InTheMusic: I Botanici, interview

I Botanici hanno iniziato il loro percorso nella musica nel 2015 con una formazione diversa, ma anche con ambizioni diverse. Hanno iniziato come un gruppo di amici che condividevano la voglia di fare musica. Dopo sette anni, sono gli stessi amici con cui si è condiviso letteralmente tutto. “Grandina” è il loro nuovo singolo che parla di quei momenti o, più nello specifico, di quella fase della vita in cui ci sentiamo incapaci di poter agire.

Band: I Botanici
Componenti: Antonio Del Donno, Gaspare Maria Vitiello, Gianmarco Ciani, Stefano Titomanlio
Età: 30
Città: Benevento, Bologna
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Grandina, Nottata, Fantastico!, Mattone, Camomilla
Album pubblicati: Solstizio, Kirigami
Periodo di attività: dal 2015
Genere musicale: Alternative, Post Hardcore, Rock
Piattaforme: Spotify, Apple Music, Amazon Music, Tim Music, Tidal

A distanza di mesi dalla nostra ultima chiacchierata, avete ampliato il vostro collettivo con un altro componente. Quindi, chi sono i Botanici nel 2022?

Ciao! Sì, sulla carta siamo diventati 4, ma chi ci conosce bene sa che dal 2018 non siamo mai cambiati davvero. Sui palchi, infatti, siamo sempre stati in 4 e con la formazione attuale abbiamo già alle spalle molti concerti e un tour.  

Stefano (basso) cosa ha portato di nuovo nella band?

 Con Stefano abbiamo trovato una stabilità nuova, una voglia continua di mettersi alla prova, oltre che un valido musicista. È un amico che ci ha tenuto a galla in un momento difficile per la band.

Per fare un recap: ricapitolateci come vi siete formati come band, cosa vi tiene uniti e quali sono stati i momenti più importanti del vostro percorso fino ad oggi!

Abbiamo iniziato nel 2015 con una formazione diversa, ma anche con ambizioni diverse. Abbiamo iniziato come un gruppo di amici che condividevano la voglia di fare musica. Dopo sette anni, siamo gli stessi amici con cui si è condiviso letteralmente tutto.  

Poco più di un anno fa è uscito il vostro Ep “Kirigami”, in cui i cinque brani proposti sono tutti accompagnati da altri artisti, vicini ma al tempo stesso lontani dal vostro mondo. C’è qualcosa che vi ha arricchito maggiormente da queste collaborazioni?

In “Kirigami” c’erano dei brani a cui tenevamo molto e che ci siamo accorti non essere stati troppo valorizzati dal disco stesso. Abbiamo deciso quindi di reinventarli con tre collaborazioni. Maggio e Tanca, Giorgieness e Le Endrigo sono stati gli artisti con cui abbiamo collaborato, ma per questo progetto abbiamo potuto incontrare di persona solo Giorgia, qualche settimana prima della pandemia, proprio per via dell’emergenza sanitaria. Con gli altri è stato un susseguirsi di mail, di idee e di progetti audio.

“Grandina” è il vostro nuovo brano. Come nasce e come è stato prodotto?

“Grandina” parla di quei momenti o, più nello specifico, di quella fase della vita in cui ci sentiamo incapaci di poter agire. Ci sembra tutto sbagliato, non arrivano segnali di cambiamento, la quotidianità è lo stallo più totale. Musicalmente il brano nasce circa due anni fa, le parole arrivano qualche mese dopo. Infine, siamo entrati in studio per arrangiare il tutto. È un brano abbastanza genuino, che non ha mai visto grossi stravolgimenti di produzione.

Quali fattori vi hanno fortemente ispirato in questo nuovo capitolo della band?

Questo lungo stop ha fatto in modo che le nostre identità musicali si evolvessero. Inutile dire che lo status di lockdown ha particolarmente influenzato le nostre visioni. In questo caso bisogna quasi riconoscergli la possibilità che ci ha dato di guardarci dentro.

“Capotasto” è un brano che personalmente abbiamo visto come spartiacque delle due facce della band. Da un lato ci sono i potenti riff di chitarra e pattern di batteria, mentre in tale brano si ha una strutturale musicale molto più acustica. Assisteremo ancora a questo dualismo musicale nei vostri brani?

Sicuramente sì! Questo perché abbiamo deciso di dare spazio ad una produzione ‘sincera’, dove non ci sono limiti dettati dalle definizioni di genere o dagli stereotipi dei generi stessi. “Capotasto”, del resto, originariamente faceva parte del disco precedente, era un brano nato in quello stesso momento e per quello stesso progetto discografico. Ne è rimasto fuori esclusivamente per questioni promozionali.  

In cosa si caratterizza il vostro sound attuale e su quali aspetti delle vostre produzioni vi state soffermando?

Come detto precedentemente stiamo scrivendo in modo molto ‘sincero’. Scriviamo e suoniamo quello che ci piace, le influenze sono tantissime e proviamo a sfruttarle tutte. Come sempre, c’è molto dei nostri ascolti presenti e passati. In molti nuovi arrangiamenti abbiamo inserito qualche elemento “diverso”.

Avete rilasciato molta nuova musica nell’ultimo periodo. Cosa vi ha ispirato maggiormente e cosa ci dobbiamo aspettare dai prossimi progetti firmati I Botanici?

Aspettatevi un disco molto variegato, quello sicuramente.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Ai vostri lettori diciamo: Sì Loud, No Soft!

I Botanici for Siloud

Instagram: @ibotaniciband
Facebook: @ibotaniciband

Intervista di Mario Castaldo

Credits foto: Carmine Musella (@icecarmine)
Credits: Garrincha Dischi

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