InTheMusic: Senna, interview

Dietro i Senna ci sono tre fratelli, due ‘di sangue’ e uno ‘di musica’, che vengono dal litorale romano, il cui stile è stato definito post-indie. “Roulette russa” è il titolo del loro nuovo singolo, che descrivono in breve come desiderio e brivido di rischiare.

Band: Senna
Componenti: Carlo Senna, Simone Senna, Valerio Meloni
Età: 32, 28, 23
Città: Ostia (Roma)
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Roulette russa, Matematica, Stalattiti, Le cose a metà, Giulia, Italifornia
Album pubblicati: Sottomarini
Periodo di attività: dal 2019
Genere musicale: Lo-fi, Alternative pop, Indie
Piattaforme: Spotify, Apple Music, Amazon Music, YouTube, Soundcloud, Bandcamp
Foto di Luca Piccirilli

Chi sono i Senna?

Sono tre fratelli, due ‘di sangue’ e uno ‘di musica’, che vengono dal litorale romano. Abbiamo età diverse – passano quasi nove anni fra Carlo e Valerio – ma la stessa passione per il canto e gli strumenti musicali.

Quando nasce Senna come progetto artistico e, prima ancora, come vi siete conosciuti?

Io (Carlo) e Simone siamo cresciuti insieme e abbiamo sempre suonato, fin da quando siamo piccoli. Studiavamo pianoforte classico; durante l’adolescenza abbiamo preso in mano la chitarra e il basso da autodidatti e da lì abbiamo continuato con tutti gli strumenti che ci capitavano a tiro. Non esiste, quindi, un vero e proprio momento in cui sia nato il progetto artistico, è stata semplicemente l’evoluzione di qualcosa di naturale. Conoscere Valerio, nel 2017, ci ha forse dato una mano a strutturarlo in modo un po’ più definito.

Il vostro nome d’arte parte dall’autore delle vostre canzoni, Carlo Senna, a cui poi si è aggiunto il lavoro di tre polistrumentisti. Come mai avete scelto di mantenere Senna come nome d’arte?

Fondamentalmente trattiamo la band come una vera e propria famiglia; quindi, abbiamo mantenuto il cognome (di cui siamo molto fieri) per riferirci a essa. Un po’ come i Ramones. Poi, come giustamente avete evidenziato, le canzoni partono tutte da uno spazio privato, cantautorale, prima di ‘vestirsi’. Anche in questo caso, perciò, farle uscire a nome ‘Senna’ ci sembrava la scelta più adatta.

Quali sono le vostre principali influenze musicali?

Sono molte, perché ascoltiamo tanta musica, soprattutto in forma fisica, da sempre con i dischi: ci piace l’esperienza tattile del disco, il fatto che gli si debba dedicare attenzione, che non ci sia modo di aprire un’altra app mentre stai ascoltando.

Sono anche molto varie, perché i nostri percorsi sono stati diversi anche a causa delle differenze di età, e poi cambiano continuamente, perché siamo estremamente curiosi. Tra i contemporanei che ci piacciono di più, sicuramente Big Thief, Phoebe Bridgers, Arlo Parks e Nils Frahm; in Italia Mahmood, Dimartino, Vasco Brondi, Ginevra. Anche se le influenze vere e proprie, probabilmente, vengono da lontano: penso a geni come Brian Eno, Lee ‘Scratch’ Perry e Steve Reich, cantautori come Carmen Consoli, Lucio Battisti, Lucio Dalla, sperimentatori del lo-fi come Neutral Milk Hotel, the Microphones ed Elliott Smith.

Quali sono i momenti più importanti del vostro percorso nella musica fino ad oggi, anche prima di essere una band?

I momenti più importanti sono stati quelli in cui qualcuno ci ha detto che la nostra musica lo faceva stare bene. Non c’è soddisfazione più grande. Per fare un esempio banale, quando è uscita “Agosto” (il primo singolo), tantissime persone l’hanno condivisa sui social, ci hanno scritto, ci hanno guardato negli occhi dicendo molto senza bisogno di parlare. Poi è chiaro che ricevere apprezzamenti dal mondo musicale più ‘istituzionale’ sia motivo di orgoglio.

