InTheMusic: Aligi, interview

Aligi ha trent’anni ed è nato e cresciuto a Milano. Attualmente sta vivendo a Zermatt in Svizzera, dove lavora come Dj resident e direttore artistico di un club e di un hotel. Aligi è il suo vero nome e significa “guerriero valoroso in battaglia”, anche per questo motivo gli piaceva l’idea di usarlo come nome d’arte. Il suo EP d’esordio si intitola “Aligi” e contiene quattro brani scritti, pensati e suonati interamente da lui.

Nome: Aligi
Cognome: Nocerino
In arte: ALIGI
Età: 30
Città: Milano 
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: La mia luce, Il giaguaro, Amore nel deserto, Universo
Album pubblicati: Ep Aligi
Periodo di attività: dal 2021
Genere musicale: Electro-pop
Piattaforme: Spotify, Soundcloud, Apple music, Amazon music, YouTube, Deezer

Chi è Aligi nella vita di tutti i giorni?

Mi chiamo Aligi, ho trent’anni e sono nato e cresciuto a Milano. Attualmente sto vivendo a Zermatt in Svizzera, dove lavoro come Dj resident e direttore artistico di un club e di un hotel.

Perché questo nome d’arte?

Aligi è il mio vero nome e significa “guerriero valoroso in battaglia”. Anche per questo motivo mi piaceva l’idea di usarlo come nome d’arte. Era il protagonista di una storia di D’Annunzio e questo sapore un po’ romantico, mi piace molto.

Come è avvenuto il tuo avvicinamento alla musica e in che modo si è evoluto nel tempo il tuo rapporto con essa? 

Sono cresciuto nel mondo della ristorazione e dei locali grazie ai miei genitori che hanno lavorato in questo settore per più di vent’anni. L’ambientazione da noi scelta era quella “tex-mex”, un incrocio che culturalmente e musicalmente univa il jazz con il blues e il rock’n’ roll.

Ho trascorso innumerevoli serate a fantasticare e correre con l’immaginazione sul dorso di cavalli, tra saloon e cowboy, mentre musicisti diversi ogni sera suonavano e cantavano. È lì probabilmente che il suono della chitarra elettrica mi stregò completamente, portandomi ad imbracciare la mia prima chitarra, già all’età di sette anni. Da li in poi fu solo un crescendo di esperienze e conquiste.

Alternative rock ed elettronica sono i generi che ti vedono attivo in prima persona. Più in generale, però, quali sono le tue influenze?

Come dicevo sopra, il rock è stato il mio imprinting e più precisamente il rock degli anni ‘60 e ‘70. Sono cresciuto ascoltando i Beatles, i Led Zeppelin, i Pink Floyd. Il mio primo concerto è stato quello di Neil Young, all’età di nove anni. Artista dal quale ho imparato effettivamente a suonare la mia prima canzone e che mi ha permesso poi di passare le audizioni della scuola media musicale di “Via Vivaio” a Milano.

Crescendo mi sono sempre più appassionato anche di artisti e band più attuali sempre nella sfera rock-indie-alternative. Dall’età di sedici anni circa ho scoperto invece la musica elettronica. Da li in avanti è stato un percorso molto intenso, fatto di viaggi, di festival, di serate e scoperte di club internazionali con le sue tendenze innovative e diverse da quello che i miei occhi erano abituati a vedere e le mie orecchie a sentire. Sinceramente amo ascoltare musica molto diversa tra loro, ho playlist così differenti, che non saprei proprio definire.

Mi piace molto seguire l’ambientazione circostante, come un regista, cerco sempre di ascoltare musica che possa essere in armonia con la situazione reale che sto vivendo. Che sia l’ingresso trionfale in un aeroporto per un viaggio bellissimo che mi aspetta o una serata di autunno quando le giornate si accorciano, la musica non può essere la stessa. Quindi potrei dire dai Queens of the stone age e Arctic Monkeys, a Jose Gonzalez, Cosmo, Todd terje, Jungle e Neil Frances. Cosi giusto per citare qualche nome.

Hai molta esperienza alle spalle, immaginiamo quindi che ogni momento sia stato fondamentale per definirti come artista. Quali sono stati gli step più importanti nella tua carriera fino ad oggi?

