InTheMusic: Margherita Grechi, interview

Margherita Grechi, all’anagrafe e in arte, ha 28 anni, viene da Grosseto ma vive a Milano. Il suo progetto è l’unione del suo lato da dj e del lato cantautrice e musicista. Margherita è cresciuta con le cuffie perennemente nelle orecchie e una grande fame di musica. Il suo primo progetto discografico, “Sad Movida”, è un mix tra sperimentazione musicale di vari generi, intimità e il modo di raccontarla.

Nome: Margherita
Cognome: Grechi
In arteMargherita Grechi
Età: 28
Città: Milano
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Tempesta, DDD, Tornado
Album pubblicati: Sad Movida
Periodo di attività: 2021
Genere musicale: Pop, Indie, Hip-Hop
Piattaforme: Spotify, Apple music, Amazon Music, Tim Music, Tidal

Ciao Margherita, parlaci di te!

Ciao! Sono Margherita Grechi, ho 28 anni, vengo da Grosseto ma vivo a Milano. Mi sono trasferita subito dopo il liceo per studiare Architettura al Politecnico, mi sono laureata e poi è arrivata la domanda da un milione di dollari: “Ma vuoi veramente fare l’Architetto nella vita?” E quindi eccomi qua a fare tutt’altro. In realtà, la passione per la musica mi ha sempre accompagnata, mentre frequentavo l’Università suonavo già qualche strumento da autodidatta e iniziavo a muovere i primi passi su Logic. Nel frattempo per arrotondare il mese avevo iniziato a fare la Dj in un locale vicino centrale. Tutto questo pian piano si è poi trasformato in un vero e proprio lavoro tanto da farmi decidere di metterlo al primo posto, scalando l’Architettura da piano A a piano B. Adesso sono DJ Resident al Rocket Club di Milano, collaboro come DJ con Elodie e ho appena fatto uscire il mio primo EP.

Hai scelto di non utilizzare uno pseudonimo per il tuo percorso artistico: perché questa decisione?

In realtà non c’è un vero e proprio motivo, ci abbiamo pensato quasi fino all’ultimo momento e poi abbiamo optato per questo, ci sembrava la cosa più sensata. Era sempre stata tra le opzioni, insieme a marghe grechi e affini. Non volevamo inventarci un nome da zero, ma tenere il collegamento al mio lavoro da dj. Parlando la lingua del Marketing lo definirei più un re-branding che una nascita di progetto ex novo, proprio per la mia volontà di provare a tenere insieme le due cose, il mio lato da dj e il mio lato cantautrice e musicista. Per me non sono due aspetti che cozzano, anzi è interessante tenerli insieme, credo sia un po’ l’unicità di questo progetto. L’intenzione e un po’ la sfida è quella di essere entrambe le cose insieme, avendo in qualche modo assorbito questa doppia influenza, quella dei cantautori che usano le parole e le note per raccontare una storia e quella dei luoghi dove non c’è voce, non c’è parola, ma c’è solo una cassa ripetitiva e dei bassi che ti spingono a muoverti. Io sono questo mix.

La tua storia con la musica non comincia prestissimo ma anzi, nella vita ti dedichi anche ad altro. Quando hai cominciato a fare musica sul serio?

Sono cresciuta con le cuffie perennemente nelle orecchie e una grande fame di musica. Da piccola per un periodo ho studiato pianoforte, ma all’epoca non era una cosa che mi elettrizzava anzi la vedevo come una cosa un po’ noiosa. Col tempo crescendo ho scoperto invece quanto fossero delle lezioni preziose. La chitarra invece ho iniziato a suonarla da sola, chiesi a mio papà di regalarmi una chitarra acustica e un librino con i diagrammi degli accordi e le diteggiature e piano piano ho imparato suonando le mie canzoni preferite. Mai avrei pensato comunque che ne avrei fatto un lavoro. Pian piano questa ricerca, questa curiosità verso la musica mi ha portato a dei traguardi che mai avrei immaginato. Ho iniziato a fare sul serio come DJ già da qualche anno, da quando sono diventata Resident al Rocket e ho iniziato a collaborare con vari Brand di moda. Invece il mio lato da cantautrice/produttrice è relativamente recente, o meglio lavoravo già da tempo a delle canzoni mie ma mi mancava sempre qualcosa. Recentemente invece siamo riusciti a far quadrare tutto, complice anche l’influenza di Elodie e delle esperienze lavorative fatte con lei che mi hanno fatto scoprire un po’ più nel profondo come funziona questa professione.

Chi sono gli artisti che ispirano la tua musica?