“Italifornia”, il singolo successivo, è finito in Scuola Indie e da lì in poi tutte le nostre uscite sono state ben accolte sotto quel punto di vista. Ci piace essere nelle playlist editoriali e quando abbiamo vinto Musicultura e la Targa per il Miglior Autore al Premio Bindi eravamo tanto increduli quanto felici.

In cosa si caratterizza il vostro stile?

Registriamo in analogico, il che è una scelta non proprio ‘popolare’ di questi tempi. Però, anche questo è qualcosa di naturale, per noi il mezzo che utilizziamo, per forza di cose, influenza il nostro modo di produrre – e di conseguenza il nostro stile musicale. La nostra è musica suonata, minimale ma allo stesso tempo sperimentale, che cerca di tirare fuori dalle cose più piccole un significato, un’emozione forte. Cerchiamo di utilizzare i limiti in modo creativo e speriamo che questo possa arrivare a chi ci ascolta. Soltanto perché il nostro registratore a nastro ha solo 8 tracce non vuol dire che non possiamo provare a creare qualcosa di interessante e che allo stesso tempo possa toccare il cuore.

“Roulette russa” è il titolo del vostro nuovo singolo, che descrivete in breve come desiderio e brivido di rischiare. Ci dite qualcosa in più?

“Roulette russa” rappresenta il momento in cui vorresti rompere il loop di azioni nel quale a un certo punto ti capita di ritrovarti intrappolato; il momento in cui vorresti uscire dal limbo che ti opprime. Spesso è molto difficile e, anzi, non sempre riusciamo a farlo, nonostante il nostro problema possa esserci anche molto chiaro. Anche perché c’è una certa ‘glorificazione’ della sofferenza (io, per esempio, l’ho collegata con l’immagine della corona di spine) a cui ci appigliamo per darle un senso e che, però, può renderci difficile prendere le distanze da essa.

Qual è la relazione tra questo brano e le vostre produzioni passate?

Ci sembra una naturale evoluzione del percorso iniziato con “Sottomarini” e proseguito con gli ultimi brani pubblicati. Continuiamo a registrare in casa, praticamente a costo zero, ma cerchiamo di diventare sempre più avventurosi a livello sonoro e di scoprire qualcosa lungo la via. Testualmente, si lega a “Stalattiti” e “Matematica” perché sono tutti brani che ho scritto di recente, durante e dopo il lockdown, con cui cerchiamo di fare il punto della situazione rispetto al nuovo mondo in cui viviamo e al nostro equilibrio psichico, che ne sta uscendo profondamente scosso. È una cosa a cui teniamo molto, perché ci sembra che siano pochi i progetti musicali che stanno provando a farci i conti e invece a noi sembra molto importante. fare finta di niente non ci fa bene.

Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Stiamo continuando le registrazioni. Abbiamo tantissimi brani e non vediamo l’ora di condividerli con tutti. Stiamo anche coinvolgendo altri musicisti per creare uno spettacolo dal vivo indimenticabile. D’altronde, non vediamo l’ora di tornare sul palco, visto che la pandemia aveva interrotto a metà il tour di supporto al nostro primo album, e vogliamo farlo in grande stile. Poi ci piacerebbe poter continuare a toccare le emozioni delle persone che ascoltano le nostre canzoni e, perché no, che magari queste persone siano sempre di più. Perché quando le condividi con qualcun altro le emozioni non si dividono, si moltiplicano.

C’è qualcosa che vorreste dire ai nostri lettori?

Speriamo di poterci incontrare presto di persona e di poter condividere qualche bel momento musicale. Per ora facciamo fare ai social la cosa migliore che sanno fare e teniamoci in contatto con la nostra pagina Instagram. Soprattutto, grazie per il tempo dedicato a leggere queste nostre parole e ad ascoltare le nostre canzoni!

Senna for Siloud

Instagram: @sennacomeilfiume
Facebook: @sennacomeilfiume
YouTube: Senna

Credits: Big Time

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