Ci sono sicuramente due aspetti diversi nel percorso di formazione che ho intrapreso nel tempo e che ancora oggi sento di compiere. Il primo è quello dell’aspetto “tecnico”, cioè di quanto l’esperienza fatta nel suonare, nell’ascoltare e nello stare su un palco o dietro una consolle, entri nel tuo corpo e nella tua mente, facendoti fare passi in avanti e acquisendo abilità che con il tempo diventano automatismi. Ed è una parte fondamentale, ma te ne accorgi meno.

Se hai la fortuna di sperimentare, intendo quindi di suonare e metterti alla prova costantemente, lo assimili in modo costante. L’altro aspetto, quello più sottile, più intimo, lo scopri nel tempo, crescendo forse. E cioè, della percezione che hai di te stesso come artista, del percorso che vuoi fare, con chi lo vuoi fare e in che modo. Inizi a sviluppare quindi una tua personale visione estetica (ad esempio quando scegli l’art-work per un nuovo disco), le sonorità, i testi e soprattutto la forza di volontà che ti spinge e ti fa muovere verso mete che non vedi e che a volte smarrisci. Questa parte credo sia quella più difficile, perché non te la insegna nessuno. Tanto più credi in te stesso e nella tua esigenza di voler esprimere quello che senti dentro, tanto più sviluppi un amor proprio, che ti guida verso le scelte migliori. Credo che sia la parte più affascinante e mistica dell’essere un artista, un musicista, o forse in generale della vita stessa. Nel concreto posso sicuramente dire che i due tour passati con la band che avevo (i Revo Fever), fatta di concerti in giro per l’Italia e all’estero, su palchi così diversi tra loro, mi hanno insegnato moltissimo. In seguito, essere Dj resident in un club è sicuramente un’altra grande sfida e prova, che sta rafforzando enormemente il mio carattere e la mia esperienza artistica.

Di recente hai rafforzato parecchio la tua figura artistica e professionale: quali sono i caratteri principali, ad oggi, delle tue produzioni?

Ad un certo punto sono arrivato ad avere un’idea musicale, un progetto che sentivo di voler raccontare. Ho voluto unire tutto quello che raccontato nelle righe qui sopra: il mio amore per la musica live e rock e la scoperta delle sonorità elettroniche e delle ambientazioni notturne dei club.

La sfida però era quella di tenere una struttura “canzone”, con strofa e ritornello, dove la voce potesse guidare l’ascoltatore verso un immaginario, un mondo, che sentivo di voler esprimere.

La parte ritmica e le sonorità volevo si avvicinassero in qualche modo a quelle scelte in alcuni lavori dei “Chemical Brothers” e ad alcune produzioni “house from UK”, dove drum machines e synth bass caldi e insistenti, tengono alto il groove. La struttura melodica però era molto importante, quindi volevo ci fosse una base armonica delineata, quasi pop potrei dire. Mi piace tantissimo unire questo aspetto più scuro della parte strumentale, con quello più sognante e delicato, ottenuto grazie alla voce e alle armonizzazioni dei cori. Un contrasto che mi appassiona da sempre molto. 

Il tuo EP d’esordio si intitola “Aligi” e contiene quattro brani scritti, pensati e suonati interamente da te. Come nasce questo progetto?

La scrittura e la composizione dell’Ep è coincisa con il primo lock-down. Ho riunito le forze, ho scavato dentro me stesso e ho trovato un’energia, una visione di un mondo sonoro e figurativo, che sentivo di dover raccontare e condividere. La primavera stava arrivando e il mio piccolo studio casalingo ne stava ricavando tutti i benefici, essendo nel bel mezzo di un terrazzo affollato da ogni tipo di piante. Mentre intere mattinate si trasformavano in un lampo in tramonti, mi dimenticavo quasi di essere in città e le cose prendevano sempre più forma.

Nel silenzio delle strade e di tutti quei momenti cosi dilatati e sospesi nell’incertezza, mi sono immaginato di correre lontano come un giaguaro, di scappare di notte con un nuovo amico immaginario e di sentire la passione di tutte quelle persone che si amano a distanza, disidratarsi, sgretolarsi.

Mi sono chiesto se mai davvero noi esseri umani saremmo stati nuovamente capaci di ascoltare la terra, che in realtà sapientemente, ci consiglia e sussurra da sempre.  Capire che ogni essere umano ha una luce propria e tutti stiamo vivendo la nostra vita in un solo e grande universo. Queste sono le spinte e le motivazioni più intrinseche che risiedono nel nucleo della produzione del mio nuovo EP. 

