InTheMusic: Francesco Anselmo, interview

Francesco Anselmo viene da un paesino in provincia di Palermo, ma per seguire il suo sogno di fare musica si è trasferito a Roma. La sua passione nasce all’età di 6 anni, quando gli fu regalata la prima chitarra. Ha scritto molte canzoni e composto due album. “Pluriball” è il risultato di un grande lavoro per il quale ha ricercato tantissimo sia in materia di suono che in relazione al linguaggio utilizzato nei testi delle canzoni.

Nome: Francesco 
Cognome: Anselmo
In arte: Francesco Anselmo
Età: 30
Città: Polizzi Generosa (PA); Roma
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Tre punte, Salmone noir, Lo dici veramente, Pluriball, Arredamenti, Satelliti di condominio
Album pubblicati: Il gioco della sorte, Pluriball
Periodo di attività: dal 2015
Genere musicale: Pop d’autore
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music, ecc
Foto di Matteo Casilli

Chi è Francesco Anselmo quando non fa il cantautore?

Vengo da Polizzi Generosa, un paesino di 3000 abitanti in provincia di Palermo. Sono molto legato alle mie origini, ma per seguire ed assecondare la mia voglia di fare musica mi sono trasferito a Roma nel 2016 per frequentare il Biennio di Officina Pasolini e dopo averlo concluso ho deciso di rimanere. 

Non hai voluto un nome d’arte, perché?

Credo che il mio nome e cognome, come da registro anagrafe, sia già musicale di suo.

Inizi a suonare la chitarra all’età di 6 anni e a scrivere le prime canzoni a 13 anni, realizzando per gioco un “disco-ricordo” intitolato “La Storia Infinita”. Come ti sei avvicinato a questo strumento e perché hai cominciato con la musica?

Inizio a 6 anni per via di un regalo: una piccola chitarra 3/4 regalatami dai miei genitori. Da quel momento non ho mai smesso di circondarmi di musica. Ricordo che a 7 anni ho fatto la mia prima esibizione in pubblico, un saggio musicale, cantando “Sapore di sale” voce e chitarra. Questo aneddoto in un certo senso credo che abbia segnato la mia strada; a 13 anni poi ho scritto le mie primissime “canzoni” (più che altro erano pensieri di un ragazzino messi in musica) e non ho più smesso di farlo. Ho sempre studiato musica e continuo a farlo, credo sia fondamentale e nello stesso tempo alimenta l’atto creativo in sé.

La tua è una musica cantautorale pensata e studiata, a chi si ispira?

La mia musica è il risultato degli ascolti che ho fatto e che continuo a fare. Ci sono artisti che rappresentano per me delle icone, come Franco Battiato che ascolto sempre e che incredibilmente continua ad essere una scoperta; tutta la canzone d’autore italiana in qualche modo ha influenzato la mia musica, tuttavia penso che l’atto creativo sia così misterioso che risulta difficile indicare quale artista o quale brano abbiano influenzato un momento specifico. La verità è che ascolto tantissima musica anche non italiana ed è sempre bellissimo scoprire sonorità diverse e mondi nuovi. Prima di entrare in studio per registrare questo disco, ad esempio, venivo da un periodo di “full immersion” di questa band belga che si chiama Balthazar e che ho apprezzato tantissimo.

Nel 2012 fondi l’orchestra Treis Akira, poi frequenti l’Officina Pasolini, vinci il Festival della Canzone Popolare D’Autore e continui con altre tante esperienze: quali ricordi con più piacere?

Sono tutte esperienze che ricordo con estremo piacere. Il ricordo più forte, anche emotivamente, però rimane la notizia della candidatura in cinquina alle Targhe Tenco 2018 per il mio album “Il gioco della sorte”, nella categoria “Miglior opera prima dell’anno”.  Quello è stato un momento davvero importante e molto bello per me.

“Pluriball” è il tuo nuovo album in uscita il 21 gennaio. Si tratta del suo secondo disco, come è nato?

Questo disco è stato concepito e scritto negli ultimi due anni. È il risultato di un grande lavoro per il quale ho ricercato tantissimo sia in materia di suono che in relazione al linguaggio utilizzato nei testi delle canzoni. Volevo fare il possibile per rivolgermi alla mia generazione e ho cercato di farlo con quanta più naturalezza possibile. Sono molto felice di come è stato realizzato e spero che il messaggio arrivi forte come lo è per me.

Scrittura fesca, consapevole ed attuale, qual è il filo conduttore di tutti i brani?

Il filo conduttore è l’incertezza che caratterizza la mia generazione. Sono un figlio degli anni ’90 e la mia è la generazione di mezzo, quella che “naviga a vista”. Eppure possiede un’arma molto forte: la duttilità. Abbiamo la fortuna di avere un grande spirito di adattamento e tanto dinamismo; questa reattività è la chiave positiva dell’intero album.

Tra tutti i brani, ne hai uno preferito?

È una domanda molto difficile, ma credo che il mio brano preferito sia “Arredamenti”.

Cosa progetti per il futuro?

Visto che questi ultimi due anni ci hanno fatto apprezzare e riscoprire la semplicità delle cose, spero semplicemente di poter tornare a fare concerti come prima e di potere raccontare questo disco dal vivo, in totale normalità.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Una delle canzoni del disco, “Equilibrio verticale”, evidenzia quanto sia importante per ognuno di noi cercare la curiosità, auguro dunque a tutti tanta curiosità. 


Francesco Anselmo for Siloud

Instagram: @anselmonet
Facebook: @francescoanselmomusic
YouTube: @FrancescoAnselmoYouTube

Credits: Big Time

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