InTheMusic: Ludovica Mannoni, interview

Ludovica Mannoni viene da Roma e ha 25 anni. Nei suoi brani è lei al 100%, con tutte le sue sfaccettature. C’è molta verità in quello che scrive e lo dimostra anche il fatto di aver mantenuto in arte il suo vero nome. “Passiflora” è il titolo del suo primo singolo, dal carattere particolarmente intimo.

Nome: Ludovica
Cognome: Mannoni
In arte: Ludovica Mannoni
Età: 25
Città: Roma
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Passiflora
Periodo di attività: dal 2016
Genere musicale: New-soul, R&B
Piattaforme: Spotify, Youtube, Apple Music, Amazon Music, iTunes, Deezer

Chi è Ludovica Mannoni nella vita di tutti i giorni?

Mi chiamo Ludovica Mannoni, vengo da Roma e ho 25 anni. Nella quotidianità sono una studentessa universitaria e un’insegnante di canto.

Come mai hai deciso di mantenere il tuo vero nome anche in ambito artistico?

Non ho mai trovato un nome d’arte che mi rappresentasse e ne ho sentito sempre meno l’esigenza. Nei miei brani sono io al 100%, con tutte le mie sfaccettature. C’è molta verità in quello che scrivo e nonostante la costruzione che avviene dopo, durante la fase di arrangiamento e produzione, le mie canzoni nascono sempre molto spontaneamente; dunque, il mio nome è parte di questa verità.

Hai approfondito lo studio della musica al Conservatorio. Prima ancora, però, come ti sei avvicinata alla musica e cosa ti ha portato a volerla far diventare il centro della tua vita?

Ho iniziato quasi prima a cantare che a parlare. Fin da piccola cantavo le canzoni dei cartoni animati accompagnata da mia madre alla chitarra. È nato tutto per gioco, in una famiglia in cui l’arte e la musica sono state sempre coltivate; poi è scattato qualcosa, un’esigenza che mi ha portata a scrivere le mie prime canzoni in inglese a dodici anni e a pensare al ruolo della musica nella mia vita con più consapevolezza. Da allora non ho mai smesso di pensare che sarebbe stata la mia strada.

Ho iniziato a studiare canto all’età di quattordici anni, concependo la voce come uno strumento musicale, dedicandole il mio tempo con molta determinazione.

Quali sono le tue principali influenze artistiche?

Ho sempre avuto un debole per la black music. Durante il mio percorso accademico in Conservatorio ho scoperto la meravigliosa voce di Etta James e di molte altre interpreti della musica soul e jazz, per poi avvicinarmi al cantautorato italiano, al rock progressive e alla musica latin jazz. Attualmente mi sento più legata alla contemporaneità, in particolare a generi come il new-soul, l’R&B contemporaneo, l’elettropop.

Le figure femminili del mondo musicale hanno sempre esercitato un certo fascino su di me; in particolare quelle artiste che sono state in grado di creare un linguaggio riconoscibile. Una di queste è sicuramente Björk, di cui apprezzo il coraggio nella sperimentazione sonora e la forte personalità che mette nella sua musica.

L’artista a cui mi sento più legata in questo momento della mia vita è Naomi Saalfield, in arte Nai Palm, front-woman della band australiana Hiatus Kaiyote; ciò che più mi affascina della sua musica è il suo essere libera e indefinibile, complessa, ricca di sonorità e diverse influenze.

Siamo curiosi di conoscere il tuo percorso nel settore musicale fino ad oggi. Quali sono stati i momenti più importanti?

Entrare in conservatorio è stata per me una tappa importante. Ho imparato quanto nella musica, come in altre forme d’arte, la disciplina e lo studio fossero importanti, anche se non sufficienti.

Infatti, ciò che mi ha stimolata maggiormente sono stati gli incontri e gli scambi con altri artisti e musicisti, in particolare l’incontro con Lorenzo Mirra, il mio attuale chitarrista e arrangiatore. Senza di lui questo progetto non avrebbe preso vita.

Un altro punto di svolta è stato il mio percorso in Officina Pasolini, Accademia di Alta Formazione fondata da Tosca. Officina è uno spazio che accoglie giovani artisti di diverse provenienze, un luogo in cui si sperimenta, si creano legami e condivisioni. Durante questo triennio è cambiato molto il mio approccio alla musica, mi sono allontanata sempre di più dal mio “essere cantante”, cercando una mia identità artistica.

Come definiresti il tuo modo di fare musica?

Mi piace pensare di essere completamente libera in quello che faccio e la mia musica è così, libera, indipendente, senza vincoli.

Ci sono dei riferimenti a cui sono molto legata e a cui devo tutto, ma negli anni credo di aver sviluppato un modo personale di esprimermi che è in continua evoluzione. Inoltre, credo che proprio per il suo essere libera e densa di elementi, la mia musica risulti “complessa”. Ci sono dei forti richiami al jazz nell’armonia e le strutture spesso divergono da quelle delle canzoni pop, anche se non c’è una regola.

La complessità è parte di noi, della realtà che ci circonda. Quando scrivo seguo un flusso e cerco di rispettarlo.

“Passiflora” è il titolo del tuo primo singolo, dal carattere particolarmente intimo. Come nasce?

Un pomeriggio ho preso la chitarra e ho improvvisato i due accordi dell’intro, per poi costruire il resto. Il brano nasce da un aneddoto personale che è poi arrivato ad una riflessione più ampia: come lasciar andare il peso delle parole degli altri e ritrovare se stessi, imparare ad essere la propria cura, il proprio punto fermo. È un brano molto introspettivo che utilizza questa pianta come simbolo.

La passiflora è una pianta rampicante dalle proprietà “curative”, ha bisogno di aggrapparsi a qualcosa per crescere, così come si aggrappano a noi le opinioni degli altri, o come noi ci aggrappiamo agli altri. Si nota subito la bellezza e la particolarità dei suoi fiori, ricchi di dettagli che possono essere scoperti con uno sguardo attento.

Perché hai deciso di esordire proprio con questo singolo e in che modo anticipa quello che sarà delle tue prossime produzioni?

È una canzone che parla di un atto liberatorio e più in generale di emancipazione personale, un argomento ricorrente nelle mie canzoni, che mi piacerebbe riunire all’interno di un EP o un album. Questo singolo in particolare rappresenta un punto di svolta sia dal punto di vista personale sia musicale.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?  

Spero di stare sul palco il più possibile e produrre qualcosa di nuovo in studio, non c’è nulla che desideri più di questo.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Circondatevi sempre di bellezza.

Ludovica Mannoni for Siloud

Instagram: @ludovicamannoni
Facebook: @ludovicamannonimusic
YouTube: Ludovica Mannoni

Credits: Alice Cherubini

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