InTheMusic: Ulisse Schiavo, interview

Dietro Ulisse Schiavo c’è Simone, un ragazzo di 27 anni che vive a Padova. Il suo stile si può riassumere in tre aggettivi: lirico, straziato ed evocativo. “Precious Silver Grace” è il titolo del suo nuovo singolo, un tormento elettronico che suona come la colonna sonora di una fuga notturna.

Nome: Simone
Cognome: Schiavo
In arte: Ulisse Schiavo
Età: 27
Città: Padova
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Precious Silver Grace
Album pubblicati: Viscera Ep
Periodo di attività: dal 2015
Genere musicale: Alternative, Cantautorato, Elettronica
Piattaforme: Spotify, Tidal, YouTube, Apple Music, Amazon Music, ecc.

Chi è Ulisse Schiavo nella vita di tutti i giorni?

Sono Simone, ho 27 anni e vivo a Padova. Sono laureato in Design della Moda e Arti Multimediali all’Università IUAV di Venezia, gioco a calcetto il martedì sera e accendo fuochi quando mi annoio. 

Parlaci della scelta del nome da utilizzare per il tuo progetto artistico!

Inizio dicendo che è il mio nome vero. Ulisse è il mio quarto nome e Schiavo è il mio cognome. Il primo Ulisse non l’ho mai conosciuto, è scomparso molto tempo fa. Diceva di non essere fatto per lavorare e chissà quante altre parole avrebbe usato se avesse avuto il tempo per crescere. In più, è un nome che nella culturale popolare ha già una posizione e non mi dispiace dare la possibilità a chi lo legge di creare dei collegamenti tra la mia musica e il mio progetto e l’immaginario in cui questo nome è inscritto, a prescindere dal fatto che io condivida o meno quel tipo di assonanze. Lascia molte porte aperte e questo lo trovo interessante. 

Quando hai scoperto la musica e quando, invece, hai deciso di voler diventare un artista? 

Ero un bambino e suonavo le pentole appoggiate sul tappeto in salotto. Poi dei bongos. E la prima chitarra che mi hanno regalato era rossa, completamente finta e in-suonabile, bellissima. Mi ricordo anche un sassofono di plastica viola che dentro alla campana aveva un altoparlante, non ricordo purtroppo che suono producesse, ma sicuramente non quello di un fiato. Non ho mai smesso, ma ho imparato il primo accordo di chitarra credo in terza media, senza saperne il nome. Copiavo chi li conosceva, gli accordi dico, senza chiedermi niente di più della forma che dovevo memorizzare.

Ho iniziato a scrivere subito. Scrivere è improprio come termine. Era un esercizio di memoria il mio. Costruivo delle sequenze di forme sulla tastiera che suonavano come quella frase che avevo in testa. Che poi, era un ascolto reciproco tra me e lo strumento. Mi capita ancora di fare così. Credo sia il mio modo più sincero. Poi è arrivata la voce ed è stata la conferma definitiva. Scrivere una canzone è diverso, ci sono molte più forze in gioco. 

Da quali generi musicali ti lasci ispirare?

Odio questa domanda perché spero di essere il più lontano possibile da tutti per essere contemporaneamente il più possibile vicino a Ulisse Schiavo. È come chiedermi che genere o che musica faccio. Spero un giorno di poter rispondere: “Faccio la mia musica, ascoltala e dimmi tu cosa ne pensi”. Ma non è ancora arrivato quel momento. Amo i Radiohead e Jeff Buckley, Iosonouncane e i Fugazi. Ho ascoltato mille volte “A Love Supreme” di Coltrane e il brano che ho ascoltato di più quest’anno è “Dance Tonight Revolution Tomorrow” di Lorenzo Senni. Non è vero che ascolto di tutto perché di certi generi e certi gruppi anche storici o molto importanti, non non so niente, ma di certo ascolto tanta musica e molti generi diversi. Ah, uno dei miei album preferiti di questi ultimi anni è senza dubbio “Phoenix: Flames Are Dew Upon My Skin” di Eartheater. 

Parlaci del tuo percorso fino ad oggi. Quali sono stati gli step fondamentali?

I tre anni all’università. Le mille ore in sala prove con Riccardo Pirotto con cui abbiamo fondato “Flummo” il progetto musicale a cui sono stato più legato finora. L’Otello di Kinkaleri a cui ho avuto l’onore di partecipare come assistente alla regia. I laboratori di danza contemporanea. Le notti nel sotterraneo del Metropolis dove sono nati i Sotterranei (adesso Dischi Sotterranei) ecc.

Definisci il tuo stile lirico, straziato ed evocativo: in che senso?

Queste parole non le ho scritte io. Le ha stese Francesco De Sandre che in quel periodo stava provando a darmi una mano con la comunicazione. Non che lui non ci riuscisse, ma io ero poco presente. Parlo del 2014, quando iniziavo a fare i primi concerti come Ulisse Schiavo. Non riuscivo a dedicarmi a questi aspetti del progetto. Devo dire però che in quei due aggettivi ritrovo molto dell’intenzione con cui scrivo e con cui mi esibisco. Un’intenzione che è mutata nel tempo pur rimanendo fedele a certi punti chiave.

Per me la voce e il corpo sono il centro della ricerca e la forza maggiore. Lascio a loro molto spazio, soprattutto live. Tendo a stratificare la voce in diversi registri per poterci passare attraverso e vederne il cambiamento. Da un urlo graffiato a un falsetto che spero “lirico” appunto.  “Evocativo” si rifà alla dimensione delle parole. Tendo a presentare delle immagini, nei testi, senza essere descrittivo, ancora una volta per lasciare il giusto spazio a chi ascolta di interpretare secondo i propri riferimenti. 

“Precious Silver Grace” è il titolo del tuo nuovo singolo: si tratta di un tormento elettronico che suona come la colonna sonora di una fuga notturna. Come nasce?

Nasce dalla volontà di dare voce a: “la parte più sensibile di forze non violente” e mi scuso, ma a questo non voglio aggiungere altro.

In realtà, questo brano segna un nuovo capitolo del progetto Ulisse Schiavo: cosa è cambiato rispetto al passato e in che modo anticipa le produzioni che verranno? 

È cambiato tutto. Sono cambiato io e gli obiettivi che mi sono posto da quando ho iniziato l’Università. La musica, il pubblicare un disco per poi suonarlo live non mi basta. O meglio non mi basta essere un musicista. Voglio portare il corpo ad essere veramente il centro di tutto il progetto, in comunicazione con tutti i medium che ne fanno parte, musica, video, immagini, performance. Ecco perché insieme a Denise Tosato con cui ho fondato (DURO), stiamo lavorando a tutti i contenuti, per ora solo visivi, dell’album nell’ottica però di curare allo stesso modo anche tutto gli aspetti dei live che inizieranno spero in primavera 2022.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?  

Vorrei trasferirmi a Berlino e sicuramente scriverò un altro disco.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Cliccate tutti i link qui sotto, mi rendereste davvero felice. E se avrete poi qualcosa da dire, non esitate un istante a scrivermi un DM su Instagram. Grazie in anticipo.

Ulisse Schiavo for Siloud

Instagram@ulisseschiavo, @ddurissimo
Facebook@UlisseSchiavoOfficial

Credits: Conza press

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