sound e da tutto ciò che siamo stati in passato (da qui il titolo “Whatever We Were”). Per questo abbiamo lavorato molto sulla composizione elettronica, perlopiù con synth Moog e drum machine, su voci sospirate e su un’atmosfera mistica. Successivamente abbiamo aggiunto il nostro lato più tradizionale di band, con chitarra, basso e batteria e cercato di creare una commistione tra i due mondi. Questa è senza dubbio una formula che vogliamo continuare ad utilizzare anche per le prossime composizioni.

Siete già a lavoro per un album?

Data la precedente esperienza sul primo album di cui raccontavamo ed il netto cambio della fruizione musicale da parte dell’ascoltatore medio negli ultimi anni, onestamente non stiamo più lavorando pensando ad un album come punto di arrivo.

Per quanto noi stessi siamo cresciuti ascoltando allo sfinimento i nostri dischi preferiti, riconosciamo che per degli artisti emergenti come noi al giorno d’oggi non sia più produttivo rinchiudersi mesi in uno studio per poi rilasciare 10, 12 brani allo stesso tempo. Siamo più dell’idea di lavorare costantemente a nuova musica, per poi rilasciarla ogni 20/30 giorni e permettere così ai nostri fan di essere davvero parte del nostro percorso di crescita, influenzandoci attivamente e vivendo questa esperienza più come un viaggio. Poi sicuramente nel momento in cui una serie di brani sono legati da un concetto, un sound ed un messaggio, sarà nostro compito raccoglierli in album o EP che saranno parte del nostro percorso musicale in maniera più tangibile e ci permetteranno di guardarci indietro e riconoscere le diverse fasi del nostro percorso artistico.

Quale pensate sarà la direzione futura dei Keemosabe e su quali aspetti state ancora lavorando del vostro sound?

Spesso scherzando tra di noi diciamo: “dobbiamo essere una band con il sound del 2050”. Senza dubbio l’elettronica è un mondo che ci ha sempre appassionato e intendiamo esplorarlo molto più a fondo, senza perdere però l’anima del nostro sound, i nostri strumenti musicali. Puntiamo davvero a creare il giusto mezzo tra rock e produzione elettronica moderna in una modalità innovativa, trovando la nostra identità piuttosto che scimmiottare epoche passate già viste e riviste. Sappiamo che è un obiettivo molto ambizioso e che soprattutto trovare la propria unicità può richiedere una vita intera, ma ci vogliamo provare comunque.

Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Il nostro obiettivo per il 2022 è di rilasciare tantissima musica, ricominciare a suonare e a sentire il sudore della gente intorno a noi ed essere sempre con gli strumenti in mano, senza pensieri. Vogliamo vivere nel presente senza più aspettare un domani che non arriverà mai, e lo vogliamo fare trascinando con noi più persone possibili che si sentiranno rappresentate nella nostra musica ed i nostri valori.

C’è qualcosa che vorreste dire ai nostri lettori?

Vogliamo invitarli a sfruttare il proprio tempo presente per sentirsi davvero liberi e felici. È importante sognare in grande e fare le proprie cose ma non farle per sé, quanto per il presente che sta intorno a noi, le persone che amiamo, il cielo e la terra. Non dimentichiamoci mai di quanto possiamo essere connessi con il mondo. Il frutto che si stacca dall’albero diventa cieco.

Keemosabe for Siloud

Instagram: @keemosabe.band
Facebook: @keemosabe.band

Credits: Astarte Agency

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