InTheMusic: Elisa Erin Bonomo, interview

Elisa Erin Bonomo nella vita di tutti i giorni si sveglia immersa nella musica: su come promuoverla, organizzarla, portarla live, studiarla e insegnarla. Non la abbandona mai: anche se dei giorni non tocca una singola nota, vive e parla sempre con lei. Ha da poco rilasciato un nuovo album intitolato “Sinusoide”.

Nome: Elisa
Cognome: Bonomo
In arte: Elisa Erin Bonomo
Età: 35
Città: Venezia
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Nuvola (feat. Chiara Vidonis), Scampo, Altrove, Maleducata, Tempesta
Album pubblicati: Sinusoide, Antifragile, Terzo Tempo (EP), Offerta Libera (EP)
Periodo di attività: dal 2010
Genere musicale: Pop, Rock
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music, iTunes, Bandcamp
Foto di Claudia Bouvier Calderone

Chi è Elisa nella vita di tutti i giorni?

Mi chiamo Elisa, vengo da Borbiago di Mira, un piccolo paesino della provincia di Venezia. Ho 35 anni e non mi sembra vero, abito a Padova da qualche mese e sono una musicista/insegnante di musica.

Nella vita di tutti i giorni mi sveglio immersa nella musica: su come promuoverla, organizzarla, portarla live, studiarla e insegnarla. Non mi abbandona mai, da quando mi sveglio a quando chiudo gli occhi. Anche se dei giorni non tocco una singola nota, vive e parla sempre con me.

Come è avvenuta la scelta del nome da utilizzare per il tuo progetto artistico?

Quando ero ragazzina ero una grande fan della musica irlandese, tradizionale e non solo, U2, The Cranberries, The Corrs. Il mio sogno più grande era visitarla e un modo per portarla sempre con me era indossare il suo nome in gaelico, dato che in quel momento scrivevo in inglese. Erin go bragh!, Irlanda per sempre, ha il suo interno una forte indipendenza e fedeltà, due caratteristiche che sento mie. In più nel progetto folk di cui facevo parte prima di intraprendere la carriera solista, mi facevo chiamare Erin, volevo creare un ponte tra quello che ero e quello che sono.

Siamo curiosi di conoscere il tuo rapporto con la musica: come si è evoluto nel tempo?

Credo di essere nata con un’innata predisposizione al ritmo. Da piccola cantavo sempre e creavo canzoni in un alfabeto inventato, ma la cosa non è mai stata presa seriamente, tanto che la mia prima chitarra è arrivata a 15 anni e successivamente ho cominciato a fare dei piccoli lavoretti estivi per pagarmi le lezioni in totaleautonomia. Sentivo che scrivere canzoni mi risultava facile ed era il mezzo perfetto per esprimere la mia inadeguatezza rispetto al mondo che mi circondava e mi irrideva, soprattutto nell’adolescenza.

Credo che i miei genitori, in maniera del tutto inconsapevole, mi abbiano trasmesso una forte sensibilità musicale. In qualsiasi posto della mia casa si poteva ascoltare la musica attraverso un giradischi, o con uno stereo portatile un cd in camera, la musicassetta nell’impianto hi-fi in salotto. Era molto accessibile fruirne, un po’ meno riprodurla.

Io ho sempre pensato che volessi farne un mestiere, ma sono stata convinta di non esserne in grado fino ai trent’anni. Fortunatamente la mia voce interiore non ha mai smesso di insistere con me, convincendomi di poterlo fare veramente e ora possa dirle di esserle molto grata.

Quali sono le tue principali influenze artistiche?

Mi piace molto il brit rock/pop, davvero molto. Poi il dream pop, la dark-wave, il post-punk. Per questo ultimo disco mi hanno influenzato tanto i The Smiths, The Stokes, i Franz Ferdinand, Bjork, The Cure, David Sylvian, David Bowie, Franco Battiato, Goldfrapp, Aurora, Billie Eilish.

Tra le altre cose, hai all’attivo un’intensa attività di live, la stessa che ti ha permesso di aprire molti concerti. Quali sono stati i momenti più importanti del tuo percorso nella musica fino ad oggi?

