InTheMusic: Alis Mata, interview

Di giorno Alice è una ragazza che fa ricerca all’università; di notte diventa Alis Mata. Il suo sound è in fase di ridefinizione: se finora era improntato sul pop, adesso ha deciso di dare molta più importanza alla dimensione riflessiva dei brani. Il suo ultimo singolo di intitola “Amare male”.

Nome: Alice
Cognome: Dominici
In arte: Alis Mata
Età: 27
Città: Firenze
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Angelica (Stoccolma), Alice, Amare male
Periodo di attività: dal 2020
Genere musicale: Pop-cantautorato
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music

Chi è Alis Mata?

Alis Mata è una creatura della notte fiorentina. Di giorno io sono Alice, e faccio ricerca all’università. Di sera, o nei momenti di particolare ispirazione, divento Alis Mata. 

Come hai scelto il tuo pseudonimo?

Dai 16 ai 17 anni ho vissuto in Costa Rica ospite della famiglia Mata, per un programma di scambio. Ho sempre amato cantare e scrivevo le mie canzoni in segreto, mentre la parte di me che facevo vedere al mondo era quella della secchiona. Non che nel frattempo le cose siano cambiate troppo, visto che adesso sto finendo un dottorato. Ad ogni modo, l’anno in Costa Rica è stato un momento di svolta interiore, mi sono finalmente accorta che vivere richiede molto di più di quello che generalmente è considerato “giusto” e “opportuno” fare. Frequentavo un ragazzo del posto il cui padre era un cantautore piuttosto affermato, e la cui zia insegnava musica nel mio liceo. Si sono accorti che ero bravina e mi sono ritrovata a cantare in teatri pieni di gente. Facevo Mogol e Battisti, Battiato, i Matia Bazar. Una volta sono stata chiamata ad interpretare Yves Montand per una visita dell’ambasciatore francese. È stato un anno davvero felice della mia vita. Al ritorno dal Costa Rica sono ripiombata nello studio più tradizionale ma a distanza di anni, quando si è trattato di scegliere uno pseudonimo, mi è subito venuto in mente il mio nome Costaricense: Alis Mata. 

C’è un momento in particolare che associ alla tua passione per la musica?

Aldilà del Costa Rica, c’è una storia ben più antica che penso sia divertente. Ogni giorno, per nove mesi, mio padre ha messo le cuffie alla pancia di mia madre. Negli anni ’90 andava di moda far ascoltare Mozart ai feti: lui però decise di farmi ascoltare principalmente Bach. Sostiene, poi, che a circa due mesi me ne stessi in braccio a lui davanti alla TV, sonnecchiante, e che abbia spalancato gli occhi sulla sigla di SuperQuark, l’aria della Suite n.3 di Bach, secondo lui perché l’avevo riconosciuta. Non ho memoria per dirvi se sia vero o no. Però, uno dei miei primi ricordi nitidi risale a quando avevo circa due anni: sentii alla radio “Susanna” di Celentano, e cominciai a cantarla in macchina con i miei. Ero frustrata dal fatto che non riuscissi a pronunciare bene tutte le parole, perché nella mia testa suonavano perfettamente. Cantare è stata la mia prima ossessione, e non escludo che sia merito di Bach.

Qual è la musica da cui ti lasci ispirare?

Premessa: gli ascolti influiscono inevitabilmente su come scrivo, ma per me è un punto d’onore dare forma e mantenere uno stile personale, sia nelle melodie che nei testi. Poi, lascio agli ascoltatori l’onere di decidere se ci sono riuscita o meno. Detto questo, da piccola ho ascoltato il pop anni ’90 e primi 2000 fino allo sfinimento, e credo si senta. Con l’adolescenza mi sono tuffata nel passato, sviluppando nuovi amori. Da una parte David Bowie, Simon & Garfunkel e i Beatles, dall’altra il cantautorato italiano: Rimmel di De Gregori, De André, Battiato (altro regalo di mio padre), Battisti. Del nuovo millennio, ho sempre adorato Carmen Consoli (regina indiscussa del mio cuore e delle mie orecchie) e i Baustelle, e più recentemente Lucio Corsi, Zen Circus, Motta. 

