InTheMusic: Elia Pazzini, interview

Elia Pazzini ha provato a crearsi pseudonimi, ma non si è mai sentito a suo agio, era come se non gli appartenessero. Per lui usare il suo nome completo è come mettersi in gioco in prima persona, esporsi direttamente. Con “Vuoto” voleva raccontare la sensazione che proviamo vicino a persone che sembrano irraggiungibili.

Nome: Elia 
Cognome: Pazzin
In arte: Elia Pazzini
Età: 30 anni
Città: Santarcangelo (RN)
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Vuoto, Dentro un attimo
Periodo di attività: dal 2014
Genere musicale: Pop, Indie
Piattaforme: Spotify, Apple music

Chi è Elia Pazzini?

Sono un cantautore di Santarcangelo (provincia di Rimini), ho 30 anni e nella vita sto portando avanti due percorsi paralleli. Uno è quello artistico musicale; da anni infatti sonno immerso nel mondo della scrittura, canto e produzioni. L’altro è nel settore turistico-alberghiero, dove ho l’opportunità di gestire e organizzare risorse umane e servizi per proporre la migliore esperienza vacanza ai clienti. Sicuramente in futuro la speranza è di far diventare la musica un lavoro a tempo pieno.

Perché hai deciso di restare Elia Pazzini e non assumere uno pseudonimo?

Ho provato in passato a crearmi pseudonimi e nomi d’arte, anche in altre lingue, seguendo un po’ le mode del momento. Purtroppo (o per fortuna) non mi ci sono mai sentito a mio agio, era come se non mi appartenessero. Usare il proprio nome completo a mio parere è più difficile ma anche più coraggioso, è come mettersi in gioco in prima persona, esporsi alle critiche direttamente senza lasciare le responsabilità al proprio alter ego. Queste responsabilità mi fanno sempre dare quel qualcosa in più, dal lavoro in studio ai live.

Diversi gli anni in cui hai sperimentato con la musica, ma quando hai cominciato davvero?

La musica è nata come sfogo per esprimere davvero chi fossi. Venivo da un percorso di studi in management privo di ogni fantasia e da una relazione molto oppressiva. In queste situazioni non sono mai riuscito ad esprimermi realmente, mentre con la musica si. Di base sono abbastanza introverso, e con la musica ho visto che potevo comunicare con le persone senza difficoltà. Quando ho realizzato queste cose ho capito che la musica era diventata per me indispensabile.

Cosa ha influenzato la tua musica?

Premetto che ascolto quasi tutto, a volte anche generi che non mi piacciono (trap o musica troppo “sperimentale”) per trovare idee e spunti di scrittura. Il mio genere preferito però è sicuramente il pop americano/inglese, partendo dai rappresentanti storici come Michael Jackson e Stevie Wonder fino alle pop star attuali. In questi brani cerco di trovare quel qualcosa che li ha resti così amati da tutti, quell’essenza in cui tutti si possono identificare e che quindi li ha resi celebri. 

Londra, New York e San Diego, tre città molto diverse tra loro: cosa ti hanno dato e come hanno ispirato il tuo sound? 

Beh ognuno di questi luoghi ha influenzato il mio sound profondamente. San Diego mi ha dato le migliori vibrazioni pop, quell’atmosfera leggera e allo stesso tempo romantica che rende i brani più orecchiabili e ascoltabili in loop. New York mi ha dato il lato più Urban, è la parte più concreta del sound, quella che ti fa tenere i piedi per terra. Londra invece mi ha dato il senso di sperimentazione, ogni volta che ci sono andato è stato come immergermi in un film di Harry Potter, è la parte più onirica e magica del mio sound.

Sei tornato con “Vuoto”, un singolo dal titolo criptico. Cosa volevi raccontare?

Volevo raccontare la sensazione che proviamo vicino a persone che sembrano irraggiungibili. Ci sentiamo spesso attratti da chi vive di istinti, senza nessuna regola o principio. Si ha sempre la sensazione che queste persone abbiano un grande “Vuoto” interiore che cercano di colmare vivendo al limite in ogni momento. E’ lo stesso Vuoto che poi lasciano in noi quando ci rendiamo conto che non potremo mai bastargli. Ci impegniamo per “salvare” chi in realtà non vuole essere salvato.

Quando è nata l’esigenza di mettere insieme un pezzo del genere?

Diciamo che in passato, mi sono trovato spesso nella situazione che ho descritto sopra e mi sono anche reso conto che di non essere l’unico. Ho voluto quindi dare una forma a questa sensazione di Vuoto, e un messaggio di fondo che incita a godersi ogni momento, senza recriminare nel momento della rottura. Le persone che ho descritto nel brano, non ci daranno mai certezze o serenità, non ci si può costruire niente a lungo termine, ma regalano anche emozioni uniche che difficilmente potremmo vivere in altri modi.

Lo vedremo parte di un EP?

Si, sarà sicuramente parte di un EP.

Cosa hai in programma per il futuro?

Sono già in produzioni diverse nuove canzoni, che pubblicherò nei prossimi mesi. Poi prima della fine del 2022 le raccoglierò tutte in un EP con l’aggiunta di altri brani inediti.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Seguitemi su Spotify e scrivetemi su Instagram, mi piacerebbe parlare con voi delle mie canzoni e di quello che vi comunicano!

Elia Pazzini for Siloud

Instagram:@eliapazziniofficial
YouTube: Elia Pazzini

Credits: PressaCom

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