 Io vado molto a momenti, a periodi, riguardo gli ascolti e le cose che mi ispirano. Come dicevo, ho un po’ questa duplice faccia: adoro il cantautorato italiano, specialmente quello degli anni ’60-’70 (ma non solo) e amo anche tutta la scena clubbing, la tech-house l’elettronica alternativa, non so adesso di getto mi viene in mente Jamie xx, Four Tet, Bonobo, Peggy Gou, Jaar e altri. Ho sempre avuto degli ascolti abbastanza trasversali, da piccola ascoltavo Pop e Alternative, passavo da Britney Spears a Avril Lavigne in un attimo. Poi sono passata ad ascolti un po’ più impegnati e di nicchia tipo gli Sparklehorse, Radiohead, The Cure, Velvet Underground, i Placebo, st vincent, i portishead. Fino ad arrivare appunto al mondo del Clubbing e della musica Elettronica, Techno e House, che suono ai miei DJ Set. Paradossalmente l’influenza del cantautorato italiano è forse quella più recente adoro Gino Paoli, Ornella Vanoni, Mina, Loredana Bertè, Lucio Dalla, De Andrè ma anche per esempio gli Afterhours, i Verdena o Vasco Rossi. In ogni caso tutti i miei lavori (che si tratti di DJ-Set o canzoni) sono sempre il risultato di un mix strano di cose diverse tra loro. E’ sempre un buon esperimento, secondo me, quello di associare gli opposti, delle cose apparentemente diversissime e vedere che succede, cosa viene fuori. In generale direi che le mie influenze principali sono la cultura pop alternativa urban, l’atmosfera scura dei Club e l’emotività del cantautorato italiano, perchè in fondo sono una romanticona.

Molte sono le collaborazioni di cui puoi vantarti: qual è quella che ti ha maggiormente segnato?

Sono state tante e davvero diverse tra loro. Sicuramente l’esperienza di lavoro con Elodie è stata quella che mi ha dato più strumenti di crescita sia sul lato professionale ma anche sul lato personale.Venivo da un momento bruttino, ero un po’ in down e il suo carattere energetico mi ha davvero travolto e dato una sveglia. Questa cosa qua è stata davvero preziosa. In poco più di un anno mi sono ritrovata una persona nuova davvero, sia professionalmente, per tutte le esperienze di lavoro importanti che abbiamo fatto insieme, ma anche proprio di carattere.

Il tuo primo progetto discografico, “Sad Movida”, è un mix tra sperimentazione musicale di vari generi, intimità e il modo di raccontarla. Com’è nato?

Per me scrivere è stata una necessità, più che una scelta razionale. Mi sono ritrovata con un sacco di fogli pieni di parole, tantissime note sul telefono e quindi ho deciso di mettere tutto insieme e cercare di dargli un senso. In generale è stato un percorso bellissimo e liberatorio. lo volevo fare da molto tempo ma non avevo mai trovato il momento giusto, l’allineamento dei pianeti. La verità è che mi era sempre mancato il tempo perchè far uscire un disco sembra una cosa relativamente semplice ma non lo è affatto. Devi iniziare a scrivere, che è un po’ come aprirsi una cerniera nel petto e guardare dentro sperando di tirare fuori qualcosa di sensato, devi studiare, star dietro a cento mila cose e cercare tutte le figure professionali di cui avrai bisogno, l’ufficio stampa, l’editore, la distribuzione, l’adv, ecc ecc. Poi in tutto questo processo si è sempre e costantemente pervasi da dubbi. Cercare di sintetizzare i tuoi ultimi anni in poche parole, spremerne l’essenza, metterle in rima, metterle a ritmo della tua musica e sperare di essere istantaneamente soddisfatto del risultato è impossibile, anzi molto probabilmente lo odierai e all’inizio ti sembrerà una cosa stupida. Però poi arriva un momento in cui tutto più o meno quadra e devi sputarlo fuori. Anche perchè stare al passo con le proprie aspettative è estenuante, non si è mai contenti e arriva il momento in cui devi mettere un punto altrimenti il rischio è quello di impazzire. Quindi mi sono chiusa in studio con Alessio Buongiorno e Davide Foti, due produttori bravissimi, abbiamo raccolto tutto quello che ci sembrava sensato, gli abbiamo dato una forma, un suono e abbiamo intitolato il tutto Sad Movida, un disco di notturni contemporanei uscito il 27 Gennaio con Believe.

A chi dedichi questo album?

A tutte le persone che mi hanno spronata e aiutata a idearlo, dargli un’anima e farlo camminare. In primis a Davide Foti e Alessio Buongiorno che sono i miei due produttori e senza di loro il disco non esisterebbe proprio. Sono stati bravissimi e son riusciti a sbloccarmi mentalmente, devo ringraziarli molto. Poi lo dedico ad Arianna Puccio di Studio Cemento, la mia Art Director geniale con cui abbiamo studiato tutta la parte di immagine del progetto e non solo. A Daniele Piccoli e Federico Maccarrone di Believe, professionalissimi A&R e dotati di una pazienza fuori dal comune. Last but not least lo dedico a tutti i ragazzi che hanno lavorato al progetto come ufficio stampa, adv, stylist, fotografi, grafici e videomaker.

Quali sono i prossimi appuntamenti live in cui possiamo sperare di sentirti dal vivo?

Con tutte le restrizioni e questo clima un po’ precario per i concerti per adesso abbiamo fissato solo una data che sarà all’Arci Bellezza il 9 Marzo.

Altri progetti futuri?

Per adesso siamo a lavoro sulla promozione del disco e sul cercare di portarlo live. Però non nascondo che comunque non riusciamo a starcene troppo lontani dallo studio e siamo già a lavoro su alcuni pezzi nuovi e su alcune collaborazioni interessanti.

Cè qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Cari lettori, ascoltate Sad Movida 🙂

Margherita Grechi for Siloud

Instagram: @margheritagrc
Facebook: @grechimarghe
YouTube: Margherita Grechi

Credits per immagini: Carlo Gerli, Andrea Venturini.
Credits: Conza Press

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