InTheMusic: Rocco Roggia e Riccardo Natale, interview

Rocco Roggia e Riccardo Natale si sono conosciuti almeno 10 anni fa, avevano molti amici in comune e in conservatorio suonavano insieme già da piccoli. Con la loro musica cercano di portare emozioni allo stato puro e sperano che il pubblico possa identificarsi in esse. È da poco online il loro album “Poiesis”.

Band: Rocco Roggia, Riccardo Natale
Componenti: Rocco Roggia, Riccardo Natale
Età: 26
Città: Caserta, Napoli
Nazionalità: Italiana
Album pubblicati: Poiesis
Periodo di attività: dal 2012
Genere musicale: Classica
Piattaforme: Spotify, Apple Music, YouTube, Amazon Music

Ciao ragazzi, diteci qualcosa in più su di voi!

Ciao a tutti siamo Rocco e Riccardo, violinista e pianista. Io, Rocco, ho iniziato a studiare il violino nell’età di 5 anni per gioco, poi mi stufai e lo ripresi a 11 anni, da quel momento è diventato una ragione di vita.Riccardo, invece, si è diplomato a Benevento per poi continuare il perfezionamento tra Varese, Basilea, Roma e Pescara. In particolare, l’esperienza a Basilea gli è stata molto formativa per il respiro internazionale di cui godeva la scuola.

Come vi siete conosciuti?

Ci siamo conosciuti almeno 10 anni fa, avevamo molti amici in comune poiché viviamo nella stessa città e in conservatorio suonavamo insieme già da piccoli; dopo poco tempo scoprimmo, casualmente, di abitare a 200 metri di distanza. Ci siamo sempre frequentati e, sicuramente, siamo molto più amici che colleghi.

Quando avete deciso di avviare un progetto artistico insieme?

Questo progetto discografico è nato durante le dure giornate del lockdown forzato che abbiamo dovuto tutti vivere negli scorsi mesi. Avevo una necessità impellente di creare qualcosa di mio e che potesse venire alla luce alla fine di quelle infinite ore trascorse chiusi in casa. Lo considero un progetto di reazione, senz’altro dentro di me ne conservavo un po’ il seme già da prima, ma quel momento di difficoltà è stato sicuramente una miccia importante.

Per ognuno di voi, qual è stato il vostro percorso nella musica fino ad oggi?

Io ho iniziato a studiare da molto piccolo, ho iniziato e concluso i miei studi presso il conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, ma ho sempre cercato costanti perfezionamenti con importanti maestri, già da quando ero piccolo. Ho avuto la possibilità di collaborare con importantissimi direttori come Riccardo Muti, James Conlon, C. Pendereki, già quando avevo 18 anni. Ho collaborato con artisti come Fabio biondi, Michele Campanella, Marco Rizzi in formazioni da camera.

Quali sono le vostre principali influenze musicali?

Proveniamo da studi prettamente classici e accademici. Ci siamo formati in conservatorio tradizionale. Ritengo che la formazione classica dia una base molto solida, una matrice che fornisce una struttura di riferimento costante. Non sono mai mancati nella nostra formazione ovviamente contaminazioni che ritengo essere di fondamentale importanza per la crescita strumentale e musicale. Ad esempio, adoro il Jazz e sono follemente innamorato del Tango.

Parliamo ora della vostra musica. Come definireste ciò che fate? 

I messaggi portati nei concerti che teniamo risultano essere abbastanza variegati. Talvolta cerchiamo di portare emozioni allo stato puro, speriamo quasi che il pubblico possa identificarsi solo in queste e non in un messaggio particolare. In quei casi cerchiamo di “inscenare” un vero e proprio rito.

In che modo arte e musica si uniscono nei vostri progetti?

Non credo ci sia una profonda linea di demarcazione fra l’arte e la musica. La musica è un’arte sotto innumerevoli punti vista. Talvolta c’è un messaggio chiaro di cui la musica si fa veicolo, ma in ogni caso il ‘momento musicale’ è sempre qualcosa che riesce a rapirti e portarti in un’altra dimensione. Talvolta più dentro te stesso, altre volte estremamente fuori da te stesso. Il vero ascolto è qualcosa che ha molto a che fare con una meditazione, ugualmente potente ma molto più carnale. Credo che sia quel momento, a prescindere dal messaggio veicolato, il vero respiro dell’arte.

È da poco online il vostro nuovo album, un viaggio alla scoperta della musica della tradizione classica napoletana. Ci dite di più?

Questo progetto è intitolato “Poiesis”. Poiesis è una parola greca che significa creazione, con un accento particolare sul senso di umiltà dell’atto creativo. Qualcosa che ha a che fare con il fare, il costruire. L’album comprende 9 brani di autori napoletani, in particolare personaggi di grande rilievo della fine dell’800 napoletano che hanno operato sul territorio ed erano tutti docenti di strumento presso il Regio Conservatorio San Pietro a Majella. Con loro, per la prima volta, si rompe quel confine che separava il mondo della musica accademia con quella popolare. Questi autori scrivono per il popolo incarnando perfettamente quegli elementi tipici della napoletanità. Una città che offre in poco spazio la possibilità ai certi sociali più disparati di convivere insieme con armonia. Tutti i brani mostrano una grande commistione di elementi tematici ed emotivi contrastanti estremamente integrati. Dalla felicità più solare alle tinte più tetre dell’animo umano.

Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Per il momento stiamo progettando vari modi per portare avanti il nostro album, cercando di farlo conoscere nei contesti più disparati. Bolle sempre qualcosa in pentola.

C’è qualcosa che vorreste dire ai nostri lettori?

Innanzitutto, siamo molto felici di aver partecipato a questa intervista. Siamo davvero felici di farvi ascoltare il nostro prodotto. Potete trovarlo su tutti i digital stores. Ovviamente è scontato sottolineare quanto sarebbe molto più bello, vedervi seduti per ascoltare un nostro concerto. Grazie a tutti!

Rocco Roggia for Siloud

Instagram: @rocco.roggia , @riccardo.nat15

Credits: Giulia Massarelli

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