InTheMusic: Lorenzo Pucci, interview

Lorenzo Pucci è un ragazzo normale che cerca di fare della musica il proprio lavoro. Ha 28 anni e viene da Roma. La sua musica è un vero e proprio viaggio con in mano un bagaglio musicale eterogeneo. Il suo debut album si intitola “Sono sempre in ritardo”, un lavoro molto intimo, decisamente autobiografico.

Nome: Lorenzo
Cognome: Pucci
In arte: Lorenzo Pucci
Età: 28
Città: Roma
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Al Volo, Vorrei Portarti Lontano, Sono Sempre in Ritardo
Album pubblicati: Sono Sempre in Ritardo
Periodo di attività: dal 2019
Genere musicale: Cantautorato
Piattaforme: Spotify, Amazon Music, YouTube, Apple Music, Tidal

Chi è Lorenzo Pucci nella vita di tutti i giorni?

Un ragazzo normale che cerca di fare della musica il proprio lavoro. Ho 28 anni e vengo da Roma. In questo momento vivo con dei coinquilini e mi alterno tra la vita musicale e la falegnameria, lavoro che svolgo tutte le mattine.

Come hai scelto il nome da utilizzare in ambito artistico?

È il mio nome, non ho voluto usare un nome d’arte per dare un tocco in più di sincerità e di soggettività al progetto.

Quando hai scoperto la musica e quando, invece, questa si è trasformata nel voler diventare un artista? 

La passione per la musica in casa mia c’è sempre stata, mi è stata passata da mio padre che suona il basso elettrico ed è soprattutto un grande fruitore musicale. Sin da piccolo ho studiato e suonato la batteria, strumento che suonava mio zio, e ho scritto canzoni con l’idea di diventare un autore. Poi dopo aver aperto nel 2015 lo studio di registrazione Pyramid Produzioni a Trastevere, grazie ai miei amici e colleghi ho deciso di cominciare a cantare le mie canzoni.

Da quali generi musicali ti lasci ispirare e quali sono gli artisti che più ti influenzano?

Ho sempre avuto un ascolto musicale variegato, cosa che ritengo abbastanza fondamentale per chi vuole intraprendere questo percorso. Come influenze sicuramente ci sono i grandi cantautori italiani come Dalla, De Andrè, Battiato ecc. Per quanto riguarda il lato musicale posso dire di avere come riferimento, oltre ai cantautori già citati, artisti Soul ed Hip Hop ma anche Pop.

Parlaci del tuo percorso fino ad oggi. Quali sono stati gli step fondamentali?

L’album sicuramente è uno di questi, ma devo dire che tirare su uno studio di registrazione mi ha aperto delle strade che tutt’ora sono felice di poter percorrere. Purtroppo, ci sono stati svariati problemi, e ci sono ancora, dovuti a quasi due anni di blocco per molte attività che per noi artisti sono fondamentali. Speriamo migliorino le condizioni.

La tua musica è un vero e proprio viaggio con in mano un bagaglio musicale eterogeneo: questa è la definizione che dai. In cosa si caratterizza il tuo stile?

La cosa a cui tengo di più sono i testi, perché c’è molta intimità in quello che scrivo e spero di riuscire a trasmettere ciò che provo all’ascoltatore. La scrittura armonica parte quasi sempre da me, portata poi all’attenzione di Paolo Casali e Declich, miei amici di infanzia e stretti collaboratori. La produzione invece è un lavoro di fino che metto in pratica con Declich. È un lavoro di squadra e questo poi si ritrova anche nel prodotto finale, studi e ascolti fatti da quando siamo piccoli sono la chiave del progetto.

Il tuo debut album si intitola “Sono sempre in ritardo”. Ce ne parli?

È un lavoro molto intimo, decisamente autobiografico. L’ho chiamato così perché è una frase che mi rispecchia e prende il nome dal singolo più intimo che ho fatto uscire. C’è un filo conduttore che è caratterizzato dal concetto di tempo, il tempo nelle sue forme e dimensioni, affrontato o subìto. L’album è scandito inoltre da quattro intermezzi chiamati con un minutaggio, che rappresenta il ritardo ad un ipotetico appuntamento.

È uscito anche il video del brano “Sono sempre in ritardo”, tratto proprio dall’omonimo debut album. Con questo hai allargato i confini della focus track, trasportando su immagini la scrittura intima, senza filtri e matura che ti caratterizza. Raccontaci qualcosa anche sulle riprese! 

Le riprese sono state divertenti. Ho voluto rendere il tutto ancora più intimo e soggettivo, chiamando a partecipare alcuni dei miei più cari amici. La casa dove abbiamo girato è di Alice, una mia amica di infanzia che ha anche partecipato alle riprese. È stato fatto tutto in famiglia e questo ha reso il video ancora più importante. 

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?  

Sicuramente portare live l’album il più possibile, ritrovandomi ad avere lo scambio personale che si può avere con dei fan o anche con dei nuovi ascoltatori che ti conoscono sul posto. Questa è la cosa che più è mancata in questo interminabile periodo di pandemia e che mi auguro possa ricrearsi a pieno regime il prima possibile.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Di non smettere mai di ascoltare musica, dando spazio al gusto personale ma lasciandosi consigliare. L’apertura mentale nell’arte in generale è un qualcosa di necessario. E poi tornate ai concerti, ce n’è bisogno per tutti.

Lorenzo Pucci for Siloud

Instagram: @_lorenzopucci
Facebook: @lorenzopuccimusic
YouTube: Lorenzo Pucci

Credits: Marco Negro

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