InTheMusic: Jesse The Faccio, interview

Jesse The Faccio ha sempre ascoltato tanta musica a casa sin da piccolo. Crescendo si è collegato anche all’amore per la scrittura: ha iniziato a scrivere brani e da lì si è accorto che forse voleva fare davvero questo. “Cose che ho” è il titolo del singolo che ha anticipato l’uscita del tuo EP, nato durante il primo lockdown nazionale.

Nome: Jesse
Cognome: de Faccio
In arte: Jesse The Faccio
Età: 29
Città: Padova
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: 19.90, LNCAP, CAVIGLIE, TTMB, 666, Cose che ho
Album pubblicati: I Soldi per New York, VERDE, Le cose che ho
Periodo di attività: dal 2018
Genere musicale: Indie rock, Lo-fi, Alt pop
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer
Foto di Riccardo Michelazzo

Chi c’è dietro Jesse The Faccio?.

Ehi! Sono Jesse, ho 29 anni ma a breve trenta (son sereno di questo, anzi carico), vengo da Padova (dove vivo). Provo a far la musica al 100%, ma si fanno anche altri lavori per sopravvivere.

Cos’è questo tuo nome d’arte?

Non è stato così difficile sceglierlo perché è effettivamente il mio nome. Ho deciso di modificare il “de” del cognome in “the” solo per una questione di internazionalità musicale dei miei brani, del mio genere.

Come hai scoperto la tua passione per la musica e come l’hai coltivata nel tempo? 

È stato tutto abbastanza naturale, ho sempre ascoltato tanta musica a casa sin da piccolo. Poi sono approdato ai primi strumenti, con le classiche band che formi a scuola perché vuoi fare la rock star. Poi crescendo mi sono collegato anche all’amore per la scrittura: ho iniziato a scrivere brani e da lì mi sono accorto che forse volevo fare davvero questo.

Quali sono gli artisti e i generi che solitamente ascolti?

Ascolto decisamente tanta musica, è chiaramente parte del mio quotidiano. In generale ascolto molta più musica che viene dall’estero. La musica italiana di questo momento (quella cantata in italiano) non mi sta dando grandissime soddisfazioni. Il mondo delle chitarre – quindi indie rock, lo-fi, punk, post punk – è sicuramente ciò che ascolto di più, ma amo anche ascoltare il pop. Artisti ce ne sono molti ma non ne ho uno o alcuni in particolare su cui mi rifaccio, cerco piuttosto di “rubare” dei momenti nei brani, nelle melodie, nelle intenzioni di una canzone, anche fossero solo di tre secondi.

Sei nato e cresciuto a Padova, ma questa città non ha mai avuto un ruolo chiave nei confronti della tua scrittura e delle tue composizioni. A cosa ti ispiri solitamente?

Solitamente da quello che ho intorno. Sono una persona che tende ad uscire e stare fuori molto, parlare molto, conoscere diversa gente e quindi ambienti differenti anche tra loro. Magari ascolto una storia raccontata da uno, oppure vedo un particolare di un vestito o di un’espressione di qualcun altro: allora mi prendo quella sensazione e provo a tradurla in parole, mettendola nel mio mondo, magari con riferimenti a vissuti o anche più in astratto. 

Come definiresti il tuo modo di fare musica?

Sicuramente lo definirei come un approccio totalmente lo-fi. Solitamente scrivo e arrangio i brani chitarra e voce e idealmente li completo con un’idea di cosa e come suoneranno gli altri strumenti, con la struttura e anche l’intenzione del pezzo. In seguito con Gamba (Francesco Gambarotto, batterista, producer) ci mettiamo in casa (ora viviamo pure insieme) a lavorare sulla produzione e la registrazione. In questi 3/4 anni di lavoro insieme abbiamo mantenuto questa formula, evolvendoci insieme. Ad esempio, il primo disco è stato registrato letteralmente tutto in camera con un microfono, mentre questo ultimo lavoro è stato integrato chiaramente anche da una parte in studio con altri strumentisti.

“Cose che ho” è il titolo del singolo che ha anticipato l’uscita del tuo EP. Come hai lavorato a questo brano e perché hai scelto proprio questo per anticipare il progetto?

In verità “Cose che ho” è semplicemente quella che io definisco la title track del disco: era il terzo pezzo uscito di quattro, prima che si completasse l’Ep. L’idea nasce dalla precarietà dei tempi in cui viviamo oggi, nel senso che non sapevamo ancora che direzione avrebbero preso con le riaperture ecc., quindi abbiamo quindi deciso di fare un’uscita dilatata per riempire più tempo possibile prima di ricominciare a suonare. Questa scelta anche in un certo senso per accompagnare l’ascoltatore nel disco, per poi fargli affrontare – se ancora interessato – l’ascolto intero.

Parlaci ora stesso dell’EP: come nasce, come ci hai lavorato e cosa unisce le varie tracce? 

L’EP nasce nel primo lockdown nazionale. Chiuso in casa mi sono fatto mandare dei beat (che poi abbiamo mantenuto come ritmica anche a lavoro finito) e ho iniziato ad arrangiare i brani con la chitarra. Ho avuto un grosso blocco della scrittura, quindi dopo le prime aperture ci siamo concentrati sugli arrangiamenti dei brani e nell’estate abbiamo completato tutta la parte strumentale e le registrazioni, fino ad arrivare ad una preproduzione completa. Da lì mi sono sbloccato anche a livello di scrittura. Visto il periodo e la mia situazione personale, le liriche risultano molto intime e dirette, leggermente differenti dai miei lavori passati. Soddisfatti del lavoro ci siamo messi a limare i dettagli e al pre-mix. Ciò che lega i quattro brani sono sicuramente le tematiche, le dipendenze, la depressione, la solitudine, l’amore. La ripetizione quasi ossessiva è importante per questo lavoro: le tonalità sono molto simili in tutti i brani, ad accentuare il ripetersi inesorabile della quotidianità vuota – a causa appunto del momento storico. Parte come una sorta di sfogo fino a finire con un lungo strumentale, che è una sorta di liberazione.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?  

Continuare a fare musica sicuramente: andare in tour, continuare a scrivere, magari lavorare anche con altri. Cercare di fare sempre un passo avanti, crescere ancora, continuare a scoprire.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Tornate ai concerti in sicurezza, amatevi con rispetto, ascoltate e sostenete i vostri artisti preferiti. Abbiamo bisogno di voi. Vi voglio bene.

Jesse The Faccio for Siloud

Instagram: @jessethefaccio
Facebook: @JessetheFaccio
YouTubeJesse the Faccio

Credits: GDG press, Dischi Sotterranei

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