Tre parole con cui descriveresti il tuo sound!

Il mio sound è in fase di totale ridefinizione. I miei tre singoli principali verranno presto sostituiti da arrangiamenti nuovi, che definirei notturni, intimi, e folli. Se finora il sound era improntato sul pop, adesso ho deciso di dare molta più importanza alla dimensione riflessiva dei brani, perché è così che nascono. Abbiamo fatto attenzione a non cadere nella “mosceria”, ed è qui che arriva la follia: abbiamo guardato nella direzione degli anni ’70, e abbiamo deciso di fregarcene dei synth e delle regole del nuovo pop cantautorale. 

Qual è la storia del tuo nuovo singolo “Amare male”?

Amare Male è un pezzo autobiografico, molto sentito. Mi piace definirla una ballata adatta a boomer nostalgici e adolescenti disperati, da servire calda in una notte d’inverno. Racconta di un amore finito per mano di un’amante subdola ed infida: l’anoressia. Subdola, perché si impone gradualmente senza farsi notare: quando diventa evidente, è già lì da un pezzo. Infida, perché promette piacere alla sua vittima in cambio della privazione: all’inizio si tratta del cibo, ma l’anoressia trasforma le persone in burattini e le priva di tutto ciò che c’è di bello. Alla fine, spinge a mentire e ad agire per sotterfugi, e quindi ad amare male. Abbiamo raccontato questa storia nel videoclip, che fa luce sul problema dell’anoressia anche tra i ragazzi. 

C’è in programma un album?

Non un album ma un EP, che uscirà nei primi mesi del 2022 e si chiamerà “Alice guarda direttamente la luna” (ma non preoccupatevi, guardo sempre anche i gatti!). Conterrà 5 tracce. Tre (“Alice”, “Vecchi dentro” e “Oleandri”) sono già stati pubblicate come singoli, ma come dicevo saranno completamente rinnovate negli arrangiamenti. Le altre due invece sono inediti, “Alla luna” e “Tutti Fenomeni”. Giuro che non conoscevo l’artista Tutti Fenomeni quando ho scritto il pezzo, anche se ho l’impressione che vogliamo dire cose simili.  “Alla luna”, invece, l’ho scritta per la finale del concorso Non è mica, che sfida i cantautori a scrivere e comporre su tracce di pochi versi di poesia. È un esercizio che trovo molto divertente e che sto continuando a fare anche per brani ancora più futuri. 

Idee per il futuro?

Ecco appunto. Allora, intanto porterò in giro l’EP con la mia Mata Band. I live sono la dimensione fondamentale del progetto Alis Mata, sono partita da lì per ripensare gli arrangiamenti. Nei miei concerti mi piace creare una connessione col pubblico, interagire e mettere alla prova brani nuovi. Tra questi, ce ne sono circa 10 che non fanno parte né dell’EP, né delle tracce pubblicate finora. Magari un giorno diventeranno un album intero.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Intanto grazie di essere arrivati fino a qui, grandi! Scherzi a parte, credo che anche la scena emergente mondo pop e cantautorale stia iniziando a risentire delle dinamiche tipiche della trap, che poi sono il frutto dei social. Millantare fama per attrarre fama. E quindi, se posso spendere due parole le spendo per dire di non credere ai numeri, di non scegliere i propri ascolti in base alle masse, perché ormai i numeri spingono e i numeri si ottengono facilmente pagando. Il mio è un invito all’esplorazione libera da algoritmi. Ci sono delle perle incredibili provenienti da ogni angolo del pianeta, spinte da nessuno e pronte a farvi piangere in una serata nostalgica. Ma sicuramente i vostri lettori, soprattutto se sono arrivati fino a qui, stanno già avanti! 

Alis Mata for Siloud

Instagram: @alismata_todosss/
Facebook@alismatatodos
YouTubeAlis Mata

Credits: PressaCom

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...