Credo senza ombra di dubbio l’incontro con Stefano Pivato, il produttore di Sinusoide e di Antifragile, l’aver vinto il Premio della Critica al Premio Amnesty nel 2017 con un disco d’esordio interamente autoprodotto e l’apertura di Maria Antonietta al New Age Club a Roncade – un club in cui ho desiderato suonare fino a quando ero ragazzina.

Come aperture ricordo anche molto belle quella di Diodato al MEI, Nada al Premio Amnesty e a Nathalie, con cui ho stretto una bella amicizia. Un’altra amicizia significativa è quella con Chiara Vidonis, che duetta con me in “Nuvola”. Ci siamo incontrate durante l’ultimazione di Antifragile e non ci siamo più lasciate.

Come definiresti il tuo modo di fare musica?

Il mio modo di fare musica è infinitamente pop. Punto sempre ad essere semplice, che non vuol dire banale, ma cercare di raccontare una storia in cui una persona ci si possa immedesimare tenendo come cuore pulsante la melodia. Less is more, mi verrebbe da dire.

All’inizio scrivevo musica complessa con un sacco di cambi e testi quasi “claustrofobici” per la mole di parole presenti per timore di essere giudicata poco preparata. Nel tempo ho imparato che la conoscenza è importante, ma bisogna essere a servizio della canzone e non prevaricarla con la propria personalità artistica. È stata una crescita pari passo con la mia crescita personale: se all’inizio la riempivo per paura di non essere abbastanza brava, nel tempo ho tolto tutto il superfluo, imparando a dosare impegno e al contempo leggerezza. Stefano (Pivato, ndr) mi ha insegnato che si deve togliere tutto ciò che è ridondante in un brano, bisogna essere bravi a mantenere un certo distacco dai propri “figli” musicali.

“Sinusoide” mostra bene questo percorso: si parte da brani molto prodotti per arrivare a percussioni e voci nell’ultimo brano. Da un lato una parte rock molto satura, dall’altro tutto molto acustico, morbido, intimo. La mia musica rispecchia il mio io: una punk pasionaria capace di farsi piccola piccola in qualsiasi momento.

Hai da poco rilasciato un nuovo album: “Sinusoide”. Come nasce e come è stato prodotto?

Aveva proprio ragione Caparezza, il secondo è sempre il più difficile nella carriera di un artista. Dal concepimento delle prime canzoni al mastering ci ho messo cinque anni tondi. In mezzo c’è stata anche una pandemia, ma anche cambi di direzione, crisi personali e professionali.

Non è un caso che abbia un LATO A e un LATO B. Il lato A è figlio delle chitarre elettriche “Antifragile”, essendo scritto a cavallo del 2016 e del 2017. Il lato B, più world e intimista, è stato scritto tra il 2018 e il 2019, scegliendo le tastiere come elemento principale.

Gran parte del lavoro l’avevo già fatto da sola, rispetto ad “Antifragile” avevo già fatto delle preproduzioni abbastanza avanzate per quasi tutti i brani. Stefano ha fatto un grande lavoro di sound design e produzione artistica nel scegliere con me cosa tenere e cosa migliorare.

Qual è il filo conduttore tra le varie tracce, sia a livello di tematiche che di sound?

Il punto di partenza è proprio “Sinusoide”, la persona a cui è dedicato, un amore impossibile che è rimasto dentro di me e si è evoluto… Come si vede anche dalle canzoni. Il filo rosso sono io, sempre la stessa, sempre diversa.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?  

Vorrei tanto fare un featuring con i Queen of Saba, un duo electro molto promettente. E poi un EP totalmente in presa diretta con i miei musicisti più fidati. Vorrei registrare tutte le canzoni scritte durante e poco dopo il lock-down. Sono brani-ritratto di persone che amo, alcune ci sono, altre non ci sono più.

Desidererei non far passare troppo tempo dal momento della composizione alla pubblicazione, forse perché ho sofferto troppo questo anacronismo con Sinusoide. E poi lo dico sempre, spero si realizzi, ultimare la scrittura del mio secondo spettacolo teatrale.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Continuate a leggere di musica e ad ascoltare le proposte anche dal basso. C’è tanta bella musica che merita di essere ascoltata anche se purtroppo non è adeguatamente pubblicizzata dai canali mainstream. Siate curiosi, siate ricercatori.

Elisa Erin Bonomo for Siloud

Instagram: @elisa.bonomo
Facebook: @ElisaErinB

Credits: Big Time press

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