InTheMusic: Marat, interview

Marta Lucchesini, in arte Marat, viene da un paesino vicino Roma e ha appena compiuto 26 anni. Cavalca ad un ritmo velocissimo verso i trenta facendo l’assistente e compositrice di colonne sonore e scrivendo le sue canzoni. “Confessioni di un’onda” è il suo nuovo singolo.

Nome: Marta
Cognome: Lucchesini
In arte: Marat
Età: 26
Città: Roma
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Confessioni di un’onda, E quindi voglio cadere, Urgenza particolare, Fiamma, L’uomo delle api
Album pubblicati: Le Facce (EP)
Periodo di attività: dal 2015
Genere musicale: Alternative Pop
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music, ecc.

Chi è Marat nella vita di tutti i giorni?

Sono Marta, vengo da un paesino vicino Roma di nome Mentana, ho appena compiuto 26 anni e cavalco ad un ritmo velocissimo verso i trenta facendo l’assistente e compositrice di colonne sonore e scrivendo (suonando se ce lo permettono) le mie canzoni. Ultimamente suono anche tastiere, chitarre e canto in due bellissimi progetti: Mèsa e l’Avvocato dei Santi.

“Marat” nasce da Marta?

Marat è l’anagramma di Marta, ma è anche il nome di un famoso rivoluzionario francese che tutti ricordiamo morto assassinato in una vasca e con una lettera in mano nel ritratto di David. Inizialmente l’ho scelto perché era un momento in cui tornava di moda scrivere di argomenti sociali ma veniva fatto in modo, a parer mio, così sciatto che questo nome era un’iperbole scherzosa. Col tempo è diventato anche un mio modo di resistere al fatto che tutti, per potersi chiamare cantautori, debbano scrivere e suonare le stesse cose. La mia lotta e la mia rivoluzione banale è che l’arte può e deve assumere qualunque forma, non c’è un’arte che abbia più diritto di esistere di altre.

Hai iniziato a suonare con una band a 14 anni, ma quando hai scoperto la tua passione per la musica?

Io devo tutto questo al fatto che mio padre suona la chitarra classica e fin da piccola ho potuto ascoltarlo suonare e provare io stessa a metterci mano. Devo dire che anche la passione gigantesca che da lì è scaturita ha dato una grossa mano al fatto di diventare poi una musicista. Semplicemente ho sempre voluto che questa fosse la mia strada e non ho mai preso tanto sul serio qualcosa come la musica.

Quali sono i tuoi ascolti principali?

Ho sempre ascoltato un gran mix di tutto, con la caratteristica costante di fissarmi mesi su dei singoli album. Le mie maggiori influenze probabilmente arrivano dagli artisti su cui ho passato più ore che sono i grandi cantautori (più che altro in adolescenza) maggiormente De Andrè, Bersani e Dalla, il rock (Led Zeppelin e Beatles su tutti) e tutta la nuova scuola di cantautori e band con in testa Giovanni Truppi, La Rappresentante di Lista, Dimartino. Però ho degli ascolti fissi che escono un pochino da tutti questi schemi e che sono in Italia ad esempio Alessio Bondì, Cristina Donà, a livello internazionale Bjork, Sylvan Esso, Mac De Marco, Mumford & Sons, Laura Marling. È complicato fare una fotografia, e forse è anche giusto così.

Parlaci del tuo percorso fino ad oggi. Quali sono stati i momenti fondamentali che ti hanno portata ad essere quella che sei oggi?

Mi limiterei al percorso sulla canzone, per una questione di spazio. Sicuramente i concerti sono il punto di partenza di tutto, la scossa più grande e secondo me il senso di fare musica in questo mondo e cioè guardare in faccia chi ti ascolta. Ne ho fatti tipo 120 e sono le sole e uniche medaglie che ho mai intenzione si sfoggiare. Ovviamente il mondo è cambiato insieme a me in questi anni e l’altro momento fondamentale che menzionerò è quando ho capito che io all’industria musicale italiana non chiederò mai niente, perché non sono in grado di soddisfare i requisiti minimi per farne parte probabilmente, e che non mi farò mai più schiacciare dal fatto di non possedere questi requisiti. Quando ho capito, per davvero, e non solo in teoria, che la musica senza industria esiste lo stesso (è solo costosa per chi la fa), sono arrivata ad essere chi sono ora.

Come definiresti il tuo modo di fare musica e su quali aspetti stai lavorando?

Come dicevo prima, il live è la mia dimensione ideale, per questo sto passando un momento non molto bello. Sto cercando di far uscire i frutti di un lavoro durato almeno due anni (di cui sono usciti i primi due singoli), che mi piace molto e che non vedo l’ora di suonare. Poi onestamente sto lavorando molto alle canzoni utilizzate nei lavori audiovisivi, sono già uscite delle mie canzoni nella serie “Il Cacciatore 3”, e presto ci sarà molto di cui parlare anche riguardo quest’aspetto. Senza contare tutta la parte produttiva di cui mi occupo proprio nella musica per immagini.

Confessioni di un’onda” è il tuo nuovo singolo. Come nasce?

L’ho scritto in occasione di un concorso a Roma dove ci chiedevano di scrivere delle canzoni a partire da delle frasi. E la mia canzone d’amore tra l’onda e la spiaggia ha letto molto molto tra le righe della consegna, però ricordo che arrivò prima. Ovviamente nasce da un’esperienza personale però tramutata in favola surreale.

Come è stato prodotto questo brano e qual è la relazione con le tue produzioni passate?

Questo brano, come l’altro che è uscito appena prima (“E quindi voglio cadere”), è stato prodotto a Indigo (Palermo) con il prezioso aiuto di Donato di Trapani e Fabio Rizzo. Non ha praticamente alcuna relazione con le produzioni passate, è tutta una nuova pagina.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?  

Suonare, scrivere musica e non farlo ferma in una città, ma sempre in posti diversi.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Cercate di non ascoltare solo quello che vi arriva dai vostri canali social personali o dalla radio, esiste un mondo di cose se ve le andate a cercare.

Marat for Siloud

Instagram: @marat_lucchesini
Facebook: @maratufficiale

Credits: Conza press

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