InTheMusic: Yosh Whale, interview

Yosh Whale sono quattro ragazzi con una grande passione per la musica. Sono prima di tutto amici, quindi anche quando non suonano uno degli argomenti principali è la musica. Il loro sound è un melting pot tra sonorità elettroniche, rock, R&B e soul. Hanno recentemente lavorato ad un gruppo di brani: si tratta di un lavoro attento e meticoloso sui dettagli sonori e soprattutto sui dettagli della composizione.

Band: Yosh Whale
Componenti: Vincenzo Liguori, Ludovico Marino, Sam De Rosa, Andrea Secondulfo
Età: 26
Città: Salerno, Napoli
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Ceneresole, Nilo, Inutile, Primo Scirocco
Album pubblicati: YAWN (EP)
Periodo di attività: dal 2018
Genere musicale: New Soul, Rock Elettronico, Indie Rock, R’n’B.
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music, ecc.

Chi sono i Yosh Whale prima di essere degli artisti?

Siamo quattro ragazzi con una grande passione per la musica. Siamo prima di tutto amici, quindi anche quando non suoniamo uno degli argomenti principali è la musica. Per Sam (batterista) e Ludovico (chitarrista) la musica è un lavoro, mentre per Andrea (elettronica) e Vincenzo (voce) è un canale di sfogo e una passione presa molto seriamente in quanto Andrea è un informatico e anche laureato in musica elettronica e Vincenzo un laureato in lettere.

Il vostro è un progetto, tutto campano, nato nel 2016. Come vi siete conosciuti e quando è arrivata l’idea di unirvi artisticamente?

Yosh Whale nasce come un duo formato da Andrea all’elettronica e Vincenzo alla voce. La formazione di questo duo è stata molto spontanea in quanto Vincenzo e Andrea sono cresciuti insieme. Vincenzo aveva dei brani che voleva incidere e siccome Andrea stava studiando musica elettronica e quindi possedeva le giuste competenze hanno registrato YAWN, il nostro primo EP, poi per esigenze legate al live si è unito al duo un nostro amico Ludovico (chitarrista) che ha portato con sé Sam (batterista) conosciuto al conservatorio. E questa formazione non la abbiamo più cambiata.

A cosa si riferisce il vostro nome d’arte e in che modo vi rappresenta?

Quando abbiamo scelto il nostro nome abbiamo cercato un nome che avesse dal punto di vista sonoro qualcosa che evocasse delle sensazioni affini alla nostra musica. Questo almeno per quando riguarda “Yosh”; poi successivamente abbiamo pensato di cercare un cognome a questo suono, insomma dargli un’identità e “Whale” ci piaceva molto come suono accostato a “Yosh”. La scelta è stata quindi prettamente sonora.

Create un melting pot tra sonorità elettroniche, rock, R&B e soul. In che modo le varie influenze si riversano nelle vostre produzioni e, più in generale, quali sono i vostri riferimenti artistici?

Veniamo tutti e quattro da ambienti musicali differenti. Si può dire che abbiamo lavorato tanto per far sì che i nostri ascolti e i nostri orientamenti musicali potessero combaciare ma rimanendo sempre diversi. Oggi con l’ultimo nostro singolo “Ceneresole” pensiamo di aver raggiunto un obiettivo importante cioè quello di far accadere questa cosa in maniera spontanea. Infine, per quanto riguarda i riferimenti siamo molto legati ad artisti come Bon iver e James Blake.

Parlateci del vostro percorso nella musica, dagli inizi ad oggi. Quali sono stati i momenti più importanti?

Sicuramente la prima tappa più importante della nostra storia, che alla fine combacia con i nostri inizi, è sicuramente la vittoria del premio Buscaglione di Torino che ci ha dato la possibilità di esibirci subito dopo sui palchi dei principali festival italiani e ovviamente di fare aperture ad artisti che prima ascoltavamo in camera. Dopo il tour ovviamente un altro momento importante è stata la produzione di “Nilo” e “Inutile”, in quanto era il nostro primo lavoro d’insieme, una produzione che ci ha messo a dura prova nella fase di composizione. Poi purtroppo è arrivato il COVID, ma comunque e forse questo è il momento più importante anche a distanza abbiamo voluto a tutti i costi dare vita a qualcosa di nuovo, abbiamo composto nuovi brani di cui il primo uscito è “Ceneresole”.

Carattere campano e attitudine internazionale sono le vostre caratteristiche principali. In cosa si caratterizza il vostro stile? 

È vero, abbiamo un legame forte alla musica internazionale e ci influenza molto. Ma pensiamo che la nostra musica si vesta con abiti internazionali, ma viva comunque con un cuore più che italiano meridionale. Se nel sound si può percepire una sperimentazione sonora cara al mondo inglese o americano, nei testi il legame alla tradizione del cantautorato italiano è molto forte. Nei testi cerchiamo di creare delle atmosfere in bilico tra il reale e l’onirico cercando di aprire delle piccole porte nelle cose della quotidianità ad un nuovo mondo dell’immaginazione. A tutto questo ambiente lirico il sound cerca di collegarsi assecondando le stesse atmosfere. Processo che ovviamente può anche invertirsi.

Quali sono le vostre produzioni più recenti e come nascono?

Abbiamo recentemente lavorato ad un gruppo di brani che abbiamo prodotto a Roma al Jedi sound studio con Alessandro Donadei alla produzione. È stato un lavoro attento e meticoloso sui dettagli sonori e soprattutto sui dettagli della composizione. Questi brani sono un po’ la sintesi di tutti i nostri percorsi di vita e musicali, nascono come sempre dalla volontà disinteressata di esprimerci. E soprattutto in un periodo in cui le varie quarantene tentavano di sopire un po’ gli spiriti è stata una lotta a stare svegli e scrivere e “Ceneresole” parla proprio di questa lotta per uscire da un mare di cenere e inseguire la luce. 

In che modo queste si relazionano con le vostre produzioni passate?

Alla fine, siamo sempre noi. Ci sono molti punti in comune alle produzioni passate: le atmosfere oniriche, cambi repentini, le dicotomie tra stati di grazia e situazioni più cupe. Forse una cosa che è cambiata è nei testi, nel senso che le esperienze che menzionavamo prima, quelle del covid e via dicendo, ci hanno fatto capire davvero l’importanza delle cose più semplici che sono finite tutte riversate nei testi che sono pieni di sole, mare e le piccole cose della quotidianità. Ecco forse c’è un po’ più di leggerezza sia come conquista che come incessante bisogno.

Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Un disco e suonare, suonare, suonare che per noi vuol dire vita, vita, vita.

C’è qualcosa che vorreste dire ai nostri lettori?

Siate liberi. Ascoltate musica senza rinchiudervi nei significati dei testi, andate al di là delle parole e aggiungete sempre nuovi significati alle canzoni. Così possono vivere in eterno. Vi preghiamo di farlo con i nostri brani.

Yosh Whale for Siloud

Instagram@yoshwhale
Facebook:@YoshWhaleband
YouTube: Yosh Whale

Credits: Vodoo Communication

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