Come hai lavorato alla produzione dei vari brani in termini di sound e qual è il filo conduttore tra questi? 

Ho cercato di utilizzare innanzitutto strumenti simili. Ho lavorato con un synth analogico della “Korg” e una drum machine della “Arturia”, per le pre-produzioni specialmente. Quasi tutti i brani però partivano sempre da un’idea musicale scritta con la chitarra e poi trasportata su strumenti come tastiere e sintetizzatori.

Spesso le idee arrivano dirette come temi e riff e il mio lavoro e cercare di trasformarli in musica e dar loro una forma delineata. In quel periodo ricordo che mi piaceva moltissimo lavorare con un suono particolare di synth simile a un “synth brass”, lavorare poi con la sezione filtri dello strumento e incastrare il tutto con parti ritmiche lineari ma ben definite. Mi piaceva trovare riff e melodie che potessero essere semplici in un certo senso, ma che avessero tanta dinamica. Il ritornello che arriva ed esplode, seguendo un equilibrio preciso, che fa respirare il brano. Tutto ciò è per me fondamentale, è la ricerca continua di un balance, dove mi immagino sempre di essere colui che ascolta il brano da fuori. Tutti momenti molto delicati di quando scrivi musica.

Avere una melodia o un’idea musicale non è complicato. Il lavoro vero è l’arrangiamento e quello può avere infinite possibilità. Sta solo a te, capire nel profondo cosa vuoi che quel pezzo ti dia e possa dare a chi ti ascolta. Per questo moltissimi brani si dissolvono e non prendono forma, non hanno abbastanza forza nel proiettarsi verso la fine, verso un’identità futura finita, dove già lo puoi vedere e sentire. In seguito con l’utilizzo della voce, sono riuscito a dare un’uniformità al tutto. Effetti di modulazione simili e armonizzazioni su quasi tutte le parti. Strofe fitte e incalzanti e ritornelli aperti e sognanti, questo era un pò la mia idea, il mio sentire e la direzione che volevo dare al tutto. 

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Sto iniziando a lavorare alla preparazione del live set del disco, con l’idea poi di poterlo suonare in giro, in Italia e magari anche all’estero. Come dicevo prima, al momento sono Dj resident nel club principale di Zermatt, in Svizzera, e lavorerò qui per tutta la stagione invernale.

Naturalmente ho già del nuovo materiale musicale al quale sto lavorando e in primavera vorrei pubblicare forse un nuovo singolo.

Uno dei miei grandi sogni invece, è quello di poter scrivere musica anche per immagini, cortometraggi, ecc. Il mio amore per la natura e per i viaggi, mi spingono sempre di più nel capire quanto sia bello e spiritualmente gratificante, riuscire a creare un rapporto con essi, artistico e perché no, anche lavorativo, immaginando me stesso sempre più in equilibrio tra quello che è il “mondo umano” con tutte le sue attività e iniziative e quello immerso nella natura e nell’aspetto più intimo e profondo che essa racchiude.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Ascoltate l’Ep mentre guidate in macchina, a tutto volume, o mentre andate a correre e vi sentite a ritmo, con voi stessi, con l’universo. Date ascolto al giaguaro che c’è in ognuno di voi, a quella forza, a quell’istinto che ci guida verso il nostro sentire, la nostra strada.

Sentitevi invincibili quando amate qualcuno, senza la paura di cadere e di perdersi. Sognate il deserto e voi che lo attraversate di notte, in alto nel cielo ci sono delle stelle che vi proteggono, non siamo mai soli. Siamo parte di un unico e grande universo, dobbiamo crederci e amare noi stessi, anche in tutti quei momenti difficili che ci metto alla prova.

Spero che queste canzoni possano far venire voglia a chi mi ascolta di ballare, di divertirsi, di fluttuare nella notte come “piccoli principi” sospesi nel tempo, lontano dalle aspettative di altri e dalle limitazioni che il mondo materiale ci impone e sempre più liberi di gioire come quando eravamo bambini, innamorati della vita.

Aligi for Siloud

Sito webwww.aligi.it
Instagram: @aliginocerino
Facebook: @aligiofficial
YouTube: Aligi

Credits: RC Waves

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